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    Home»Chiesa e Diocesi»Ruviano. Don Antonio, 93 anni, parroco instancabile
    Chiesa e Diocesi Primo Piano

    Ruviano. Don Antonio, 93 anni, parroco instancabile

    Grazia Biasi10 Febbraio 2026Nessun commento

    Mi accoglie in sagrestia facendomi un cenno con la mano mentre continua a parlare al telefono. La sua conversazione è viva e necessita di soluzioni immediate; dall’altra parte una voce di donna, una catechista che insieme ai ragazzi della parrocchia sta organizzando la raccolta di beni alimentari nei supermercati della zona da destinare ai più poveri. L’urgenza è quella di pianificare al meglio luogo, orari, e garantire la partecipazione dei più piccoli.

    “È suor Rosa”, mi dice riponendo lo smartphone in tasca. “Ci dà una mano in parrocchia. I ragazzi vanno educati alla carità; dobbiamo aver cura di loro e dare il buon esempio”. Poche parole ma sufficienti a farmi capire che qui si lavora senza tentennamenti. Tutto normale se non fosse per l’età del mio interlocutore e per il carico di impegno quotidiano. Il video.

    Lui è don Antonio Chichierchia, 93 anni (compirà 94 a luglio), alla guida della parrocchia di San Leone Magno a Ruviano, piccolo paese delle colline caiatine noto per essere diventato in provincia di Caserta un dei pochi centri in cui restyling urbano, iniziative culturali e servizi fungono da motore e centro attrattore per un piccolo turismo di passaggio e come speranza per la popolazione locale. Nel frattempo resiste una solida economia rurale fondata sul lavoro della terra, sulla massiccia presenza di uliveti e vigneti; e dal restauro di vecchi casolari nascono eccellenti locali di ristorazione. In totale 1.640 abitanti inclusi quelli della vicina frazione di Alvignanello bagnata dal corso del Volturno che in questa area si allarga e diventa suggestivo come in pochi altri posti.

     “Come fosse il primo giorno da prete”
    L’anziano sacerdote è qui dal 2016, convocato d’urgenza dall’allora vescovo di Alife-Caiazzo Mons. Valentino Di Cerbo: “Doveva essere per pochi mesi, perciò accettai. Ma a quanto pare è andata diversamente”, spiega lui sorridendo, compiaciuto di poter continuare a servire il Vangelo nonostante l’età. Ammette che non si aspettava da se stesso un simile risultato, non pensava di reggere i ritmi quotidiani o di tornare a fare il catechista. Eppure è andata così. Si era congedato dalla guida della Concattedrale di Caiazzo, sua paese natale, dopo 50 anni di servizio nella locale comunità; ne era diventato parroco nel 1965 vincendo un concorso – come si faceva un tempo – e qui è rimasto fino al 2015 assumendo negli anni ulteriori incarichi e responsabilità a livello diocesano, sia nella ex Diocesi di Caiazzo che in quella di Alife-Caiazzo istituita nel 1986 accanto ai vescovi che si sono succeduti.

    “Mi sento giovane, come fossi stato appena ordinato prete”. Una forza interiore, una luce che lo sospingono ogni giorno in avanti, in missione nella piccola comunità di Ruviano, dove “nonostante ci si conosca tutti, nonostante siamo in pochi, non mancano casi di solitudine, di povertà; e ancor di più da quando si sono stabilite sul posto famiglie di origine straniera”. Il video.

    Fino ad un paio di anni fa arrivava in parrocchia a bordo della sua auto e con essa si spostava a seconda delle esigenze soprattutto nella vasta campagna che circonda il paese; oggi la famiglia gli garantisce il trasporto tra Caiazzo – dove continua a vivere – e Ruviano ma i ritmi rimangono invariati. Sveglia all’alba; un cestino da riempire con il pranzo del giorno e poi si va. Sul posto, per facilitarlo negli spostamenti ci sono alcuni collaboratori parrocchiali. “C’è da portare l’Eucaristia agli ammalati, ma non solo il primo venerdì”, sottolinea chiarendo che certe solitudini – quelle più forti – vanno seguite, vanno curate in modo particolare.

     Quei preti che fanno del bene a tutti 
    Don Antonio è uno dei 28.300 sacerdoti in attività in Italia distribuiti nelle 227 Diocesi. Il suo esserci e quello dei confratelli diocesani o dell’intero Paese – dai villaggi in quota alle più piccole isole – non è una corsa in solitaria e neppure vuole esserlo, ma un servizio che si realizza nella comunione con bambini, adulti, anziani, giovani, disabili, nel rapporto con le autorità civili. È una presenza che si caratterizza per uno stile ben preciso: il dono di se stessi per il Vangelo, per portare tra le strade e le case non la propria persona ma il Vangelo di Cristo. E per tutti loro la Chiesa chiede il sostegno di tutti, per continuare l’infaticabile missione, nel silenzio e nella continuità. Per approfondire clicca qui.

    L’anziano sacerdote si sofferma a lungo sull’identità del sacerdote, su chi essere tra la gente e senza troppe parole spiega: “i ragazzi, i bambini, la gente, il popolo, vogliono vedere nel sacerdote colui che vive la vita di Cristo; questo dobbiamo sforzarci di essere per aiutare la gente a comprendere il valore del dono, della preghiera, del sacrificio, dell’offerta di se stessi, della fraternità”. Altrettanta preghiera chiedono loro a sostegno di una missione che lungo il cammino mostra anche i segni della fragilità e della fatica.

     La preghiera contro il rischio di farne un mestiere 
    Mentre don Antonio continua a raccontarmi l’identità del sacerdote “la preghiera deve accompagnare ogni decisione, ogni progetto anche nel suo svolgersi, altrimenti è un fallimento; altrimenti si rischia di fare un mestiere” ripete, in sagrestia si affaccia una donna con due grosse borse tra le mani: “Sono per la famiglia di indiani di cui avete chiesto”; lui con garbo, sorridendole replica: “lascia qui perché stanno per venire a prenderle”. C’è un’altra persona che si affaccia sulla porta: sbircia, capisce che il parroco è impegnato, si allontana ma non troppo; è chiaro che ha necessità di parlare con lui.

    Ma don Antonio continua il racconto di una vita: il suo concorso per diventare parroco nella Cattedrale di Caiazzo; la fatica di introdurre il popolo alle novità del Vaticano II: “quanto lavoro per mettere insieme le persone fino ad arrivare ad una comunità partecipante!”; le iniziative con i giovani della parrocchia di cui ricorda in modo nitido la condivisione durante i tridui pasquali; la nascita della radio parrocchiale; l’impegno con i laici di Azione Cattolica di cui è stato anche assistente diocesano. Rapidamente arriva all’oggi.

    “Lo vedi questo?”, mi indica un quaderno dalla copertina rigida e scura su cui è chiara l’intestazione appiccicata con foglio e scotch: “Stiamo organizzando ‘la Piccola biblioteca volante’ per le persone della comunità”. Quello che mi ha mostrato è il registro di questo nuovo servizio parrocchiale. “A chi viene per parlarmi, per confessare i propri peccati, a chi mi pone domande cerco sempre di dare qualche risposta secondo il Vangelo, qualche buon consiglio, ma soprattutto suggerisco uno dei libri che abbiamo a disposizione perché il confronto sia più aperto possibile e sia con i giganti della fede”. La Biblioteca raccoglie gli scritti degli ultimi Papi, ma anche storie di Santi. “Tutti devono poter approfondire, poi restituire, spiego io, perché anche altri siano destinatari di altrettanta grazia”.  Parole pacate le sue, lente, meditate come di chi non ha fretta: tutto è vissuto con normalità ma senza banalità; tutto è normale ma ogni iniziativa si fa speciale attraverso le espressioni e i gesti di un uomo che potrebbe decidere, anche subito, di smettere. Ma lui avverte la necessità di dare voce e gambe al Vangelo, di trasmettere la bellezza dell’incontro con Cristo attraverso i sacramenti e le relazioni.

     Al passo coi tempi 
    È attento ai tempi, osservatore critico della realtà. “Quanta violenza tra i più giovani!” Esclama addolorato ma non rassegnato, “ecco perché c’è sempre più urgenza di dare il buon esempio”. Il video.
    Aggiunge sorridendo, svelando un pizzico di orgoglio: “Vuoi sapere cosa mi sono inventato qualche mese fa? I ragazzi del gruppo liturgico mi hanno chiesto di approfondire la figura di San Carlo Acutis attraverso la visione di un film. Abbiamo visto, lo abbiamo commentato e poi è nata l’idea di dedicare un sabato al mese alla visione di un film sulla vita dei santi attraverso un incontro che sostituisca il consueto appuntamento di catechismo”. E incalza: “Ma per tutti! Per genitori e figli… E non quei film di una volta; certo che no! Mi sono messo in contatto con case editrici e di distribuzione per avere pellicole fresche che parlino il linguaggio dei nostri ragazzi. Tutti insieme guardiamo, commentiamo, e scopriamo che la santità non è cosa solo per pochi”. “Tutti, sacerdoti, educatori, scuola, abbiamo il dovere insieme di far crescere i ragazzi in amicizia, al rispetto reciproco”.

    Non commento più. Gli dico che mi basta, che ho materiale in abbondanza per poter raccontare. Lui testardamente e con voce flebile aggiunge: “ma ce ne sarebbero ancora di cose da dire…”.

    Sono trascorsi 10 anni dall’appello a tornare in parrocchia; il vescovo Mons. Giacomo Cirulli, alla guida della Diocesi di Alife-Caiazzo dal 2021, ha visitato più volte la parrocchia di San Leone Magno a Ruviano e negli occhi di don Antonio continua a trovare la gioia di un servitore appassionato del Vangelo.

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