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    Home»Attualità»Da Piedimonte Matese alla Svezia, vice capo di una clinica per animali: la sfida di Ilaria Occhibove
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    Da Piedimonte Matese alla Svezia, vice capo di una clinica per animali: la sfida di Ilaria Occhibove

    Redazione13 Febbraio 2026Nessun commento

    di Guglielmo Ferrazzano

    C’è un po’ di Piedimonte Matese nella Doctrivet Smådjursklinik, infatti, aprendo la pagina Facebook della clinica per animali, appare una targa in ceramica che ha viaggiato per più di 2mila chilometri, e commissionata a una maestra ceramista locale.
    La storia di Ilaria sottolinea tre aspetti interessanti: il senso di abbandono post studi universitari dove c’è un approccio ancora troppo teorico; la difficoltà ad affermarsi come liberi professionisti in un mercato fatto di tante scorrettezze, e la possibilità di costruirsi una carriera con le proprie forze, altrove.

    Come ti presenteresti a chi non ti conosce?
    Sono Ilaria Occhibove, nata e cresciuta a Piedimonte Matese, tra i bellissimi e sicuri anni 80′ e 90′. Tutto allora sembrava facile e lineare, ogni desiderio e speranza era a distanza di un soffio. La mia famiglia è sempre stata presente nella mia vita; consigli, aiuti e guida non sono mai mancati.

    Cosa ti ha spinto a preparare le valige e partire?
    Sono partita all’inizio del 2016, il mio desiderio di esplorare, di andare a vedere cosa c’era più in là è sempre stato vivo in me. Il sapere di avere un punto di partenza così forte e amorevole forse è anche ciò che mi ha dato il coraggio e la spinta. Partire sapendo di avere un porto sicuro dietro di sé aiuta.

    Al momento sei la prima “Veterinaria all’estero” di questa rubrica!
    Mi sono laureata in medicina veterinaria nel 2009 a Napoli, ho frequentato a pagamento per i successivi 3 anni la Scuola di specializzazione in malattie infettive, ho fatto corsi vari pagati ovviamente a mie spese (obbligatori in Italia).
    Non so perché ma ho sempre saputo che avrei dovuto fare il veterinario sin da bambina.

    Inizio a fiutare un po’ di delusione…
    Gli anni universitari sono stati pesanti, Napoli non mi ha dato un’esperienza comunitaria di studenti felici e motivati. La Facoltà di Veterinaria purtroppo è isolata da tutte le altre, non si può chiamare, almeno dal mio punto di vista, una città per studenti, ti senti sempre un piccolo niente in un ambiente ostile fatto di adulti estranei.
    Ho studiato con interesse e avidità tutto ciò che mi veniva offerto, molta moltissima teoria, ma assolutamente nessuna pratica. Alla laurea l’università mi ha letteralmente lasciato con un grande sapere nella testa ma con le mani assolutamente vuote di esperienza. Nessuna informazione sul futuro, di cosa sarebbe successo una volta terminati gli studi.

    Un problema tutto nostrano, quello dell’eccesso di teoria! E poi?
    Diventare libero professionista immediatamente dopo la laurea è stata una scelta obbligata ma devo dire sbagliata. Dopo la laurea la scelta si limita tra il diventare liberi professionisti per poter lavorare da soli (e chi è pronto immediatamente dopo la laurea?), o tentare di fare milioni di concorsi sperando di entrare nel pubblico (quei rari concorsi di 1 posto per 3000 concorrenti ognuno dei quali ha un minino di 2 scuole di specializzazione alle spalle e molti anni di servizio) o trovare qualcuno abbastanza ricco che abbia la possibilità di assumerti.

    E come ti sei regolata?
    Dopo tanti anni mi sono sentita stretta, soffocata dalla quantità di soldi da dove pagare per poter essere un libero professionista e dalla necessità di chiedere aiuto ai miei genitori per pagare la mia futura pensione. Quando mi sarei sentita realizzata veramente e indipendente? Andava tutto troppo a rilento. Troppi veterinari in Italia, troppi professionisti che giocano al ribasso pur di poter avere clienti. È un mercato duro. Ti senti sempre giudicato e mai abbastanza. Grazie a Dio ho avuto la fortuna di incontrare e lavorare con 2 colleghi davvero meravigliosi in Italia che mi hanno insegnato tanto.

    Quali le differenze palpabili tra Italia e Svezia?
    Ora che ho vissuto e lavorato in Svezia per 10 anni ho potuto constatare le differenze: l’università è gratuita, gli studenti devono pagarsi soltanto vitto, alloggio e i libri.
    È vero che ci sono alloggi per gli studenti ma sono difficili da ottenere infatti il numero degli studenti è assolutamente inferiore al nostro: c’è solo una facoltà di veterinaria in tutta la Svezia. Gli studenti fanno una bella vita sociale e comunitaria in ambiente sicuro tra altri studenti.

    E il mercato del lavoro?
    Appena usciti dall’università si tuffano direttamente nel mercato del lavoro dove si è assunti a tempo determinato e poi indeterminato sia nel pubblico che nel privato, non ci sono i concorsi.
    Qui non devi necessariamente essere un libero professionista annegato nelle tasse.
    Hai il tempo di crescere, vieni pagato per imparare e lavorare sul campo. Non sei obbligato a pagare la quota per appartenere ad un Ordine professionale per poter lavorare.

    Com’è stato il tuo avanzamento professionale?
    Sono diventata vice capo della clinica dove lavoro nel giro di 5 anni. Sono stata apprezzata per la dedizione al lavoro e la varietà delle mie conoscenze. Qui in clinica ho insegnato a molti giovani colleghi appena usciti dell’università cosa significa lavorare bene, la dignità e le responsabilità di un veterinario.

    Con lo svedese?
    Appena arrivata in Svezia sono stata a scuola di svedese per 6 mesi e ora al lavoro parlo svedese, inglese e a volte italiano. Trovo sempre delizioso incontrare italiani qui tra i miei clienti, cerco sempre di aiutare e condividere tutte le mie informazioni.

    Sei stata accolta a braccia aperte o hai incontrato resistenze?
    La Svezia è stata accogliente con me, dura all’inizio perché non sai come orientarti ma per fortuna ho sempre incontrato persone care che mi hanno aiutata. Con tenacia ho continuato e ora mi sento realizzata. Ho un compagno e una casa tutta mia.

     Cosa ti piace di più nel vivere lì dove sei?
    Ilgrande rispetto per la natura e la dedizione al benessere animale, interessi che ovviamente già possedevo grazie alla mia famiglia.
    Tornare a casa e incontrare per strada cerbiatti, daini, alci, lepri e volpi è surreale e fantastico.
    Io sono sempre stata fiera di essere italiana e ho sempre dato un “sapore” di casa a tutte le cose che faccio. Tutti i miei clienti/pazienti sanno almeno una parola di italiano ora! Ho incontrato tante persone di tutte le nazionalità e ciò mi ha arricchito moltissimo.

    Cosa ti manca del tuo Paese di origine?
    La bellezza dell’Italia è incomparabile ma noi come italiani non ci sappiamo valutare e non ci sappiamo proporre. Siamo trascurati e “sciattoni” a casa nostra, lasciamo andare avanti le cose come sono sempre state, forse siamo solo pigri o spaventati dalla montagna di cose da dover fare per poter migliorare.
    Cosa mi manca dell’Italia? La lunghezza delle sere d’estate, la mia famiglia, l’odore del mare, i sapori di casa, la storia di ogni angolo di strada ed edificio, la bellezza di uscire la sera trovare gente che conosci da una vita. Qui in Svezia non c’è l’abitudine di uscire di sera penso più che altro per via del freddo. L’estate però è meravigliosa anche se breve.

    Se fossi in grado di trasferire dei pregi svedesi in Italia, quali sarebbero?
    Ci sono milioni di cose che vorrei cambiare sia qui in Svezia che in Italia. L’unione dei due mondi potrebbe creare un mondo perfetto.
    Potrei parlarne all’infinito. Non so dove spenderò il mio futuro, continuerò a fare il mio dovere di cittadino e di umano come mi è stato insegnato e chissà dove tutto ciò mi porterà.

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