
Martedì 24 marzo, giorno in cui la Chiesa ricorda i Missionari Martiri, le Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca si danno appuntamento a Piedimonte Matese per un momento di preghiera e di testimonianza con il vescovo Giacomo Cirulli, organizzato dagli Uffici missionari delle tre Chiese.
Gente di Primavera il tema che quest’anno accompagna la riflessione sulla vita di uomini e donne spesa per il Vangelo fino ai confini del mondo, per portare dignità, istruzione, lavoro, formazione a fratelli e sorelle lontani, bambini e orfani, mogli e vedove, anziani e disabili, padri di famiglia in cerca di un futuro più sereno e libero per i propri figli.
Sarà il santuario di Ave Gratia Plena alle 19.30 ad ospitare i partecipanti provenienti dalle tre Diocesi altocasertane e con essi un testimone d’eccezione: padre Samuel Mbambi, missionario comboniano, proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, ma presto a Bari dove vivrà per un periodo la sua missione religiosa.
Dalla sua voce, in occasione della Veglia missionaria, ascolteremo il grido che si leva dalla terra di origine di anticipa alcune cose sulle pagine di Clarus.
“Purtroppo si vive di guerriglie per mano dei gruppi di ribelli da oltre due anni; ci sono famiglie spaccate, divise, bambini in difficoltà, scuola chiuse, morti; le famiglie non sono più nelle condizioni di lavorare la terra, per cui c’è molta fame. Le ragioni di così tanta tensione sono legate al controllo dei giacimenti di coltan, minerale metallico, vera risorsa strategica, rara e fondamentale per l’alta tecnologia moderna”.
Dietro la guerra le potenze mondiali
La denuncia di padre Samuel si fa precisa, consapevole del dolore della popolazione, vittima di un sistema globale: “Dietro ovviamente ci sono le potenze mondiali che finanziano questi conflitti che durano da molto di più, da da circa trent’anni”. Tra le cause del male del Congo il missionario comboniano rintraccia la complessa vicenda coloniale dello stato africano in mano a belgi e francesi nel XIX secolo fino ad arrivare alla spartizione tra Congo Belga e Congo Francese e poi all’indipendenza che ha portato nel 1960 alla nascita della Repubblica Democratica del Congo, con capitale Kinshasa (ex colonia belga); e della Repubblica del Congo, con capitale Brazzaville (ex colonia francese)”.
La famiglia, luogo della prima vocazione
Come per tanti sacerdoti e missionari nel mondo la vocazione di padre Samuel Mbambi nasce in famiglia: genitori erano infattiimpegnati nella comunità parrocchiale di appartenenza, tanto che lui e i fratelli partecipavano attivamente alla parrocchia e alla liturgia, prima come chierichetti e poi protagonisti nei gruppi giovanili. All’età di 15-16 anni partecipa ad un cammino vocazionale, perché nutriva il desiderio di servire il Signore. Dopo tre anni di seminario minore a Kinshasa, per continuare la sua formazione, sceglie inizialmente la Congregazione dei Missionari d’Africa, detti anche Padri Bianchi, presente in vari stati del continente fin dai primi del Novecento; ma non essendo tra loro attivo un percorso per seminaristi, padre Samuel sposta la sua attenzione sui Comboniani. Ha la possibilità di conoscere una comunità, seguita da un comboniano italiano, padre Giuseppe Di Gennaro, originario della Campania, che subito lo accoglie e gli permette di completare il suo percorso formativo. Viene ordinato sacerdote dall’allora cardinale Frédéric Etsou il 4 agosto 2002 a Kinshasa. Prosegue gli studi conseguendo la laurea in filosofia in Congo e in teologia a Roma. Come missionario vive esperienze in Guatemala, quindi in America Latina, e in Congo. Da cinque mesi si trova in Italia, ha fatto il cammino di inserimento presso la Comunità dei Comboniani di Rebbio, in provincia di Como, per il suo nuovo luogo di missione che sarà Bari.
Aiutare l’Africa, anche con poco
Che cosa può fare la comunità dei credenti, quella come la nostra che vive in un Paese libero e democratico, a sostegno di una comunità ben più provata e sofferente? Padre Samuel risponde senza esitazione chiedendo quello che in fondo è a portata di mano per molti:
“Sarebbe utile investire, sostenendo gli studi dei bambini e dei ragazzi, perché l’istruzione è la migliore forma di indipendenza e di aiuto che possa essere data a queste comunità”.
Annamaria Gregorio, Direttore Ufficio Missionario Alife-Caiazzo
