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    Home»Chiesa e Diocesi»Il chiacchiericcio e i suoi danni. A Teano il libro ispirato da Papa Francesco
    Chiesa e Diocesi

    Il chiacchiericcio e i suoi danni. A Teano il libro ispirato da Papa Francesco

    Presentato a Teano il libro di Mons. Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero per la Nuova Evangelizzazione
    Redazione13 Aprile 2026Nessun commento

    Franco Deramo – A Teano, la presentazione del libro “Parola abusata, il chiacchiericcio nell’insegnamento di Papa Francesco”, a cura di S.E. Mons. Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero per la Nuova Evangelizzazione, presso il Monastero di Santa Caterina, sede della comunità monastica Mater Ecclesiae guidata dalla badessa suor Maria Benedetta.
    L’incontro, a cui il vescovo Giacomo Cirulli ha dato notevole spinta, ha voluto riflettere sull’uso che facciamo della parola, quella capace di trasmettere la felicità ma anche la tristezza; l’amore come l’odio; la forza come la debolezza; la violenza come la pace.
    La parola che può creare e ricreare, ma anche distruggere.
    Possiamo dire “dimmi come parli, quello che dici, perché dall’uso che fai delle parole e ti dirò chi sei!”

    Mons. Fortunatus, riferendosi alla Parola per eccellenza, alla Parola ispirata, alla Parola di Dio l’ha definita fonte di ricchezza, potere, bellezza.
    Ma c’è una piccola dimensione della parola, quella abusata che ha dato il titolo alle riflessioni contenute nel libretto in cui sono state raccolte le tante definizioni, i tanti allarmi, le tante denunce fatte da Papa Francesco nel suo ministero pietrino sulla parola abusata, conosciuta come chiacchiericcio.
    Ci sono alcune persone abituate a distruggere gli altri con la propria parola.
    Fu come una sfida la domanda fatta da Papa Francesco a mons. Fortunatus: ‘perché non scrivi di questo?’
    Messaggio ricevuto, invito raccolto, pronto a proseguire il lavoro, così come richiesto dal Papa poco prima della sua morte.
    Di quale parola parlare? Di quella creativa che fa da specchio a quella distruttiva.
    Parlare della Parola, veicolo di comunione di Dio con ognuno di noi.
    Efficace il riferimento ai versi del profeta Isaia (33,19), “Non vedrai più quel popolo insolente, popolo dal linguaggio oscuro, incomprensibile, dalla lingua barbara che non si capisce” e Matteo (6,7 e 5,21-22) “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole”. 
    Con l’abuso della parola, ha detto mons. Fortunatus, si può uccidere.
    E Papa Francesco: usiamo la parola per distruggere l’altro, per sfilare l’identità, l’immagine dell’altro. Va oltre. Semina discordie, inizia il male, distrugge come bomba atomica: è disinformazione, diffamazione, calunnia. È capace di creare conseguenze disastrose.
    È la nuova Babele. Prodotto di certe parole sono invidia, gelosia, amarezza, noia.
    È atto terroristico che semina bombe, atto di guerra, atteggiamento assassino.
    Oggi siamo chiamati ad essere martiri mediatici perché non dobbiamo aver paura di dire la verità.

    Ricordiamoci che solo Dio è punto di giudizio fra ciò che è bene e ciò che è male. Solo Dio è giudizio, non noi.
    Un’ultima raccomandazione: attenti alle fake news, è la parola abusata.
    A volte sono bombe che si lanciano, mine ad personam, mine anti uomo fatte uscire in tempi ricercati, a volte richieste. Ricordiamoci che certi messaggini contro le persone sono solo calunnie.
    Satana, il grande ingannatore, ha bisogno di collaboratori. Le sue sono bombe che destabilizzano. La pace tra di noi è la più difficile da raggiungere. Facciamo attenzione ai danni che si procurano. Facciamo sempre riferimento a quel che Dio vuole per non fare danni.
    Tante le riflessioni fatte che hanno lasciato senza parole.
    Papa Francesco, nei suoi interventi, amava richiamarsi a queste riflessioni in ogni circostanza, specie quando aveva incontri con gruppi di consacrati responsabili di comunità.
    All’Angelus del 6 settembre 2020, in Piazza San Pietro, disse: “Quando noi vediamo uno sbaglio, un difetto, una scivolata in tal fratello o tale sorella di solito, la prima cosa che facciamo è andare a raccontare agli altri, a chiacchierare e le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa. Il grande chiacchierone è il diavolo che sempre va dicendo le cose brutte dell’altro perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la
    Chiesa, di allontanare il fratello e non fare comunità.
    Per favore, fratelli e sorelle, facciamo uno sforzo per non chiacchierare. Il chiacchierone è una peste più brutta del Covid!
    Facciamo uno sforzo: niente chiacchiere. […]
    E se la cosa non va, silenzio, preghiera per il fratello e la sorella che sbagliano, ma mai chiacchiericcio”.
    Questo messaggio, chiaro, diretto, esplicito di Papa Francesco è inserito in quarta di copertina del libretto.
    Individua nel diavolo il grande chiacchierone.
    Mons. Fortunatus invita a riscoprirlo nella Bibbia, in Genesi 2,16-17: sotto l’albero della conoscenza del bene e del male. Dio aveva invitato, in modo specifico, Adamo ed Eva a non mangiare i suoi i frutti. “Se li prendete, sarà la morte!” Così fu! Il serpente-diavolo tentò e vinse. Li istigò ad essere come Dio. Fu l’avvio della vita fuori dal paradiso terrestre! Si era rotta la relaziona armoniosa fra l’uomo e Dio. La parola abusata tira all’inganno! La rottura del rapporto con Dio fu un vero danno relazionale che ignorò il giudizio di Dio.

    La ferma, costante denuncia di Papa Francesco, acuto osservatore della vita delle comunità, non è “cessata” con la sua morte, anzi.
    Papa Leone XIV, in modo diverso, continua la battaglia non solo al chiacchiericcio, ma anche ad ogni forma di comunicazione abusata.
    Egli afferma, nel primo incontro con la stampa di tutto il mondo, tre giorni dopo la sua elezione papale: “La pace parte da noi.
    La pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri; e, in questo senso, il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra.
    Disarmiamoci!
    Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana”.

    Papa Leone la chiama guerra delle parole e lancia l’invito a disarmare le parole.
    Forti, chiare indicazioni deontologiche del Papa a quanti sono addetti, i giornalisti, alla comunicazione.
    Il chiacchiericcio rimane un serio, grave problema di comunicazione capace di distruggere un mondo di relazioni in ambienti sociali, lavorativi e personali.

    fake news Mons. Fortunatus Nwachukwu Papa Francesco parola

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