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    Home»Attualità»Aree interne e custodia del Creato. Se ne parla a Roma, il Matese porta la sua voce
    Attualità Territorio

    Aree interne e custodia del Creato. Se ne parla a Roma, il Matese porta la sua voce

    L'evento organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana vede il contributo di Luca Di Lello in rappresentanza della Biblioteca San Tommaso d'Aquino della Diocesi di Alife-Caiazzo
    Redazione6 Maggio 2026Nessun commento
    Monti del Matese, veduta di Letino e del Lago di Gallo Matese. Foto Vittorio Imperadore e Roberto Gaetano

    Le aree interne come luoghi di fragilità, ma soprattutto come spazi generativi di futuro. È questo il cuore del 22° Seminario nazionale sulla Custodia del Creato, in programma il sabato 9 maggio a Roma presso la Pontificia Università Antonianum, dal titolo “Aree interne: percorsi di speranza. Comunità nel segno dell’ecologia integrale” (scarica il programma). Tra gli ospiti chiamati a fornire un contributo alla riflessione anche il nome del matesino Luca Di Lello in rappresentanza della Biblioteca “San Tommaso d’Aquino della Diocesi di Alife-Caiazzo e della Fondazione San Bonaventura con sede a Napoli. 

    L’iniziativa, promossa dagli Uffici della Conferenza Episcopale Italiana Problemi sociali e Lavoro, ed Ecumenismo e Dialogo interreligioso si inserisce nel solco di una riflessione ormai consolidata nella Chiesa cattolica: quella sulla custodia del creato come dimensione essenziale della vita cristiana e della responsabilità sociale sui cui da alcuni decenni sono intervenuti i Papi e la Chiesa Italiana con documenti programmatici, percorsi formativi ed iniziative di respiro nazionale e locale (in parrocchie e diocesi).

    Al centro del confronto di sabato prossimo, il rapporto tra territori marginali, cambiamenti climatici e nuovi modelli di sviluppo. Le aree interne – spesso segnate da spopolamento, carenza di servizi e fragilità economiche – vengono lette non solo come periferie da sostenere, ma come veri e propri laboratori di ecologia integrale, dove sperimentare relazioni più autentiche tra uomo, ambiente e comunità.

    Un tema fortemente richiamato e coltivato dal magistero di Papa Francesco: l’enciclica sociale Laudato Sì ha posto le basi per una riflessione divenuta globale, non solo nella Chiesa ma anche in ambito scientifico. “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”, scriveva il Pontefice nel documento diffuso il 23 maggio del 2015. È la prospettiva dell’ecologia integrale, sintetizzata in un’espressione ormai diventata centrale: “tutto è connesso”.

    In questa visione, la cura del creato non riguarda soltanto la tutela dell’ambiente, ma coinvolge la qualità delle relazioni umane, la giustizia sociale, i modelli economici e la stessa spiritualità. Non a caso, il seminario romano affronterà temi come la conversione ecologica, le politiche per le aree interne e la costruzione di forme di welfare sostenibile. E non a caso, a parlarne saranno i protagonisti di esperienze, contributi accademici, proposte alternative. 

    Il programma passo dopo passo
    Introdurrà i lavori don Bruno Bignami, direttore Ufficio Nazionale Problemi Sociali e Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana; seguirà una meditazione con musica e una meditazione di tipo spirituale. Poi gli interventi La geografia alla rovescia: comunità e memoria a cura di Elena Granata, vicepresidente Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici in Italia, docente al Politecnico di Milano; e Una politica rigenerativa per le aree interne con Sabrina Lucatelli, direttrice di Riabitare l’Italia. 

    Dibattito e pausa pranzo, per poi ricominciare con quattro tavoli di confronto: Conversione ecologica: responsabilità e riparazione è la prima con Luca Di Lello della Biblioteca diocesana San Tommaso d’Aquino della Diocesi di Alife-Caiazzo portatore dell’esperienza di questo luogo come laboratorio aperto alla riflessione sulle aree interne: diverse le iniziative culturali e laboratoriali a disposizione di giovani e associazioni del territorio come l’evento estivo “Dal Matese al Mondo”, Matese & Climate change in collaborazione con la fondazione San Bonaventura e in ultimo il libro Appaesati. Storie di ordinaria ruralità nato dalla precedente esperienza del podcast “Spaesati. Storie di ordinaria ruralità”. Presenza, dunque, quella della Biblioteca diocesana che conferma la qualità della proposta e soprattutto l’innovazione dei temi attraverso il tipo di narrazione che si è scelto di fare fino ad oggi. 

    Insieme a Luca di Lello ci sarà Maria Girolomoni di Gino Girolomoni Cooperativa Agricola, Isola del Piano (PU); coordina: Marco Marchetti.

    Altra tavola rotonda sarà su L’esercizio del dialogo come paradigma delle nuove geografie con Giovanni Campese, sindaco di Monteleone di Puglia, Roberta Saccinto dirigente scolastico ed Elisabetta Colagrossi docente di storia delle religioni; coordina don Giuliano Savina. Poi il tavolo Aree interne e crisi climatiche: politiche per l’adattamento con gli interventi di Federica Aldigheri ricercatrice ISPRA e Marilena Pillati sindaca di San Lazzaro di Savena; coordina Andrea Stocchiero.

    Altro tavolo di riflessione su Nuovi modelli socio-economici: per un welfare sostenibile con Marco Bussone presidente UNCEM, Laura Cantarella della cooperativa di comunità Viso a Viso e Fabrizio Di Marco BCC Abruzzi e Molise; coordina Anna Manca.

    Concluderà la giornata il pensiero di don Giuliano Savina direttore dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo interreligioso della Chiesa Cattolica Italiana. (scarica il programma)

    Dalle aree interne i modelli inaspettati di resilienza e ripartenza
    Alla luce di questo magistero, il seminario del 9 maggio assume un valore che va oltre il momento di studio: diventa un invito concreto alla responsabilità. Le aree interne, spesso considerate marginali, possono infatti rappresentare un punto di ripartenza per ripensare il rapporto tra uomo e territorio, tra comunità e sviluppo oltre che un modello inaspettato di resilienza e ripartenza.

    Accade in contesti come quelli dell’Appennino e del Matese – stando ai territori da cui scriviamo – dove la ricchezza ambientale si intreccia con le difficoltà sociali ed economiche e politiche di sviluppo poco lungimiranti e il tema dell’ecologia integrale appare particolarmente urgente. Perchè qui, più che altrove, emerge la necessità di una “conversione ecologica” che sia insieme personale e comunitaria.

    Custodire il creato, allora, significa anche custodire le comunità, valorizzare le tradizioni, sostenere le economie locali e ricostruire legami. In una parola, generare speranza.

    aree interne Biblioteca diocesana San Tommaso d'Aquino Clarus Conferenza Episcopale Italiana Custodia del Creato Matese

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