Il diario del primo giorno di Festival dalla voce degli studenti che hanno preso parte alla manifestazione: come i più giovani sono stati toccati dai temi proposti dal direttore artistico Roberto Perrotti ed alcuni ospiti.
Il 29 e il 30 maggio Piedimonte Matese ha ospitato nuovamente un momento di narrazione autorevole, autentica, di qualità.
Caterina Messercola – Un viaggio tra racconti inquietanti, donne ribelli e culture in dialogo: questi i temi al centro del Festival dell’Erranza: L’Inappartenenza e l’Ascolto, evento che ha riunito autori, musicisti e lettori in una riflessione profonda sull’esperienza umana, sulla memoria e sul significato dell’appartenenza.
Ad aprire l’incontro, il 29 aprile, è stata la scrittrice Francesca Scotti, introdotta da Annalisa Gambuti, che ha presentato la raccolta composta da sedici racconti apparentemente privi di un filo narrativo comune: La Stagione delle Case Vuote. In realtà, come emerso durante il dialogo, ogni storia è attraversata da elementi ricorrenti: la sospensione, la perdita, le mancanze e la vulnerabilità dell’essere umano.
Scotti ha sottolineato come il racconto breve richieda una partecipazione attiva del lettore. A differenza del romanzo, infatti, lascia spazi vuoti che devono essere completati emotivamente da chi legge. Proprio questa caratteristica rende le storie particolarmente coinvolgenti e, a tratti, inquietanti. «L’inquietante del libro è possibile», è stato osservato durante l’incontro: ciò che spaventa non appartiene a mondi lontani, ma può nascondersi nelle relazioni quotidiane, nelle amicizie e nei rapporti più vicini.
Grande attenzione è stata dedicata al tema della memoria. Nei racconti, la memoria può essere un peso da cui è difficile liberarsi oppure una risorsa collettiva che permette di affrontare le difficoltà. Luoghi come cantine e soffitte diventano simboli di ricordi che ritornano e dai quali non è possibile fuggire. Attraversare una soglia, come accade nei portali della tradizione shintoista giapponese richiamati dall’autrice, significa confrontarsi con ciò che il passato insegna e portarne con sé il significato.
Nel corso del dibattito si è parlato anche di adolescenza ed emarginazione attraverso i personaggi di Viola e Chiara. Le loro vicende mostrano come il bisogno di appartenenza possa trasformarsi in dipendenza dallo sguardo degli altri, generando dinamiche complesse in cui vittime e carnefici finiscono spesso per confondersi.
La seconda parte dell’incontro ha visto protagonista Erica Cassano con il romanzo Duramadre, presentata da Guglielmo Ferrazzano. L’autrice ha spiegato i molteplici significati del titolo: la durezza della terra calabrese in cui si svolge la vicenda, la “duramadre” come parte del cervello e la complessità del rapporto tra madri e figlie. Il romanzo segue la storia di Celeste, una giovane donna napoletana che negli anni Sessanta si trasferisce in Calabria per lavoro e per amore, scontrandosi con una realtà ancora fortemente legata a modelli tradizionali.
Cassano ha raccontato di essersi ispirata a storie familiari e a un intenso lavoro di documentazione storica. Al centro del libro emerge il tema della vergogna, intesa come condizionamento dello sguardo altrui e come ostacolo alla piena realizzazione di sé. Attraverso personaggi mai completamente positivi o negativi, il romanzo esplora il desiderio di ribellione, il peso delle aspettative sociali e le difficoltà dell’essere donna.
A chiudere la giornata è stato il musicista Antonio Bevacqua con il progetto La Transmondanza. Attraverso la musica, Bevacqua ha affrontato i temi dell’emigrazione e della “restanza” con ricco valore filosofico, sottolineando come gli strumenti musicali, le tradizioni e le culture siano il risultato di continui incontri e scambi. «Nulla ci appartiene davvero», ha affermato, evidenziando come ogni esperienza umana sia frutto di un viaggio e di una contaminazione reciproca.
Tra letteratura e musica, il Festival dell’Erranza ha offerto così uno spazio di confronto sui grandi temi dell’esistenza: memoria, identità, appartenenza e cambiamento. Un invito a guardare oltre i confini del proprio mondo per comprendere meglio sé stessi e gli altri.


