
Un grido di pace si è levato da Baia e Latina passando dalla voce dei bambini che hanno cantato parole di speranza a quella dell’attrice Claudia Koll che ha portato la sua testimonianza di incontro con Dio, di vita donata agli ultimi della Terra in nome della pace tra tutti gli uomini.
In occasione dei festeggiamenti in onore del patrono San Vito Martire, la parrocchia guidata dal sacerdote don Jean Libog ha scelto una festa diversa; il Comitato festeggiamenti ha infatti messo in programma “Il grido di Pace”, una serata pensata per la partecipazione collettiva su un tema delicato, atteso, urgente.
Un grande lavoro di squadra che ha visto in campo le catechiste con il diacono Daniele Cirioli, le famiglie, le insegnanti del plesso scolastico di Baia e Latina dell’Istituto comprensivo di Pietramelara che nella serata hanno visto affiancarsi anche il dirigente scolastico Vincenzo Di Lauro. L’alleanza educativa tra adulti ha regalato ai più piccoli prima la riflessione sulla pace – condivisa nelle settimane precedenti l’evento – e poi la scena del palco accanto alla famosa attrice.
Una lunga serata quella del 16 giugno, in Piazza San Vito: lo scambio tra musica e parole ha consegnato ai presenti la certezza che il finale di ogni storia difficile può cambiare se i protagonisti della Storia, ogni uomo e ogni donna, si preoccupassero di trasmettere ciò che l’umanità sta veramente cercando: l’amore.
Lo ha sottolineato più volte Claudia Koll ripercorrendo la sua vita e le pagine del libro “Qualcosa di me – dialogo con un’amica” recentemente pubblicato dalla casa editrice Tau. Accanto a lei, nel confronto moderato dal diacono Cirioli, don Emilio Salvatore docente di Nuovo Testamento presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale -Sez. San Luigi e Vicario episcopale per la Formazione, la Cultura e la Comunicazione.
Le pagine della vita e le pagine della Sacra scrittura si sono incrociate rivelando nel corso della serata il sottile filo rosso del bene instillato da Dio nel cuore dell’uomo fin dall’inizio, destinandolo ad essere autore di pace, di gesti di solidarietà, di accoglienza fraterna.
La fede al centro della riflessione: quella personale che diventa miracolo per la vita personale e per la vita degli altri, bussola che orienta scelte, che fa perfino la differenza quando a compiere il bene sono indistintamente credenti e non credenti: “La solidarietà cristiana è diversa dalle altre per mezzo della preghiera”, ha spiegato Claudia Koll, indicando come essa sia di sostegno nell’affrontare la fatica della povertà per orientarla verso una trasformazione vera: “La povertà è una condizione difficile da gestire”, individuando però nella capacità “di guardare gli altri con gli occhi di Dio” la strada possibile verso una nuova dignità dell’altro. “Ed in questa strada non siamo soli perché il Signore ci conduce per mano e ci insegna come fare”.
Le parole dei protagonisti sono scaturite dalle domande di senso proposte loro rispetto allo scenario attuale di forti contraddizioni, disuguaglianze sociali, guerre, indifferenza: in campo i temi della pace, il dolore dei poveri, le scelte dell’uomo, la proposta coraggiosa della Chiesa – attraverso la voce di Papi – di cambiare rotta, la domanda ‘cosa ci rende veramente felici?’. Le risposte, alternandosi Claudia Koll e don Emilio Salvatore, non sono andate lontane dalla vita e dal cuore dei presenti: un pubblico attento, accogliente, disposto all’ascolto ha salutato con ripetuti consensi la proposta emersa dalle parole di un sacerdote e di una attrice coinvolti dalla stessa esperienza per strade diverse: essere toccati da Dio per esserne trasformati, per esserne annunciatori.
“Nella relazione tra uomo e Dio, il vero equilibrio del mondo”, ha sottolineato don Emilio Salvatore ribadendo l’importanza di non restare sordi al suo richiamo; la preghiera in Dio trova così espressione nel modo di essere credenti nel mondo, nello stile libero e leale verso i deboli, gli esclusi, gli indifesi. No ad esperienze che alimentano la cultura della guerra, quella guerreggiata e quella degli atteggiamenti, ha sottolineato il sacerdote: “la piena consapevolezza del male che ci circonda è già abbastanza per aiutarci a rompere gli schemi e liberarci del peso che ci portiamo dentro”.
“Da un conflitto può nascere qualcosa di più bello, un’amicizia più forte”, le parole della Koll ispirate dalla totale fiducia in Dio, da un fuoco di speranza mai sopito sotto la cenere dell’indifferenza del mondo, e dall’esperienza che negli ultimi venti anni l’ha condotta in giro per il mondo a scrutare storie di dolore da sanare; e lei lo ha confermato con queste parole: “C’è una fraternità universale che ci invita ad accoglierci come figli dell’Uomo, come figli di Dio; c’è un movimento, un processo innescato che ci porta a dire che siamo tutti figli dello stesso Padre”.
Sull’ultima domanda, quella della felicità, la provocazione scomoda che spesso l’uomo fugge, Claudia Koll ha risposto con l’esperienza quotidiana e un insegnamento: “Sono felice di vivere la mia vita con gratitudine e profondità”.
Al termine della serata la possibilità di acquistare il libro di Claudia Koll il cui ricavato è destinato all’associazione “Le opere del Padre” fondata dall’attrice; la richiesta di autografi, lo scatto di foto ricordo e ancora confronto, parole, e sguardi di gratitudine da parte dei presenti. E la consapevolezza che la festa di paese è stata diversa e bella.




