
Machina Sacra ha fatto parlare di sé e non poco; la prima processione digitale con tanto di schermo portato alla maniera di un santo e gli smartphone come lumini, ha catalizzato l’attenzione del mondo dell’informazione, quello cattolico e quello laico.
Cosa accade? Fenomeno dissacrante? Quale significato racchiude una simile iniziativa?
Clarus ne ha parlato direttamente con gli “organizzatori”.
Machina Sacra è una installazione artistica, opera del musicista e artista Max Magaldi e dell’artista Matteo Mandelli; non è una processione, ma attinge a quel modello per esprimere l’idea di un cammino comune al seguito di un simbolo che diviene riferimento spirituale e sociale. “Nessuna dissacrazione” spiegano i due protagonisti dell’opera ma “una seria riflessione su ciò che la società ha reso sacro, come gli strumenti digitali”.
Siamo a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro (SA), suggestiva località sul golfo di Policastro; nell’ambito del festival MicroCosmi ideato da Vittorio Cosma e diretto con Annarita Masullo si colloca l’installazione che la sera dell’8 luglio, con tanto di finti “fedeli” al seguito, ha percorso le stradine fino alla Cappella del Carmine (luogo non più preposto al culto) dove è rimasta esposta fino al 12 del mese.
Il “rito” si è aperto con un’incisione sull’immagine del display; poi un QR code ha collegato all’opera i telefoni dei partecipanti e l’intelligenza artificiale li ha coordinati in una litania di suoni e voci anch’essi finti, con gli schermi a fare da candele.
“Machina Sacra nasce dall’osservazione di un gesto molto semplice: ogni giorno affidiamo ai dispositivi digitali una parte sempre più importante della nostra vita. Chiediamo indicazioni, cerchiamo risposte, conserviamo ricordi, prendiamo decisioni. Mi sono chiesto se questo rapporto non stesse assumendo una dimensione quasi rituale”, a parlare è Matteo Mandelli, uno dei due autori dell’opera. “Essa non nasce per provocare la religione, ma per mettere in dialogo due sistemi simbolici apparentemente lontani: il rito e la tecnologia. Mi interessa osservare come cambiano i nostri gesti e cosa rimane immutato nel bisogno umano di credere, di essere guidati e di cercare un significato”.

“La figura umana con le mani giunte e il capo chino ha da sempre evocato una sola cosa: la preghiera”, aggiunge Max Magaldi, il cui curriculum artistico racconta di ulteriori riflessioni sul sacro e il sociale insieme. “Da quando lo smartphone è entrato nelle nostre vite – aggiunge – incontriamo persone in quella stessa posizione, e noi stessi la assumiamo più volte al giorno, in ogni luogo, e non per pregare. A testa bassa, col telefono tra le mani scrolliamo, scriviamo, commentiamo, cerchiamo, compriamo, credendo che quel momento sia nostro. Intimo, privato”.
Da questa premessa, fondata sull’esperienza personale e collettiva che unisce il mondo intero, Magaldi partorisce l’idea che è divenuta Machina Sacra. E aggiunge, “Invece, proprio in quel momento siamo parte di una nuova liturgia, collettiva e inconsapevole, durante la quale cediamo tutti le stesse cose, nello stesso momento: dati, attenzione, tempo, presenza. Machina Sacra è il dispositivo artistico che materializza questa liturgia e la rende visibile, prendendo con grande rispetto l’oggetto più “sociale” e collettivo della liturgia cattolica — la processione — e trasformandolo in una camminata tra persone isolate e sole col proprio device. Perché nella nuova liturgia che raccontiamo in Machina Sacra la separazione non è un difetto, ma è l’essenza del rito stesso. Separarci, tutti insieme.”
Machina Sacra diventa occasione per andare oltre quello che giornali e tv hanno raccontato dell’installazione di San Giovanni a Piro nei giorni passati, e considerare l’arte come la porta che spalanca su nuove e inaspettate riflessioni, in anticipo sui tempi e – come la storia insegna – anche stridendo con il pensiero comodo e comune, con le collaudate rassicurazioni sulla vita.
Il digitale, ossia la linfa di Machina Sacra al centro della riflessione, per provare a comprenderne la relazione con il mondo, la religione, le abitudini.
“Non credo che il digitale stia sostituendo la religione. Credo piuttosto che stia assumendo alcune delle funzioni che storicamente appartenevano ai sistemi simbolici: orientare, rassicurare, connettere, dare risposte”, continua Matteo Mandelli. “La mia ricerca non vuole stabilire se questo sia giusto o sbagliato.
L’arte, per me, non serve a emettere sentenze ma a rendere visibili trasformazioni che spesso viviamo senza accorgercene; forse non abbiamo smesso di credere.
Abbiamo semplicemente cambiato ciò che illumina il nostro cammino”.
Crux Digitalis è la premessa; la rotta la traccia San Paolo
Con Magaldi, la riflessione rimanda ad un’ opera precedente di altrettanta provocazione e riflessione, dove il sacro ancora una volta diventa la porta: è Crux Digitalis, scultura audiovisiva composta da telefoni cellulari che formano un anamorfismo, cioè un insieme di oggetti che, da un preciso punto di vista, si allineano e rivelano una forma, in questo caso una croce latina. “Nella sua lettera ai Galati, San Paolo scrive ‘Non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo’ (Gal 6,14) per esprimere che il cristiano non dovrebbe trovare vanto in ricchezza, potere, prestigio, fama, ma solo nella croce di Cristo, che è il fondamento della sua fede e della sua speranza. Crux Digitalis capovolge completamente questa lettura creando una “croce di vanti”, composta da una moltitudine di quei contenuti social che, tutti, produciamo compulsivamente sperando di ottenere proprio ricchezza, potere, prestigio e fama”.
Machina Sacra diventa in qualche modo il sequel di Crux Digitalis, è la conferma che la direzione dell’uomo è tracciata: la croce digitale diventa così il simbolo ambiguo di una nuova religione fondata su liturgie individuali e autocelebrative, con le quali coltiviamo quotidianamente il nostro culto individuale mentre diventiamo, sempre di più, santi di noi stessi. Machina Sacra non fa altro che spingere ancora più in la questo tipo di riflessione e di ricerca”.
Nella sensibilità degli artisti Magaldi e Mandelli si palesa la consapevolezza e la preoccupazione di quanto l’uomo possa perdere della propria originalità, quanta povertà interiore possa riabitare la vita sbiadendo i tratti identitari e unici di ciascuno, quanto scontro possa sorgere per la fame di potere e affermazione di se stessi. Riflessione che tocca l’attualissimo pensiero sull’intelligenza artificiale e i rischi di una sua sostituzione all’uomo.
“Credo che oggi il rischio più grande non sia l’intelligenza artificiale, ma l’assenza di consapevolezza con cui spesso la utilizziamo”, spiega Mandelli. “Ogni tecnologia amplifica ciò che siamo. Può renderci più superficiali oppure più profondi, più dipendenti oppure più creativi. La differenza non la fa l’algoritmo, ma l’essere umano che lo utilizza. Per questo preferisco parlare di responsabilità piuttosto che di paura”.
Siamo nell’alveo della riflessione urgente di cui Papa Leone si è reso assoluto protagonista con l’enciclica Magnifica Humanitas, tra i libri più venduti del momento in Italia, ribadendo l’indiscusso valore di ogni uomo e donna contro la corsa globalizzata alla creazione della più potente Ai che è garanzia di primato sociale, politico, militare ma anche cecità morale: dignità, giustizia sociale e grandezza dell’uomo sono i capisaldi e le premesse che il Pontefice antepone all’intera riflessione.
Sulla subdola posizione dei potenti mezzi, già a partire dai primissimi social, Magaldi riprende uno degli aspetti della recente installazione artistica di San Giovanni a Piro: “Nella liturgia di Machina Sacra, un elemento che non è emerso nei commenti riguarda proprio il particolare ruolo dall’AI in questo rapporto “religioso” tra umani e macchine. Il simulacro tecnologico protagonista della processione, quando si impossessa dei telefoni dei fedeli, si comporta esattamente come fanno gli LLM (Large Language Model) che tutti usiamo ogni giorno: è lui (o lei) ad essere “devoto” a noi, è lui a pregare i suoi fedeli. Questo paradosso ulteriore, che solo chi ha partecipato alla processione o visitato l’opera in ostensione nella cappella ha potuto cogliere, è molto interessante perché in Machina Sacra il “fedele” non è un timorato di Dio, perché è il suo dio (quindi il digitale) ad essere un’entità servile, a disposizione, impegnata a complimentarsi con noi, che ci chiede perdono in continuazione. E’ proprio attraverso questo servilismo che ci mantiene a lui (o lei) fedeli.
D’altra parte, l’abitudine a questa accondiscendenza è un altro degli elementi “tecnologici” che aumenta ancor di più la nostra predisposizione all’isolamento, perché ci disabitua sempre di più al confronto vero, alle critiche, ai pareri contrari.
L’intelligenza artificiale, attraverso questa piaggeria reiterata, accelera ancora di più la polarizzazione e l’isolamento che già i social hanno costruito in 20 anni di evoluzione”.
L’arte è salva perché nella mente degli artisti (i due di Machina Sacra e quelli di tutto il mondo) c’è la consapevolezza dell’unicità creativa personale e quella di ogni uomo o donna. E infatti Mandelli parla dell’Ai come “acceleratore di processi” ma non come “co-creatore” di quello che ogni forma di arte può esprimere.
“Machina Sacra non ha sostituito un rito, ma creato uno spazio di riflessione. E quando il dialogo prende il posto dello scontro, credo che l’arte abbia già raggiunto una parte del suo scopo”.

