
L’équipe di Pastorale Giovanile interdiocesana di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca si è ritrovata a Letino per un campo, dal titolo “Io, tu e l’Altro: tre rive e un solo lago“: rappresentazione di come le tre diocesi, anche se distanti, camminano insieme.
Il cammino, diviso a tappe, è iniziato dall’Io (Lc 5,1-11), per poi passare a Tu, inteso come la relazione con l’altro (Gv 21,1-19), per poi terminare fino all’incontro con Dio, l’Altro (Mt 14,22-33).
Non tutti sono arrivati a Letino con la stessa serenità: Gennaro Graziano (membro équipe di Teano-Calvi), racconta di essere partito spaventato, “perché avevo paura di non farmi capire, di non trovare il modo di parlare con gli altri”, un timore che, giorno dopo giorno, si è sciolto nel gruppo.
Il primo giorno, durante la catechesi sull’Io, tenuta da don Fiorentino Andolfi (responsabile per la Pastorale Giovanile di Sessa Aurunca) i ragazzi si sono raccontati con un oggetto, per poi scoprire allo specchio che nessun oggetto dice davvero chi si è. A questo è seguito un momento di deserto sulle domande dell’Io (chi sono quando nessuno mi vede?) che li ha condotti fino al Santuario di Santa Maria del Castello, dove don Raffaele Farina (responsabile per la diocesi di Teano-Calvi) ha celebrato la Messa.
Il secondo giorno, dopo la catechesi sul “Tu”, tenuta da don Paolo Vitale (responsabile per la diocesi di Alife-Caiazzo) il gruppo è partito verso il fiume Lete raccogliendo pietre lungo il cammino, simbolo dei pesi della vita: giunti al fiume, don Fiorentino ha celebrato la Messa e ognuno ha affidato, ai piedi della croce, la propria pietra. È in questi momenti che Simona Petti (membro équipe di Alife-Caiazzo), colloca il cuore della sua esperienza: “Abbiamo avuto il tempo e lo spazio per guardarci dentro senza fretta, vivendo i momenti di deserto che ci hanno permesso di avere una profonda intimità con Dio”.
Il pomeriggio è seguito un laboratorio di programmazione sul calendario pastorale, con tante novità per questo nuovo anno pastorale.
La giornata è terminata con un’adorazione eucaristica all’aperto: un tempo per chiedersi dov’era Dio quando mi sono sentito abbandonato, dov’era Dio nelle mie tempeste: come Pietro sulla barca nella notte in cui sembrava che Dio dormisse. Simona descrive quest’adorazione come “di una bellezza disarmante e toccante”.
Il terzo giorno, immersi nel verde della Cipresseta di Fontegreca, don Paolo Vitale ha celebrato la Messa nel Santuario della Madonna dei Cipressi; nel pomeriggio un giro in canoa sul lago del Matese ha chiuso l’esperienza in leggerezza, tra le lodi mattutine e la compieta serale che hanno scandito ogni giornata.
Per Gennaro, che pure era partito timoroso, i Vangeli meditati insieme “non erano solo parole, erano come una luce che entrava dentro di me, che toccava parti che non sapevo nemmeno di avere”; è tornato a casa, dice, “con le gambe stanche, ma il cuore pieno di grazia, di gratitudine”, con nuovi amici ormai parte della sua vita. Simona sintetizza tutto in una parola sola: grazia “perché è esattamente ciò che ho respirato dal primo all’ultimo istante”, e un pensiero di gratitudine per chi ha guidato l’équipe: don Paolo, don Fiore e don Raffaele, “fari luminosi nel cammino”.
A dare un orizzonte più ampio all’esperienza è ancora don Paolo Vitale, che riflettendo sul Tu osserva come i giovani di oggi avvertano “sete di Dio, perché nonostante il mondo offra loro tante cose, queste non saziano la sete di amore che grida in ciascuno”. Al cuore della sua meditazione, il dialogo tra Gesù e Pietro sul lago: alla domanda “mi ami più di costoro?”, posta con il verbo greco dell’amore totale, Pietro risponde con quello dell’affetto fraterno, un gesto che don Paolo accosta a quello di Dio nel giardino, in cerca di Adamo: “Dio scende sempre ai nostri livelli, si mette alla ricerca di ciascuno di noi pur di trovarci”.
Tra silenzi, pianti e abbracci, i giovani hanno toccato con mano questa verità, portando a casa i primi progetti per il cammino verso la Giornata Mondiale delle Gioventù in programma a Seoul nel 2027.





