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    Home»Attualit໓Peccato contro il creato e il Creatore”: la Commissione teologica internazionale rilegge la crisi ecologica
    Attualità Chiesa e Diocesi

    “Peccato contro il creato e il Creatore”: la Commissione teologica internazionale rilegge la crisi ecologica

    Al centro l'impronta trinitaria nel creato, l'antropocentrismo situato e il "peccato contro il creato e il Creatore" anziché "peccato ecologico"
    Redazione3 Settembre 2026Nessun commento

    Riccardo Benotti – Peccato contro il creato e contro il Creatore. È la formula che la Commissione teologica internazionale sceglie, in luogo di “peccato ecologico” ed “ecocidio”, per nominare il male inferto alla Terra nel documento “Prendersi cura della nostra Casa comune: risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”. Il testo, elaborato da una sottocommissione presieduta da Alenka Arko con il coordinamento di mons. Piero Coda, segretario generale, è stato approvato con voto il 23 luglio 2026 e sottoposto al card. Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, che lo ha portato a Leone XIV il 28 luglio e ne ha autorizzato la pubblicazione il 21 agosto. Centoquarantotto paragrafi che non scendono “sul terreno delle soluzioni tecniche”, ma offrono “una visione che ispiri la cultura e innanzi tutto la spiritualità”, approfondendo le questioni teologiche che nella Laudato si’ occupano “uno spazio più ristretto” a causa “dell’urgenza ecologica”.

    Impronta trinitaria e antropocentrismo situato

    La tesi centrale è che in tutto il creato vi sia “un’impronta della Trinità” e che, di conseguenza, “ogni azione sul creato riveste intrinsecamente, anche se molte volte non in modo esplicito, una dimensione religiosa”. Con Dio, osserva il documento, ci si relaziona “anche quando respiriamo, mangiamo o seminiamo semi; o quando abbattiamo foreste, estraiamo minerali o scarichiamo rifiuti tossici”.

    Per questo “non è coerente con la logica della fede” bollare la questione ecologica “come qualcosa di estraneo alla stessa fede cristiana”. Sul piano antropologico la Commissione respinge “due estremi inaccettabili”. Da un lato l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità “padrona assoluta di tutto il creato”; dall’altro biocentrismo ed ecocentrismo, che escludono l’essere umano dal centro e finiscono “col propugnare una chimera irrealistica e impraticabile”.

    La via indicata è l’”antropocentrismo situato” proposto da Francesco nella Laudate Deum e ripreso da Leone XIV nella Magnifica humanitas: l’uomo resta “l’interlocutore diretto e il collaboratore intenzionale di Dio”, ma senza la pretesa di “un uso dispotico e irresponsabile” del creato. Due le figure della sua missione: l’amministratore, che non è proprietario di quanto amministra e deve renderne conto, e il servitore, la cui vocazione “non è quella di possedere o dominare il creato” ma “di offrirlo a Dio”. Fino all’Eucaristia: “Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri”.

    Dal digiuno all’impegno differenziato: i principi etici

    La diagnosi è “audace”: il danno all’ambiente “trascende in larga misura i livelli della responsabilità individuale” e va letto in analogia con il peccato sociale. La Commissione privilegia, sulla scia di Leone XIV, una formulazione “chiaramente teologica” che leghi il danno alla natura al “rifiuto del disegno del Creatore”: non custodire la Casa comune, “con azioni o con omissioni, è una disobbedienza a Dio”. A pesare sono i dati richiamati a partire dal sesto rapporto Onu sull’ambiente – le zoonosi, oltre il 60% delle malattie infettive nell’uomo; la qualità dell’acqua, “peggiorata significativamente dal 1990” – e le guerre, che spesso perseguono il degrado “intenzionalmente come arma di offesa”.

    Il terzo capitolo fissa i principi: riverenza, cura responsabile, ascolto del grido della Terra e dei poveri, rispetto per la vita, con i racconti della Genesi che offrono al “movimento vegetariano” un “innegabile punto di appoggio”. Poi ascesi e digiuno: lo sfruttamento del pianeta “impone a tutti come dovere morale la restrizione volontaria del consumo”, perché “ogni atto di acquisto è un atto morale”.

    E un impegno differenziato: “Sarebbe ingiusto che i paesi più ricchi imponessero oneri insostenibili e poco solidali ai paesi più poveri”, mentre “non sono disposti a rinunciare al loro alto tenore di vita”. La conclusione invoca una “svolta ecologica” che è anche spirituale, sull’esempio di Francesco d’Assisi: “Dal punto di vista cristiano, la questione ecologica si traduce da ultimo in una questione teologica”. Con una speranza che “non è un ottimismo superficiale”, ma “l’affidabile convinzione che tutte le cose sono nelle mani di Dio”.

    Fonte SIR

    Commissione Teologica Creasto creato Creature Papa Leone peccato

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