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    Home»Papa Leone XIV»Leone XIV: “non delegare le decisioni agli algoritmi”
    Papa Leone XIV

    Leone XIV: “non delegare le decisioni agli algoritmi”

    All'udienza generale la catechesi sul secondo capitolo della "Gaudium et spes" e l'appello per dignità della persona, giustizia sociale, partecipazione al bene comune
    Redazione17 Settembre 2026Nessun commento

    M. Michela Nicolais – La comunità umana è una comunità di persone, che esige “un reciproco rispetto della loro piena dignità”. È il tema del secondo capitolo della Gaudium et spes, al centro della catechesi dell’udienza di mercoledì 16 settembre, in cui Leone XIV si è soffermato sulle conseguenze pratiche di tale principio fondamentale, a partire dalla tutela della vita umana in tutte le sue forme e dalla capacità di “valutare con responsabilità i progetti sociali e politici di oggi”.

    “Da una parte lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze”, l’analisi del Papa. Dall’altra, “le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana”.

    “Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale è il contributo che la comunità cristiana si propone di offrire”, ha spiegato Leone XIV, perché “l’amore di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento, che in Cristo ha avuto la sua piena rivelazione e la sua compiuta attuazione”.

    “Il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della società vanno considerati tra loro come strettamente interdipendenti: contrapporli o separarli significherebbe vanificarli”, il monito, perché come insegna la costituzione conciliare

    “la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali”.

    Nella prospettiva del Concilio, “la diversità delle persone e dei popoli nel mondo non va considerata come un pericolo o una minaccia, ma come potenzialità di arricchimento e di crescita”. “La contrapposizione, che a volte degenera in violenza, è un frutto del potere del peccato e di come esso condiziona le mentalità e le azioni, a tutti i livelli, causando distruzione e morte”, il grido d’allarme del Pontefice, secondo il quale “occorre aprirsi sempre più alla logica della reciprocità, della condivisione e della cura, come accade anche tra le diverse membra del corpo umano”.

    Al centro dell’udienza odierna, la citazione di un ampio passo della Gaudium et spes dove si elencano le “conseguenze pratiche di maggiore urgenza” derivanti dal primato della dignità della persona umana: “Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose”.

    “Ogni genere di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio”, l’imperativo del Papa sulla scorta della Gaudium et spes, dove si raccomanda “il rispetto e l’amore anche per gli avversari o per quanti hanno modi di pensare e di agire diversi dai propri”.

    Altro principio basilare della costituzione conciliare, “la fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini che esige giustizia sociale”, come si legge nel documento. “Superare la mentalità individualistica e assumere un atteggiamento di responsabilità e partecipazione”, il compito che deriva dalla visione dell’umanità come “comunità di persone”.

    Tale visione, infatti, “aiuta tutti noi a compiere un discernimento personale e comunitario, per

    valutare con responsabilità i progetti sociali e politici di oggi,

    in base ai criteri della dignità della persona umana, della giustizia sociale e della libera partecipazione alla costruzione del bene comune”. “Perché il futuro dell’umanità dipende dall’impegno di ciascuno per collaborare con Dio e con i fratelli a costruire un mondo più umano”, ha concluso Leone XIV.

    Fonte SIR

    Algoritmo Gaudium et Spes Papa Leone piazza san pietro udienza generale

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