
Due vie, un’unica verità: l’origine del mondo e il suo perché. Il cammino della fede e il cammino della scienza non sono contrapposti ma si guardano, si rispettano, procedono lasciando ancora aperte numerose domande sull’origine dell’universo.
Se n’è parlato nell’incontro “Custodi dell’infinito: dalla nascita dell’universo al senso del Creato” venerdì 9 ottobre a Teano, nell’Auditorium diocesano “Mons. Tommasiello”. Appuntamento promosso dalle diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca nel Tempo del Creato celebrato dalla Chiesa Cattolica dal 1 settembre al 4 ottobre. Ma la data dell’incontro si è perfettamente inserita anche nel calendario di un’altra celebrazione: la Settimana mondiale dello Spazio che la comunità scientifica internazionale ha vissuto dal 4 al 10 ottobre.
La voce autorevole di padre Gabriele Gionti, gesuita, fisico, vicedirettore della Specola Vaticana ha guidato i presenti tra teorie, metodi, risposte scientifiche e domande di senso.
Musica dal vivo, in apertura e tra le riflessioni: le note dei brevi pezzi musicali hanno consentito un tempo per pensare, per interiorizzare i contenuti complessi dal punto di vista scientifico e altrettanto impattanti dal punto di vista emotivo o della fede.
In apertura l’introduzione al tema da parte di don Giadio De Biasio direttore dell’Ufficio interdiocesano per la Custodia del Creato e l’Ecologia, la preghiera, le parole del vescovo Giacomo Cirulli di invito all’ascolto e allo stupore: “celebrare la dimensione cosmica del Creato non è altro che ritornare alla più semplice immagine del Creatore: il bambino Gesù nella grotta di Betlemme, rivelatrice della grandezza di Dio e della storia dell’uomo nel mondo”, così il Pastore.
Un tempo sospeso tra i movimenti dell’universo in espansione: è stato questo il momento prolungato ma senza calcoli ad orologio in cui padre Gionti ha parlato ai presenti presentando teorie sulla nascita e sull’evoluzione dell’universo e la domanda frequente sul perché di tutto questo.
Alternando la domanda scientifica a quella filosofica e teologia, il relatore ha condotto la riflessione sui processi fisici che hanno generato l’evoluzione dell’universo e su quali leggi ne regolano il comportamento, e al contempo sulla domanda “perché esiste l’universo e quale significato può avere la sua esistenza?
Cosa accadde veramente all’inizio? Il punto sul quale si concentra la ricerca di Gionti, da lui fatta oggetto di numerose ricerche e pubblicazioni, è il limite delle teorie fisiche quando si cerca di ricostruire i primissimi istanti dell’universo su cui ancora non è stato calcolato nulla di definitivo.
La relatività generale descrive con grande efficacia la gravità su scale astronomiche: spiega, per esempio, l’evoluzione delle stelle, il comportamento delle galassie e la dinamica dell’universo su larga scala. La meccanica quantistica, invece, descrive il mondo delle particelle e dei fenomeni microscopici.
Il problema è che, nelle condizioni estreme dell’universo primordiale, entrambe le descrizioni devono essere considerate insieme. La relatività generale, da sola, non offre una spiegazione completa di ciò che accade quando si raggiungono le condizioni associate alla singolarità iniziale.
Per questo Gionti ha approfondito la gravità quantistica: un quadro teorico che cerca di conciliare la gravità descritta da Einstein con le leggi della fisica quantistica. Non è messa in discussione la relatività generale ma per Gionti l’indagine è tutta aperta, come le domande; per il vicedirettore della Specola Vaticana è importante che la Ricerca continui il suo percorso fornendo un quando ancor più completo dalle origini all’Universo in espansione.
Esperienza la sua che colloca la Chiesa di oggi al passo con gli studi e la ricerca senza escludere la domanda sul “perché”. Ed incontri come quello di Teano confermano la volontà di formare ed educare al linguaggio, alla conoscenza, alla consapevolezza delle risposte e delle teorie che ancora rimangono affidate allo studio e alla ricerca dell’uomo.
Da Georges Lemaître (1894–1966), il sacerdote cattolico, fisico e astronomo belga, padre della teoria del Big Bang fino a Edwin Powell Hubble (1889–1953), l’astronomo statunitense che nel 1929 dimostrò l’espansione dell’universo formulando la cosiddetta legge di Hubble, padre Gionti ha fornito esempi, nozioni, studi, e indicato il contributo agli studi della Fisica di cui si è resa protagonista la Chiesa, le aperture o i limiti (citando le posizioni di Pio XII); toccando il concetto di “Concordismo” che riunisce scienza e teologia in una sorta di comune idea dell’origine del mondo per poi approdare alle ultime domande poste ai presenti e al confronto con essi.
Da scienziato, Gionti, ha guidato l’incontro chiarendo il ruolo primario della scienza nell’attestazione dei fenomeni dell’Universo: le ipotesi cosmologiche devono essere formulate e valutate attraverso la matematica, il calcolo, la teoria e il metodo scientifico; per non escludere, alla luce della fede, un’altra riflessione: lo studio dell’Universo rimane aperto alla domanda sull’origine dell’uomo e sui suoi sentimenti, sulla realtà e sulla logica che regge le relazioni, sul rapporto tra l’uomo e il creato, tra l’uomo e il Creatore.
Studiare il big bang non vuol dire non credere in Dio.
