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    Home»Territorio»Biodigestore Alife. Assemblea pubblica a Piedimonte Matese, si discutono le ragioni del no
    Territorio

    Biodigestore Alife. Assemblea pubblica a Piedimonte Matese, si discutono le ragioni del no

    Redazione15 Marzo 2015Nessun commento

    Dopo la delibera di Consiglio Comunale che ha formalizzato la contrarietà della città all’impianto, nel capoluogo matesino si discutono le “ragioni del no” assieme al Comitato per la tutela della salute e dell’ambiente

    Perché fare appello al dialogo e alla corretta informazione solo a giochi fatti, quando tutto è stato già progettato? L’interrogativo è uno di quelli ricorrenti tra i membri del Comitato per la tutela della salute e dell’ambiente, riferito alla General Construction e al suo progetto del biodigestore anaerobico da realizzare nell’area industriale di Alife, imposto alla comunità locale senza che a monte vi fosse alcun confronto.
    Ieri pomeriggio il Comitato è stato ospite di un’assemblea pubblica nell’aula consiliare del Municipio di Piedimonte Matese, dopo il voto unanime che nell’ultima seduta del Consiglio Comunale ha visto l’Assise schierarsi per il “no”. E sono ancora le ragioni del no a tenere banco nei dibattiti pubblici dove si fa informazione e sensibilizzazione, dove insieme si dialoga e ci si compatta verso un obiettivo condiviso: il diritto a salvaguardare la propria terra, poggiando su motivazioni giustificate e non semplicemente pretestuose.
    Gianfranco Di Caprio, che ad Alife è in prima linea nella protesta, ha passato in rassegna i punti salienti della vicenda deflagrata negli ultimi mesi dello scorso anno, snocciolando i dati scientifici e tecnici a supporto della contrarietà del Comitato, e citando poi il caso di un impianto simile a Cesena, dove, tra le varie cose, sono stati riscontrati problemi nella qualità del materiale organico in entrata nel processo di biodigestione (ritrovato addirittura un materasso) e di conseguenza quella del compost finale. E’ lecito quindi che un territorio come quello dell’alto casertano, che già nutre poca fiducia nei meccanismi di gestione dei rifiuti nella provincia, si ponga dubbi e pretenda trasparenza e sicurezza. Una trasparenza che, a quanto ci è dato di capire, non è la parola chiave dell’iter attuativo del progetto della General Construction: in assemblea è stato raccontato il caso recente di uno dei proprietari dei terreni ceduti per l’impianto, il quale ha fatto marcia indietro decidendo di non vendere più, specificando che nessuno gli parlò di biodigestore al momento della stipula del compromesso d’acquisto. All’attenzione dei presenti anche una testimonianza sul caso della Turbogas di Sparanise, legata sempre alla General Construction.
    Tutti consci in aula dell’esigenza di non ignorare il problema dello smaltimento dei rifiuti prodotti in zona. Lo ha ricordato Luigi Del Monaco, consigliere comunale per Sinistra Matesina (tra i promotori dell’incontro), il quale ha fatto riferimento ad alternative dal minor impatto ambientale più consone alle peculiarità del territorio. E dopo di lui il sindaco Vincenzo Cappello, intervenuto spiegando il ruolo che avrà a breve la Commissione di studio pensata per lo studio scientifico del caso, e dunque l’individuazione di soluzioni più opportune e vantaggiose per l’ambiente e i cittadini.
    Finora il Comitato ha collezionato solo posizioni negative al biodigestore, con la solidarietà di molti comuni del comprensorio, il no di Parco del Matese e Comunità Montana. L’unico parere positivo (la determina di un dirigente), resta quello della Provincia di Caserta in seno alla prima Conferenza dei servizi, che non essendo stato mai ratificato dall’Amministrazione provinciale, potrà essere rivisto, come spiegato in sala da Gianluigi Santillo, consigliere provinciale, manifestando la sua contrarietà.
    Il fronte del no diventa sempre più compatto, forte dell’appoggio delle istituzioni locali. In più, ha spiegato Gianfranco Di Caprio, di recente il Consiglio di Stato si è pronunciato su un episodio simile a quello alifano, che riguarda la Provincia di Grosseto e il Comune di Capalbio, riconoscendo il diritto delle istituzioni locali ad accogliere segnalazioni e osservazioni dai cittadini, e quello di opporsi a un impianto biogas per finalità di interesse pubblico.

    Mimen

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