Home Chiesa e Diocesi Pontelatone. “Facciamo riapparire Maria!”, l’invito del vescovo Valentino Di Cerbo

Pontelatone. “Facciamo riapparire Maria!”, l’invito del vescovo Valentino Di Cerbo

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Cosa davvero rende visibile la Madre di Dio? Non sono i fenomeni tanto ricercati, ma una vita come Maria, fatta di santità quotidiana, della fretta di andare ed essere dove c’è una carezza da donare

mons. valentino di cerbo vescovo alife-caiazzo - 4La Redazione | Un gran colpo d’occhio la piazza del centro storico gremita di fedeli dopo l’arrivo della processione che porta la statua di Santa Maria dell’Orazione  per le strade del paese.
Poi, all’aperto la messa presieduta da Mons. Valentino Di Cerbo con il parroco don Pietro Cafaro.
La tradizione è forte a Pontelatone e ancora oggi intreccia storie del passato e del presente, di anziani e di giovani che aspettano la festa di paese per sentirsi un’unica faiglia.
Nella giornata in cui la chiesa ricorda Maria Regina dell’Universo, la comunità ha festeggiato la Vergine, patrona del paese.
E dalle letture proclamate, la riflessione del Pastore: “Maria, spesso raffigurata in maniera regale ci chiede di recuperare la mistica del quotidiano”. Non una figura simbolica, né un idolo, o soltanto un’apparizione, né come i potenti o le star in cerca di attenzioni, ma la donna del quotidiano: in questo modo il Vescovo ha chiesto di dare un volto nuovo e vero alla Madre di Dio. “Torniamo a vivere con lei a Nazareth”, in questo modo Di Cerbo ha invitato i fedeli ad “uscire dal sistema che ci fa concepire la fede come rincorsa di eventi straordinari” per tornare a far riapparire davvero Maria attraverso gesti cristiani autentici.
Quando è possibile tutto questo? “Quando Dio sfiora la nostra vita  e noi rispondiamo sì; in quel caso, la nostra vita assomiglia a quella di Maria”; e nel  “fiorire di gesti materni”, scaturiti dall’abbandono e dalla fiducia in Dio, il Vescovo ha indicato la strada “del vero devoto, cioè di colui che realmente compie il miracolo di far riapparire la madre di Cristo” nelle situazioni in cui l’uomo ha bisogno di conferme, di calore, di vicinanza.
“Chiediamo la sua fede forte e appassionata – ha concluso Di Cerbo – che ci porta a muoverci in fretta lì dove c’è un dispiacere da consolare e una ferita da sanare”. Parole che interrompono – o ci provano – una religiosità d’abitudine spesso legata ai fenomeni, alle emozioni piuttosto che alla coraggiosa scelta di essere come Maria che implica partecipazione al progetto di Dio, umiltà, ascolto, silenzio. Parole che invitano ad essere migliori per chi ha il cuore aperto e pronto a cambiare.

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