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In Italia e nel Matese, sempre più marcato il ritorno ai combustibili tradizionali

Complice la crisi economica, già da qualche anno si sta assistendo ad una impennata nei consumi del legno, con grande beneficio per tutto il comparto a livello nazionale. Il giovane Imprenditore Raviele conferma “tendenza verificabile anche nel nostro territorio”

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La crisi economica ha ridimensionato drasticamente le abitudini, normalmente disordinate, di noi italiani. Paradossalmente, la necessità di tirare la cinghia ha fatto si che 60 milioni di connazionali ritornassero alle origini riscoprendo abitudini tradizionali, altrimenti liquidate come desuete ed apprezzando gli esiti delle buone pratiche di una volta. In questo periodo, ne è un esempio palese il ritorno alla legna da ardere, il più antico dei combustibili, il cui uso ha fatto registrare negli ultimi anni una impennata considerevole.

Anche l’Istituto nazionale di Statistica se ne è accorto: infatti, in uno dei suoi ultimi rapporti, ha confermato il trend stabilendo che il 90% dei consumi energetici degli italiani riguarda proprio l’industria del legno, quantificando il tutto in circa 18 milioni di tonnellate annue.

E malgrado si mantenga in piedi l’uso di combustibili concorrenti, essi non restano altro che una scelta di nicchia: ne è un esempio il Pellet, che si ferma ad un misero 4% nella classifica dei consumi.

A questo va aggiunto come, progresso tecnologico a parte, un robusto 85% delle famiglie italiane ricorra ancora a camini e stufe tradizionali, di cui almeno 10 milioni di impianti domestici ad alimentazione legnosa: di queste, quasi 23 famiglie su 100 vivono al Centro Sud adoperando principalmente legno di quercia ed alberi da frutto.

Tutto questo naturalmente ha favorito un aumento della concorrenza non che un incremento occupazionale nel settore del legno: la Campania ad esempio, forte di una crescita del Pil regionale pari al +2,4% (Rapporto Svimez 2017), sono in aumento i Contratti di sviluppo per il sostegno alle imprese e per l’attrazione di investimenti; di quest’ultimi, circa il 10% riguarda proprio il settore legato alla produzione e lavorazione del legno.

“Sono tendenze verificabili anche nel nostro territorio” afferma Davide Raviele, giovane imprenditore locale del settore boschivo “Anche da noi l’uso del pellet sta lasciando spazio sempre di più a quello dei combustibili tradizionali e questo ha portato a maggiori vendite di legname.”

Quanto all’aumento di concorrenza, Davide precisa “A volte essa è spudorata e priva di scrupoli, ma si sa, è il mercato ed in tutti i suoi ambienti ci si può ritrovare a fare i conti con modi di fare anche poco corretti – e conclude – nel mio caso, c’è pure tanta gente che crede in me e nel mio gruppo e non smetterò mai di ringraziarla, perché è questo che mi consente di vedere risultati brillanti, praticamente ogni giorno e di andare avanti a testa alta.”

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