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Ritornare all’amore. Basta violenza sulle donne

Editoriale pubblicato sul mensile Clarus (settembre-novembre 2018) all'indomani dell'uccisione di Antonella e Rosanna Laurenza a Vairano Patenora

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Questo numero di Clarus si chiude all’indomani di un triste avvenimento. Esso non tocca direttamente la nostra Diocesi, ma in qualche modo la sfiora per la sua geografia e per la sua storia. Una giovane mamma, Rosanna Laurenza, del vicino comune di Variano Patenora (Diocesi di Teano-Calvi), è stata uccisa ieri pomeriggio (15 novembre). Rosanna, impegnatissima in Azione Cattolica, la conosciamo soprattutto per essere stata Presidente diocesano dell’Associazione nel triennio appena trascorso.
Un volto noto il suo, un impegno libero e sincero, competente e appassionato.
Una testimonianza capace di raccontare il Vangelo, a fatti e a parole.
La sua presenza, nella cartoleria della sorella, le è valsa la vita quando il cognato, in preda ad un nuovo attacco di ira, ha messo piede nell’attività commerciale della moglie e ha fatto fuoco. Ha ferito anche i genitori delle due donne e poi si è tolto la vita.
Difficile concretizzare a poche ore il “perché?”; difficile concretizzare il domani dei figli rimasti, increduli e sfiniti dal dolore.
Non è soltanto l’ennesimo caso di femminicidio, ma anche l’ennesimo caso di un io-dio che si impone e impone la sua ombra scura alle povere vittime di un massacro, destinato a sbiadirsi nella cronaca, ma non nel cuore di chi resta.
Antonella e Rosanna non hanno perso; ha perso lui per primo e trascinato con sè due povere innocenti. Un marito, un uomo in divisa, un uomo dello Stato, insofferente all’idea di una separazione coniugale.
Un io-dio che urla efferata predominanza, che alza la voce e impone il suo feroce individualismo frutto di una fragilità che in questo caso, ancor prima della donna, è di un maschio e ne trasforma la personalità in reazione animale e brutale. In “solitaria” ha pensato di portare a termine una battaglia e di poter decidere della vita di altre persone: vita o morte.
Ha perso lui, e non con onore, come avviene per gli eroi (talvolta anch’essi perdenti), grandi o piccoli della Storia.

«Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà; ma chi la perderà la manterrà viva». Scegliendo le parole dell’evangelista Luca che la liturgia propone in questo giorno, l’Azione Cattolica di Alife-Caiazzo ha voluto esprimere un pensiero commosso ricordando Rosanna Laurenza, sapendo e immaginando il suo tempo, quello di una donna poco più che quarantenne, con la certezza di aver dato alla vita gli anni delle giovinezza, vivaci ed energici, ma carica ancora di entusiasmo e della convinzione di poter donare ancora il suo cuore attraverso la maturità di donna e di madre.
La sentiamo sorella e la immaginiamo in casa, alle prese con la famiglia e gli impegni per la Chiesa, accanto ai sacerdoti della sua Diocesi, al suo Vescovo, nelle parrocchie al lavoro per un’Azione Cattolica popolare e bella. Le siamo grati per tutto questo.
Quell’io-dio che le ha procurato la morte è tornato a rivelare la gestione perversa dei rapporti interpersonali cui troppo spesso assistiamo e “partecipiamo” anche da vicino.
«Solo la ricerca dell’utile e del conveniente ci porta a giustificare i nostri comportamenti. Ma fino a quando e con che risultati?». Sono le parole del nostro Vescovo Valentino, in una riflessione affidata alla Parrocchia-Cattedrale di Alife alcune settimane fa; un testo intenso; una riflessione sul potere, sullo stile che l’uomo ha impresso alla vita, facendosi dio, al posto di Dio; e spacciando per “volontà di Dio” le proprie arbitrarie decisioni (a danno della libertà altrui) o i mali del mondo stabilito secondo una logica divenuta ormai comune di un potere esercitato e pesato sull’umanità. Tendeziosa interpretazione, fallace, frutto di antichi e distorti retaggi che non hanno a che fare con la fede ma che alimentano quei piccoli focolai di battaglie interiori, di poteri manifesti nella violenza, nella prevaricazione e nell’odio.

Trinità, Andrej Rublev, 14020-1430 ca. tempera su legno. Icona scelta per la formazione dei genitori dei bambini del catechismo a cura dell’équipe diocesana

Un testo, quello di Mons. Di Cerbo, divenuto poi oggetto di riflessione e soprattutto condivisione, in occasione degli incontri parrocchiali con i genitori dei bambini del catechismo (così come in altre parrocchie della Diocesi durante il percorso formativo diocesano riservato alle famiglie).
«Gesù – continua il Vescovo – ci rivela una realtà diversa di Dio. Non legata al potere. Un Dio non solitario, ma “famiglia”, un Dio in cui l’unità nasce dell’amore tra tre Persone “uguali e distinte”, non dal potere assoluto di uno solo. Non tre individui che cercano di dominare sugli altri o assimilarli a sé, ma tre persone a servizio l’una della realizzazione e della felicità dell’altro. Questa è l’immagine di Dio, che Gesù ci rivela, perché costruiamo un mondo di uguali, di fratelli, di responsabili che cercano il bene di tutti, sicuri che soltanto in questo c’è (e non in contrapposizione a questo) il bene di ciascuno. Annunciando e incontrando in Gesù questo Dio, noi cristiani siamo sicuri di costruire una società con meno lacrime e ingiustizie e di essere anima e fermento di una umanità migliore».
Rosanna, in tutto questo, lei ci credeva.
Che sia un impegno per tutti.

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