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Parco Nazionale del Matese. Cosa ne pensa Coldiretti? Intervista a Manuel Lombardi presidente della sezione di Caserta

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Transumanza dai monti del Matese a valle (Foto Antonio Del Giudice 19 ottobre 2019)

Il passaggio del Parco del Matese da regionale a nazionale è una problematica che continua a sensibilizzare istituzioni, associazioni e cittadini, per tutto ciò che il “regime” nazionale dell’Ente in concreto potrebbe significare. Posizione netta, all’interno del dibattito, quella assunta da Coldiretti Caserta, promotrice del convegno svoltosi lo scorso 16 ottobre presso il Cotton Village di Piedimonte Matese. Quella del Parco Nazionale del Matese “è una questione ancora aperta perché ancora non è chiaro se si tratta di una grande opportunità o se comporti ancora vincoli“, afferma Manuel Lombardi, presidente di Coldiretti Caserta. Tuttavia, per il territorio matesino risulta fondamentale imboccare una nuova rotta e ciò è possibile realizzando “un parco che comprenda le esigenze degli agricoltori, degli uomini e delle donne, che sapranno rispettarlo e sostenerlo”.
Di seguito riportiamo l’intervista completa a Manuel Lombardi, che ringraziamo per averci fornito il suo duplice punto di vista in merito, sia come Presidente di un’associazione che da sempre cura gli interessi di chi lavora ogni giorno per far fruttare sempre al meglio il proprio territorio, sia come produttore locale, titolare dell’azienda agrituristica “Le Campestre” che si trova nelle campagne di Castel di Sasso, dove, insieme alla sua famiglia, produce una delle principali eccellenze di Terra di Lavoro, l’antico formaggio Conciato Romano.

 

 L’INTERVISTA 

Qual è la posizione di Coldiretti in merito al Parco Nazionale? Cosa propone Coldiretti?
“La stessa comunicata mesi fa con un nostro manifesto: l’ascolto, la condivisione, la partecipazione, fondamentali per capire, costruire, dare risposte”.

Perché è una questione ancora aperta?
“Semplicemente perché non è ancora chiaro se il Parco Nazionale del Matese è una grande opportunità o comporta ancora altri vincoli. All’indomani del Convegno, tuttavia, possiamo essere ottimisti su in dato, ossia la massiccia partecipazione, il coinvolgimento dei sindaci e di una compagine che era stata sempre tenuta fuori per leggerezza o per scelta, non nostra: quella dei giovani. Questi ultimi hanno fotografato un preciso volere che è quello di tutti e cioè,  al Parco, ma che sia sostenibile e non solo in termini ambientali, ma anche di reddito territoriale”.

Qual è il tuo punto di vista da Presidente di Coldiretti e da produttore?
“Le vecchie scelte politiche nazionali ci hanno lasciato il cemento e la disoccupazione; avevano promesso posti di lavoro, profitti con pochi sforzi, zone industriali, ricchezza; ci avevano lasciato credere che potevamo fare a meno delle nostre radici calpestando non più la terra ma pavimenti luccicosi indossando cravatte.
La realtà, invece, è che la terra, la montagna hanno bisogno dei loro custodi, perché di paletti e restrizioni ne abbiamo già abbastanza. Senza mucche, pecore, ecc., il Matese non può esistere; se gli mettiamo altri vincoli, coloro che abitano in alta quota scendono a valle non per rimanerci, ma per prendere il primo treno verso confini lontani con una valigia piena di sogni infranti e quel senso di impotenza che logora a lungo andare! Dobbiamo fare in modo che quella gente rimanga lì e ci rimanga in maniera confortevole, permettendole di realizzare strutture per competere su un mercato sempre più esigente.
Siamo contro il Parco? Assolutamento No! Siamo per un parco che comprenda le esigenze degli agricoltori, uomini e donne che sapranno rispettarlo e sostenerlo”.

A cosa puntiamo allora…?
“Vogliamo fare squadra, vogliamo salvare insieme a tutti la biodiversità del nostro meraviglioso Parco. Facciamo le cose con lucidità, senza andare di fretta, nei tempi giusti non ma non di fretta.
Da custode di una delle tante eccellenze casearie di Terra di Lavoro mi sento di dire che il Parco è una grande opportunità non solo per i comuni circoscritti a quella determinata area, ma di riflesso per una intera provincia, da produttore del pecorino Conciato Romano. Quando sono lontano chilometri e chilometri, per specificare la mia posizione geografica cito sempre con fermezza ed orgoglio la vicinanza al Matese, un marchio che lasciamo utilizzare alle industrie, ma che invece noi stessi molte volte abbiamo timore di utilizzare!”.

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