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Ogni uomo è una storia da raccontare e fissare nella memoria. Papa Francesco e Clarus nella Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

In occasione della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali il Messaggio di Papa Francesco e l'iniziativa della nostra testata. Raccontare e fissare nella memoria il compito dei comunicatori accogliendo la storia di ogni uomo da "protagonista"

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Grazia Biasi – Narrazioni, storie, vicende, memoria, passato e presente… Quest’anno il messaggio di Papa Francesco per la 54a Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali parla dell’uomo, parla dei suoi contenuti, ci richiama al valore della “narrazione umana” e ci invita a promuovere “il bello che ci abita” (leggi il testo integrale).
Chiede Francesco – agli operatori della comunicazione, ma a chiunque perché comunicare è di tutti… – “una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”.

Le parole del Papa risalgono al 24 gennaio scorso, memoria di San Francesco di Sales, patrono di scrittori e giornalisti…
Non pensavamo in quella circostanza che presto saremmo entrati nella vita delle persone, nella narrazione di dolori, morti, speranze, paure, timori, relazioni ricucite e ricostruite, nello scambio tenero di esperienze e di racconti che la pandemia da Covid19 ci ha donato

Penso alle storie narrate dalle corsie e dalle rianimazioni degli ospedali; alle storie narrate da dentro le mura domestiche; alle vicende di povertà e di depressione; alla creatività e alla fatica di insegnanti ed alunni; al lavoro pastorale “nuovo” e diverso dei nostri sacerdoti; alle foto narranti di volontari in divisa da Croce Rossa, Protezione Civile, Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco…

E sarebbe un lungo elenco di coloro, che già nel suo messaggio, Francesco chiamava “eroi”, seppur con preciso riferimento alla storia di un’Umanità che vive la sua vita in ogni angolo del Pianeta, tra gioie e dolori.

Alla storia buona da raccontare corrisponde sempre una storia falsata o storie strumentalizzate: è il rischio corrente, ma ci rassicura che il male ha vita breve, mentre “una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita”.

Dove trovarle, dove si nascondono e come narrarle le belle storie?
Ci girano intorno, sfiorano le nostre giornate talvolta sfuggendo allo sguardo e alla penna, eppure sono lì ad edificare la Storia del mondo…
Nascono da una relazione, dall’appassionato interesse per una persona e per la sua vicenda umana o spirituale… Nascono – come indica Papa Francesco – dal legame tra Dio e il suo popolo (ecco la memoria di una bella Storia che si tramanda…!), nell’appassionato dono che egli fa del figlio Gesù Cristo, e del dono che il Figlio fa di se stesso agli uomini.

Riconoscersi in questa trama di eventi “buoni”, equivale a consolidare la buona memoria, a porre le basi per il futuro, a sentirci responsabili della trasmissione di un messaggio e di un’esperienza consegnataci nel Vangelo; riconoscersi in questa storia implica sporcarsi le mani di quello stesso inchiostro che ha narrato la vita di santi, di gente buona, di profeti…

Narrati e narranti: ecco l’impegno cui il Papa ci invita in occasione di questa Giornata Mondiale delle Comunicazione sociali.
Se siamo parte di una bella storia di salvezza sentendoci inseriti nel racconto che ha inizio con la creazione del mondo, non possiamo escluderci dalla responsabilità – come cristiani e come cittadini – di narrare facendo parlare gli altri (altrimenti il rischio è quello di una comunicazione autoreferenziale…), amplificando la voce di qualcun altro piuttosto che la nostra.

 Le iniziative social di Clarus 
Da questo stimolo sono nate le due idee social promosse dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Alife-Caiazzo, che attraverso Clarus e il sito internet diocesano svolge il delicato compito di essere “ponte”, di mettere insieme memorie storiche, di fede, di spiritualità, vita, di tradizione, di vita quotidiana…
Parliamo di “Parole che contano” già annunciate alcune settimane fa.

Ogni sera sulla pagina facebook di Clarus alle 21.30 sono state lanciate (e continueremo a farlo) parole scolpite nella memoria dell’umanità o – se non ricordate – ugualmente consegnate al mondo come perla preziosa, come patrimonio; o parole che il mondo ha acquisito riconoscendoci il valore di “memoria” edificante.
Sono stati i nostri lettori e amici a scegliere e commentare frasi famose, non disgiungendole dal presente, dal particolare periodo di crisi e di formazione che stiamo vivendo…
Un filo conduttore, inaspettato e non concordato, tra i commenti postati sotto ogni grande o piccolo aforisma, sono stati “speranza, solidarietà, fede, riconoscenza…”.
Abbiamo voluto che la memoria di parole famose tornasse a parlarci oggi, ricordandoci di essere parte di una lunga e ininterrotta narrazione di eventi e parole dolci, di amore, di sollecitudine, di incoraggiamento.

Oggi e domani invece, sempre su Facebook, sarà possibile trovare il Messaggio di Francesco attraverso brevi lanci associati ad immagini.

Altra iniziativa è il video che verrà diffuso domani 24 maggio alle 10.00 in occasione della Giornata delle Comunicazioni, in cui una carrellata di “parole che contano” farà la sintesi di questa quarantena, affidando alla memoria e alla Storia i segni di un passaggio storico che non vogliamo dimenticare, che vogliamo custodire perché l’abbiamo vissuto e respirato e condiviso nella fede, tra contraddizioni e preoccupazioni…

Il messaggio di Papa Francesco si muove sul ritmo costante della implicita o esplicita parola “relazione” verso i fratelli che egli definisce “protagonisti” della storia “perché nessuno è una comparsa nella scena del mondo” aprendoci in ultimo alla bellissima esperienza della redenzione, quella che ci consente di prendere in mano le storie “anche quando raccontiamo il male” e di riconoscervi nel mezzo la possibilità di bene e di dargli spazio….

Un manifesto, questo consegnato dal Pontefice al mondo della comunicazione, che paradossalmente spazza via la parola “mezzi” e “strumenti” per riportarci sull’uomo, proprio nel tempo in cui mezzi e strumenti hanno rappresentato il ponte per tenere in vita legami e narrare storie. Torna l’urgenza di fare memoria dell’essenziale, quel valore da cui ricominciare già da questa “fase due”.
Alcune dirette web saranno un vago ricordo; molte chat andranno perdute così come tante foto; l’intimità, invece, di una chiacchierata in cui ci si accoglie vicendevolmente edifica la vita, offre dignità, rinvigorisce il valore della memoria e ci rinnova.

 

 

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