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Fatti diVersi. Uccidere per invidia? Eppure accade…

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Giovanna Corsale – “Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia”. Sconcertanti, a dir poco, le parole pronunciate da Antonio De Marco, il 21enne che alcuni giorni fa ha assassinato Daniele De Santis e Eleonora Manta coppia di fidanzati di Lecce suoi ex coinquilini, nel corso dell’interrogatorio. L’essere umano è capace anche di questo, purtroppo, e la storia dell’umanità ce lo racconta… (Leggi qui per approfondire)

“Caino uccide Abele”, Tintoretto (1550-1553 circa). Gallerie dell’Accademia, Venezia

Fatti…
La sera del 21 settembre scorso, Antonio De Marco, uno studente di 21 anni di Scienze Infermieristiche, originario di Casarano, località della provincia di Lecce, a colpi di coltello, uccide Daniele De Santis ed Eleonora Manta, coppia di fidanzati con i quali aveva condiviso l’abitazione. Un omicidio premeditato, come sostengono gli inquirenti in base a bigliettini e una mappa in cui l’assassino aveva architettato la macabra impresa in ogni dettaglio nei giorni precedenti e mosso esclusivamente dall’invidia.

…diVersi

Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?».
Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! … Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!» (Gn 4, 8-15)

Passano i millenni, si succedono le generazioni, ma di episodi come quello raccontato nel Libro della Genesi, purtroppo, continuiamo ad avere contezza. A suggerire il macabro gesto che Caino compie a danno del fratello Abele è l’invidia, un sentimento che ai tempi nostri costituisce il movente di gran parte dei casi di omicidio. Ma da dove nasce l’invidia? Potremmo rispondere prendendo in prestito le parole del filosofo Immanuel Kant, secondo il quale l’uomo ha una “tendenza al Male”, ma è da considerarsi “moralmente cattiva”, ossia contraria a quella “legge morale” che risiede in lui e lo guida nella scelta di comportamenti degni di un essere razionale. Ciò, detto in parole povere, sta a significare che ogni uomo è libero di scegliere nel pieno della consapevolezza, può quindi decidere di “alzare la mano contro il fratello”, come fa Caino, oppure porgere la propria mano al fratello, come dovrebbe un cristiano che non voglia lasciarsi logorare dalla “voce del sangue” di colui verso il quale si è scatenato il suo risentimento. A noi la scelta…

Fatti diVersi. Amare se stessi, oltre la fisicità…

 

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