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Crudelia, un cuore a due metà Dal 26 maggio, al cinema, il nuovo film Disney con protagonista Emma Stone

Indagine sui sentimenti "buoni" e "cattivi" di Crudelia: anime sotto i riflettori mentre lo spettatore tenta di capire quale delle due sia quella più vera e predominante. Disney annuncia il sequel

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Noemi Riccitelli“Crudelia De Mon, Crudelia De Mon… Farebbe paura persino a un leon”.
Così recita la celebre melodia che qui in Italia ha accompagnato uno degli iconici personaggi malvagi delle fiabe Disney.
A distanza di 60 anni dal film animato “La carica dei 101 e 25 anni dal live action con protagonista Glenn Close nei panni della folle stilista ossessionata dai cani dalmata, ecco che dal 26 maggio è disponibile in sala e su Disney Plus Crudelia (Cruella) del regista Craig Gillespie.

Il film, tra i cui produttori esecutivi figura la stessa Glenn Close, è interamente dedicato alla storia di Crudelia De Mon (De Vil, in originale) interpretata dall’attrice premio Oscar Emma Stone.
Prima di Crudelia, tuttavia, c’è Estella, che da bambina attaccabrighe dai capelli bicolor diventa una giovane eccentrica, talentuosa sarta e stilista, con la passione per la moda e la volontà di diventare una grande griffe.
Rimasta sola in seguito a una tragedia che ha coinvolto l’unico affetto della sua vita, Estella si ritrova a Londra, dove stringe amicizia con due ragazzini, Jasper/Gaspare (Joel Fry) e Horace/Orazio (Paul Walter Hauser) che come lei sono soli e vivono di truffe ed espedienti poco onesti nelle strade affollate della capitale inglese nei rivoluzionari anni ’70.
Grazie anche all’aiuto dei suoi due amici, dopo diverse peripezie, Estella riesce ad entrare nell’entourage della famosa Baronessa, interpretata dalla spietata quanto inimitabile Emma Thompson, una stilista di grande fama ma dal piccolo cuore, la quale ha un ruolo determinante nella vicenda personale di Estella/Crudelia.

La storia, come già avvenuto per un altro prodotto Disney, Maleficent, e seguendo un filone che sta interessando anche altre firme cinematografiche (si pensi al Joker di Todd Phillips), indaga le origini del “cattivo” di turno (una cosiddetta origin story), portando lo spettatore a conoscenza di aspetti della personalità del personaggio che, quasi sempre, nel racconto originale vengono omessi.
Nel caso di Crudelia, il team di sceneggiatori (Dana Fox, Tony McNamara, Aline Brosh McKenna, Kelly Marcel, Steve Zissis) racconta di un’anima dalla doppia personalità, un cuore diviso a metà tra buoni sentimenti e cattive intenzioni: due opposte inclinazioni che rispondono a due nomi, cui la protagonista si presta a seconda delle circostanze.
È il topos del doppio, dello scontro manicheo tra due pulsioni innate nell’uomo che, alla fine, si esauriscono in una: Estella/Crudelia, infatti, decide di assecondare la parte di sé che ha sempre sentito come più intima e naturale e dice addio all’altra sé in una scena che non si fa fatica a ricondurre a un celebre romanzo di Pirandello.

Le due Emma protagoniste non hanno bisogno di presentazioni: fanno a gara di bravura sullo schermo. Emma Stone continua a dimostrare la sua abilità trasformista, gestendo bene anche un trucco e un travestimento prominenti. Il confronto con la Close degli anni ’90 è inevitabile, ma forse fine a sé stesso. Entrambe rappresentanti di due generazioni di cinema, fanno riferimento a un concept di personaggio cambiato anch’esso nel tempo.
Emma Thompson, invece, conferma la sua dote di interprete matura e raffinata in ogni ruolo.

In un film in cui la moda è tra i temi centrali, i costumi ricoprono un ruolo ancora più importante rispetto al solito: la costumista premio Oscar Jenny Beavan avvolge i protagonisti in un tripudio di texture, paillette e abbinamenti audaci, perfettamente in linea con le tendenze del tempo.
Ogni abito è unico e contribuisce alla caratterizzazione dei personaggi.
Altro elemento chiave che arricchisce la storia per dettaglio storico e coinvolgimento è la musica.
La colonna sonora, curata da Nicholas Britell, riprende il sound degli anni ’70 tra Beatles, Doors, Clash, Rolling Stones, Deep Purple, David Bowie, Nina Simone; inedita è, invece, la canzone Call me Cruella interpretata dalla band britannica Florence and The Machine, mentre nella versione italiana del film sono i Maneskin a firmare la cover di I Wanna Be Your Dog dei The Stooges, in una delle sequenze movimentate del film.

Menzione va fatta anche a Mark Strong, nel ruolo di John, il maggiordomo tuttofare della Baronessa, discreto e fedele ai suoi principi, e a John McCrea che interpreta l’originale Artie, il cui look è un chiaro omaggio a David Bowie, proprietario di un negozio di abbigliamento e poi entusiasta sodale di Crudelia.

Nel complesso, il regista Gillespie realizza un film che si lascia guardare, stimolante al punto giusto, una storia al di là del classico disneyano conosciuto, che cavalca l’interesse (anche commerciale) del pubblico per questo nuovo tipo di narrazione filo-lato oscuro, che poi in fin dei conti così oscuro non è.
Il finale, che si focalizza sui due personaggi originari della storia, Anita (Kirby Howell-Baptiste) e Roger (Kayvan Novak), non lascia dubbi: Disney ha già annunciato un sequel.

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