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La ricerca del Vescovo Porfirio e il ritrovamento del corpo di San Sisto

La notte dell'8 aprile 1716 le campane della Cattedrale suonarono a festa: il corpo di San Sisto era stato ritrovato. Fu motivo di gioia e nuova festa per la popolazione

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In occasione della festa di San Sisto I, papa e martire, patrono della Città di Alife e della Diocesi di Alife-Caiazzo che ricorre il 10 e l’11 agosto, pubblichiamo una serie di articoli che ci aiutano a ripercorrere la Storia e la storia della pietà popolare sorta intorno al Patrono. 
Le norme anticontagio che hanno mutato l’organizzazione delle feste, interrotto alcune tradizioni, non limitano la possibilità di conoscere e ancora crescere ‘nella fede’, lì dove meglio si comprende la presenza di un Santo in mezzo alla Comunità.
Buona lettura. 

Gli articoli precedenti:
Rainulfo, Alife, San Sisto. Storia di un legame indissolubile 
Alife, San Sisto. La memoria storica, dai Normanni al Rinascimento

Alife. Una scena del recital su San Sisto messo in scena il 7 agosto 2016 davanti alla Cappella fuori le Mura da parte della Schola cantorum parrocchiale della Cattedrale e di alcuni collaboratori. Suggestivo il riflesso delle luci sulla porta bronzea della Cappella raffigurante la storia di Alife e San Sisto, opera dell’artista Giancarlo Offreda 

Angelo Gambella* – La notte dell’8 aprile 1716, mercoledì santo, si sente bussare alla porta del sindaco di Alife, Alfonso Grande, e qualcuno urlare: «curri curri, va alla chiesa!». Poco dopo le campane della cattedrale suonano a festa e l’intero paese si sveglia.

Ma quella notte tutto si svolge nella massima segretezza, il governo della città e il popolo sono del tutto ignari che il vescovo Angelo Maria Porfirio ha pianificato di cercare le reliquie di San Sisto I e lo fa al termine di una funzione religiosa con il vicario don Francesco Pezza, l’arcidiacono don Domenico de Benedictis ed altri canonici. I religiosi scendono nella cripta alla luce delle torce, mentre alcuni uomini sono incaricati di abbattere l’antico altare (purtroppo) e di scavare al di sotto del pavimento medievale. Una pietra di grandi dimensioni posta ad ostacolo del sepolcro impegna gli uomini per la maggior parte della notte. Dopo aver perforato una lastra di piombo il sacerdote Giovanni Sasso per primo e tutti gli altri sentono un “soavissimo odore” come attesta Niccolò (Nicola) Giorgio, nella sua cronaca di quella notte. Alla luce di una candela si osservano nitidamente delle ossa umane. La commozione assale i presenti, e si dà l’ordine di avvisare il sindaco e gli amministratori e di far suonare le campane.

La buona novella si estende da piazza Vescovado ai quattro quarti di Alife ed oltre: Monsignor Porfirio ha trovato il corpo di San Sisto. In cattedrale si intonano gli inni dei Santi Ambrogio ed Agostino. Alife si sveglia in festa.

Come abbiamo visto negli articoli precedenti, i protagonisti di questa storia sono i vescovi. Vescovo di Roma è San Sisto, il settimo della storia; vescovo è il normanno Roberto che benedice il nuovo sepolcro del santo ad Alife nel XII secolo e chiede ad Alessandro di Telese di scrivere la memoria storica della traslazione. Antonio Agustin è il vescovo del XVI secolo che cerca di approfondire sull’autenticità della storia del Telesino. E dopo di lui altri vescovi di Alife consultano la storia manoscritta, e perduta questa, la testimonianza stampata nell’Officio del 1552 cercando pure di conservarla (Zambeccari, De Medici e Dossena). E quando tutte le versioni della storia vengono perdute per distruzioni naturali o per negligenza umana, è Angelo Maria Porfirio che caparbio si mette alla ricerca del sepolcro di Sisto, che si sa essere nella cripta della cattedrale e che nessuno aveva mai effettivamente avuto il coraggio di aprire.

La cattedrale parzialmente atterrata dal terribile sisma del 1688 è in fase avanzata di ricostruzione grazie agli interventi iniziati dal precedente vescovo De Lazzara, ma non può ancora considerarsi completamente ripristinata. Così se Rainulfo aveva celebrato l’edificazione della nuova cattedrale con il trasporto del corpo di S. Sisto, ora è Angelo Maria Porfirio a ricorrere al Santo patrono della città e della diocesi per celebrare degnamente la ricostruzione della cattedrale.

La querelle con Alatri sul possesso dei resti del santo è ben viva, e il sacerdote e avvocato Niccolò Giorgio si cimenta in una cronaca e ricerca storica, pubblicata postuma dal fratello canonico Pasquale. Alife deve perciò molto ai fratelli Giorgio (il terzo è il magistrato Pier Filippo) figli di Olimpia Gambella, piedimontesi, che ad Alife possedevano la tenuta di Boscarello.

La ricognizione dei resti affidata ad un medico anatomista romano, la collocazione di una lapide, lo studio di due monete del tempo di Rainulfo affidate a Niccolò Giorgio, attestano che Porfirio non si limita alla scoperta ma si produce in iniziative per dare solennità all’avvenimento e per tramandarlo nel tempo.

L’11 agosto con concorso inestimabile di persone giunte da tutta la diocesi e dai paesi confinanti, ad Alife si tiene una solenne processione fino alla cattedrale splendidamente adornata. Tanta è la calca, che il vescovo deve rimandare, per ragioni di sicurezza, alla domenica successiva la collocazione dei resti mortali di San Sisto nella nuova urna. Ed anche quella domenica Alife si ritrova piena di gente festante invocante il Signore e San Sisto.

Trecento anni dopo la comunità alifana rivive tradizione e fede nel segno di San Sisto, entrato nel 1131 nella storia di Alife per non uscirne mai più.

*Originario di Alife, residente a Roma. Docente e giornalista, autore di numerosi approfondimenti di Storia, direttore editoriale di Storiadelmondo e Christianitas

 

In foto le scene del recital su San Sisto messo in scena il 7 agosto 2016 dalla Schola Cantorum della Cattedrale e da alcuni collaboratori 

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