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Estate 2021. Brucia il verde, la Storia va in fiamme, politiche forestali ridotte in cenere

Alto Casertano e Matese nella lunga lista dei "roghi" di questa torrida estate. Sotto accusa lo scioglimento del Corpo forestale dello Stato; si alzano voci in tutta Italia che chiedono provvedimenti al Governo

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Non si interrompe lo scempio ambientale provocato dagli incendi in questa calda estate 2021. Da settimane il Sud Italia brucia ed è un crescendo di tristi bilanci: dal verde dei boschi al rosso delle fiamme al nero di ciò che resta….

Il Castello di Gioia Sannitica dopo l’incendio del 13 agosto. Foto Giuseppe Iadonisi

Boscaglie perse per sempre così come ettari di pascoli a cui si aggiunge la grave perdita di specie animali, senza contare le centinaia di capre, pecore, mucche finiti in cenere insieme alle aziende divorate dal fuoco per mano d’uomo.

Nella lunga lista purtroppo non sono esclusi l’area Matesina e l’Alto Casertano.

L’ultimo incendio in ordine di tempo è divampato ieri sul paese di Dragoni, nella parte di montagna che confina con la frazione di Maiorano di Monte e sfiora il comune di Alvignano.

Ad aprire la lista dei comuni interessati è stato Piedimonte Matese con l’incendio di Monticello (senza considerare quello di Monte Cila di alcuni mesi fa), poi un continuo ping pong di allarmi perché contemporaneamente a Piedimonte Matese bruciava anche Castel di Sasso (su Monte Maggiore) dove per bene 4 giorni si sono alternati i mezzi di soccorso via cielo e via terra.
Poi è toccato al caiatino, verso i monti tifatini, in territorio casertano lì dove la Polizia ha sorpreso un uomo ad alimentare il fuoco con sterpaglie, forse l’unico arresto a fronte delle centinaia di roghi sparsi nel Mezzogiorno.

L’incendio ai Monti Tifatini da Caiazzo. Foto Annalina Marotta

E ancora Caiazzo, ma questa volta nel territorio comunale dove ha preso fuoco la collina del Castello che domina la città.

Rocchetta e Croce, altro comune dell’Alto Casertano (sempre su Monte Maggiore) tra quelli che ha subito per più giorni la tortura delle fiamme quasi fino a toccare il piccolo centro abitato.

Qualche ora prima invece, uno degli scempi più feroci è stato il fuoco appiccato nel comune di Gioia Sannitica sul monte che domina il paese, su cui si erge il maestoso complesso del castello medievale. Ore di lavoro e di rischio per quanti si sono coinvolti in quest’opera di salvataggio con il soddisfacente risultato di aver liberato l’antico maniero. Lavoro di squadra encomiabile, così come in tutti gli altri casi in cui fianco a fianco hanno lavorato e lavorano Vigili del Fuoco, volontari della Protezione Civili, uomini delle Comunità Montane, Carabinieri, Polizie municipali e soprattutto i cittadini… i residenti sempre i primi a segnalare il pericolo.

Il Castello di Gioia Sannitica dopo l’incendio del 13 agosto. Foto Giuseppe Iadonisi

Fino ad ora la riflessione più amara è sul danno agli ecosistemi: sono molteplici le ipotesi circa le motivazioni di tali gesti immorali per mano di delinquenti o della criminalità organizzata come ad esempio la possibilità per i proprietari di ottenere rimborsi; l’avvio di processi di installazione del fotovoltaico; l’acquisto a basso costo dei terreni ormai inutilizzabili da parte di piccoli proprietari-allevatori; senza escludere l’istinto di cittadini anche con comprovati problemi psichici…; o anche la superficialità di chi immagina di poter gestire la pulizia di un piccolo agro con l’utilizzo del fuoco (comunque non consentito) perdendo poi il controllo della situazione.

Così al Sud, così nei territori di casa nostra. Ma, dopo l’incendio intorno al Castello di Gioia Sannitica la riflessione non è più solo sull’ambiente ma sui danni alla Storia, così come recentemente segnalato da Clarus dopo i roghi di monte Cila dove insiste un insediamento sannita.

Se l’antico e possente borgo è salvo urge ugualmente una riflessione sul rischio puntualmente subito dai siti storici e archeologici nel momento in cui l’apparato di radici, alberi, terricci e zolle viene meno….sottraendosi al quel naturale e necessario ruolo che ne fa una importante imbracatura per le strutture segnate dal tempo.  Rischi che aumentano allorquando le violente piogge colpiranno…

Sotto accusa le politiche forestali del nostro Paese dunque la formazione di personale qualificato a domare un incendio, la calendarizzazione della caccia, il controllo delle aree verdi e in particolare di quelle più impervie, ma più di tutto lo scioglimento del Corpo forestale frutto della riforma Madia del 2016 che in nome della spending rewiew avrebbe dovuto far risparmiale 100miioni di euro l’anno. Oggi invece non si quantificano più i danni, le spese (i costi di mezzi di soccorso) e i rimborsi dovuti soltanto al fenomeno degli incendi. Da più parti nell’ultima settimana si è alzata la voce che chiede al Governo misure urgenti per evitare il crescendo di pericoli e di vergogna che da 3 anni ormai caratterizza le estati italiane.

Prevenzione e controllo, soprattutto controllo e dunque dispiegamenti di uomini e strumenti necessari ad intercettare ogni piccolo segnale di fumo pronto a degenerare in fuoco e morte senza dubbio facilitato dal perdurare di siccità e venti caldi.

Il cambiamento climatico, il surriscaldamento globale non è questione soltanto di Poli e calotte artiche e innalzamento dei mari ma a scacchiera anche a Rocchetta e Croce o a Gioia Sannitica e Piediomonte Matese.

Se da un lato cresce la sensibilità laica e religiosa per l’ambiente (tutto è green e si consolida la riflessione su promozione e rispetto del Creato), non può rimanere al di fuori del dibattitto un confronto sulle politiche di prevenzione nei singoli Stati, a tutelare per ciascuno le fragilità di cui ogni Paese del mondo è anche custode. In Italia è ormai chiaro quale sia una delle priorità.

 

 

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