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Il fruscio e il grido. Nelle scuole arriva “un albero per il futuro”

La “Festa degli alberi” che le scuole vivevano decenni addietro sta tornando con l’iniziativa “Un albero per il futuro” promossa dal ministero della Transizione ecologica con i Carabinieri forestali. Presto gli studenti italiani riceveranno alberi da piantare

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Paolo Bustaffa – La superficie boschiva italiana in quindici anni è cresciuta del 18,4%: aumentano in volume i boschi esistenti altri prendono lo spazio lasciato libero da agricoltura e allevamento, altri ancora si stanno verticalizzando nelle città: cresce nel nostro Paese la vegetazione che immagazzina CO2: è un censimento dei Carabinieri forestali a rivelare questa situazione che se poco toglie alle gravi conseguenze del cambiamento climatico consente un po’ di respiro e soprattutto indica una strada.

A ridurre il consumo boschivo interno c’è anche l’importazione di legname dall’estero ma questo dato non può consolare più di tanto perché il danno che si evita a una parte lo si arreca a un’altra.

Dovrebbe far riflettere un’importazione, perlopiù ignorata, che non raramente sfrutta le risorse naturali anche di Paesi poveri.
Entrano in gioco responsabilità nazionali, regionali e locali ma anche quella cultura, quella sensibilità e quella educazione che soprattutto i giovani hanno invocato a gran voce al Cop26 di Glasgow.

La “Festa degli alberi” che le scuole vivevano decenni addietro sta tornando con l’iniziativa “Un albero per il futuro” promossa dal ministero della Transizione ecologica con i Carabinieri forestali e che prevede la consegna di migliaia di pianticelle agli studenti perché le mettano a dimora.
In questo contesto di recupero del bosco si inserisce il tema delle foreste urbane per salvare le città, un progetto realizzato con fondi europei. A Milano desta una certa impressione il palazzo a molti piani totalmente ricoperto da un verde avvinghiato al cemento.
Sono alcuni segni che dicono di una ripresa del dialogo in un tempo in cui è evidente il rischio di non ascoltare il fruscio delle foglie oltre che il grido dei giovani.

Nel piccolo libro “L’uomo che piantava gli alberi” Jean Giono narra di un anziano che coltivava giorno dopo giorno un sogno fino a farlo diventare realtà rendendo verdeggianti le montagne prima brulle.

I piccoli gesti sono importanti per la loro concretezza, per la loro capacità di formare coscienze, per la loro forza nel cambiare la direzione della storia.

Veduta autunnale del Matese (Appennino meridionale). Foto Matese Discovery 

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