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Festa della Repubblica, la lettera alle Istituzioni del Cardinale Matteo Zuppi

Parole per tutte le Istituzioni: dalle metropoli, alle città, ai paesi l'impegno comune è la solidarietà. Alla vigilia della Festa della Repubblica, il Card. Zuppi presidente della CEI parla di pace, lavoro e PNRR

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“Quello che vorrei dirle è che abbiamo un grande motivo per dare oggi tutti il
massimo, ed è per questo che ho pensato di scriverle!”. Sono le parole con cui il Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana alla vigilia della Festa della Repubblica si rivolge al mondo delle Istituzioni (scarica il testo integrale).
Parla ai politici, agli imprenditori, ai medici, ai docenti, agli educatori, a quanti hanno la responsabilità di realizzare il bene comune a più livelli, nei contesti maggiori e minori: al centro della sua riflessione c’è tutto il peso sociale della Costituzione italiana e il valore della solidarietà spalmato nei tanti articoli, il valore sui cui prestano giuramento i politici, ma che fedelmente sono chiamati a rispettare tutti i cittadini e in particolare coloro che nella sociaetà civile detengono importanti responsabilità. Ne condividiamo il testo anche tra noi cittadini del Matese e del Medio Volturno, perchè membra dell’unica famiglia italiana, perchè coinvolti nelle responsabilità pubbliche, perchè chiamati a costruire con impegno e dedizione la storia dell’Italia e il bene di ogni fratello.

Foto Cristian Gennari/Siciliani

“Al centro della Costituzione c’è la persona, cioè, sempre, un “noi”. Non c’è l’individuo. E’ una concezione evangelica che è stata fatta propria da tutti i padri costituenti, di ogni credo e sensibilità politica. Non dimentichiamo che siamo chiamati a portare insieme i pesi della vita…”, le parole del Card. Zuppi a pochi giorni dalla nomina a Presidente della CEI confermano l’indole del suo ministero di forte impronta sociale e solidale (è tra i collaboratori della Comunità di Sant’Egidio) esercitato in ambito locale e internazionale.

Tocca l’urgente tema della pace; ma anche il problema dell’occupazione e delle morti sul lavoro; ma guarda al futuro chiamando in causa la mobilitazione intorno al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) banco di prova della capacità amministrativa di tante figure istituzionali del nostro Paese: è sotto gli occhi di tutti, spiega il Cardinale, come la pandemia abbia fatto emergere fragilità, ingiustizie, contraddizioni, diseguaglianze e come questo tempo sia opportuno per superare disagi e divari in più contesti umani e sociali (scarica il testo integrale).

“Il nostro è il tempo in cui realizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il cosiddetto Pnrr, e mi sembra possa essere un’occasione davvero decisiva dopo tanta sofferenza. Durante la pandemia abbiamo capito quanto le fragilità, le contraddizioni, le ingiustizie siano anche conseguenze dei rimandi, dei ritardi, delle furbizie, delle cose che bisognava fare e che non sono state fatte, degli interessi privati che hanno condizionato le scelte politiche”. Sono diversi gli ambiti e i settori della vita umana in cui lavorare per realizzare benefici per l’intera comunità: “Le cause di tante sofferenze sono a volte così lontane che non le sappiamo più riconoscere – osserva il porporato -. Quello che vorrei dirle è che abbiamo un grande motivo per dare oggi tutti il massimo, ed è per questo che ho pensato di scriverle! Vorrei che anche nessuno di noi perdesse questa opportunità. Sappiamo che c’è bisogno di istituzioni che funzionino bene, anzi meglio, ed è per questo che dobbiamo cercare la qualità”.

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