Close Menu
Clarus
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Clarus
    • Homepage
    • Attualità
      • Editoriali
    • Chiesa e Diocesi
    • Territorio
    • Arte e Cultura
    • Scuola
    • Eventi
    • Rubriche
      • Occhio allo schermo
      • L’italia fuori dall’Italia
      • Matese d’acqua dolce
      • Matese tra moderno e contemporaneo
      • Tutti i sentieri portano in cima
      • Ci siamo già passati
      • Mediovolturno tra moderno e contemporaneo
      • Voci d’inverno
      • Umani nel digitale
      • Una foto una storia
    Clarus
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Termini e condizioni
    • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
    • Disconoscimento
    Home»Chiesa e Diocesi»Betlemme: 20 anni fa l’assedio della Natività. Il ricordo di padre Faltas: “La telefonata di Giovanni Paolo II fece il miracolo”
    Chiesa e Diocesi

    Betlemme: 20 anni fa l’assedio della Natività. Il ricordo di padre Faltas: “La telefonata di Giovanni Paolo II fece il miracolo”

    Redazione3 Giugno 2022Nessun commento

    Dall’inviato Daniele Rocchi – Gerusalemme – “Avevamo festeggiato la Pasqua solo due giorni prima quando, il 2 aprile del 2002, gli israeliani entrarono a Betlemme con i carri armati e i mezzi blindati”: vent’anni dopo, padre Ibrahim Faltas, discreto della Custodia di Terra Santa, rievoca così l’assedio israeliano della Basilica della Natività, a Betlemme, durato 39 giorni. Il 29 marzo l’Idf, Esercito israeliano, aveva lanciato l’operazione “Scudo di difesa” in risposta agli attentati terroristici dei miliziani palestinesi delle settimane precedenti. In piena Seconda Intifada (2000-2005), le più grandi città della Cisgiordania erano state invase dall’esercito israeliano – Ramallah, Jenin, Tulkarem, Qalqilya, Nablus, Betlemme – in quella che è ricordata come la più grande operazione militare in Cisgiordania, dopo la guerra dei 6 giorni del 1967. A Ramallah l’allora presidente palestinese Yasser Arafat rimase isolato fino al 2 maggio nel suo quartier generale, sede dell’Autorità Palestinese.

    Betlemme, ingresso alla Natività (Foto Redazione)

    L’irruzione in basilica. “Per sfuggire alla cattura circa 240 miliziani palestinesi, tra loro anche civili, appartenenti a diversi gruppi di resistenza come Brigate al-Aqsa, Jihad islamica e Hamas, riuscirono a penetrare nella basilica sfondando – ricorda padre Faltas – la porta del nostro convento di santa Caterina, attiguo alla Natività. Ce li siamo ritrovati dentro il chiostro mentre fuori si sentivano bombardamenti e spari. Undici erano feriti. Abbiamo parlato con loro per convincerli ad uscire dal convento ma senza esito. Non volevamo gente armata dentro un luogo santo. Intanto gli israeliani avevano posizionato carri armati e cecchini all’esterno della Natività. Mandarli fuori significava esporli al massacro. Così abbiamo fatto una riunione tra francescani, ortodossi e armeni, vale a dire i tre riti che controllano la basilica, e deciso di ospitarli per quei pochi giorni necessari a risolvere la questione”. L’assedio si protrasse invece per 39 giorni e in questo periodo dentro la basilica si continuò a morire: gli israeliani riuscirono a uccidere 8 palestinesi e a ferirne altri 27. “In questo mese e più – continua padre Ibrahim – siamo rimasti senza luce e acqua, avevamo poco cibo. Gli israeliani avevano tagliato l’energia elettrica per impedirci di comunicare con l’esterno, ma siamo riusciti a mantenere i contatti telefonici usando prima la linea di Casanova, poi l’elettricità del campanile per ricaricare i cellulari, e successivamente la linea elettrica di una sala sotterranea degli ortodossi quando quella del campanile venne scoperta dai soldati. Sono stati forse i momenti più difficili della mia vita e di quella dei miei confratelli (eravamo 30 frati di 17 Paesi). Con noi in convento c’erano anche 4 suore minime, 4 monaci greci e 3 armeni”.

    Padre Ibrahim Faltas (foto diocesi Terni)

    “Occupati, assediati ma non ostaggi”. “Ci sentivamo occupati da dentro, ma non ostaggi, e assediati da fuori”. I cecchini israeliani non esitavano a sparare su chiunque capitasse a tiro all’interno della basilica. “Il 6 aprile – ricorda il francescano – mentre aprivo una finestra per cercare di vedere la vicina scuola di Terra Santa, di cui ero direttore, sono stato raggiunto da una serie di colpi sparati dai soldati israeliani appostati all’esterno. Fortunatamente all’udire gli spari mi sono gettato a terra e solo per miracolo mi sono salvato”. Alla preoccupazione per ciò che accadeva dentro la basilica si sommava anche quella per ciò che stava accadendo all’esterno, a Betlemme, città natale di Gesù, “Signore della pace”. La domanda di padre Ibrahim era sempre la stessa: “Quando finirà tutto questo?”. La risposta tardava a venire complice anche lo stallo diplomatico che nemmeno la missione del Segretario di Stato Usa, Colin Powell, riuscì a smuovere. I colloqui dell’inviato del presidente Usa, Bush, con il premier israeliano, Ariel Sharon e con il leader palestinese Yasser Arafat non portarono i frutti sperati. “Powell – continua il racconto del francescano – lunedì 15 aprile incontrò a Gerusalemme anche i capi delle Chiese promettendo loro di risolvere la questione. In quel momento sembrava ravvivarsi la speranza in un esito positivo dell’assedio. Speranza che si infranse ancora una volta sui carri armati israeliani che avevano stretto ancora di più d’assedio la basilica. Le violenze quotidiane chiamavano altre violenze. I miliziani palestinesi, da due settimane asserragliati nella basilica, a quel punto, decisero di uscire per tornare a combattere. A nulla servirono i tentativi di convincerli a restare”. “Uscire significava andare incontro a morte certa”.

    Foto Sir

    La telefonata del Papa. Ma quando tutto sembrava crollare definitivamente, una telefonata. “Una delle tante – pensavo – che in quei giorni ricevevo da giornalisti, da parenti, dai confratelli alle quali non sempre rispondevo per lasciare la linea libera a quelle del Custode di Terra Santa, padre Giovanni Battistelli, e del nunzio apostolico, mons. Pietro Sambi. Ma a quella telefonata risposi. Dall’altro capo del telefono c’era il patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah: ‘ciao Ibrahim, sono a Roma con il Papa che vuole parlarti’. Erano le tre del pomeriggio. Giovanni Paolo II mi chiese come stavamo, risposi: ‘grazie a Dio, stiamo tutti bene, Santità’. E lui, ‘Abbiate coraggio e continuate a custodire i luoghi santi, Prego per voi. Il Signore è con voi. Vi penso ogni momento, non abbiate paura’. Nel momento di maggior scoramento era arrivato il Papa a darci speranza. Quando i miliziani assediati nella basilica seppero della telefonata del Papa mutarono atteggiamento e decisero di rimanere. Ringraziarono il Pontefice per i continui appelli alla pace e criticarono i loro capi perché li avevano abbandonati. Quella telefonata evitò una carneficina”. Da quel momento i contatti tra le parti si intensificarono e la figura di padre Faltas si impose all’attenzione di tutti come quella di mediatore tra palestinesi e israeliani. “Questi ultimi – spiega il religioso – comunicavano con gli assediati attraverso di me perché mi conoscevano anche come rappresentante della Custodia davanti a israeliani e palestinesi. Conoscevo i soldati che assediavano la basilica e anche i palestinesi si fidavano di me, al punto che alla fine dell’assedio vollero uscire dalla basilica solo se scortati da me. Era il 10 maggio e finalmente era tutto finito”.

    Pace lontana. Almeno così sembrava. Alla gioia per la fine dell’assedio seguì il disincanto per una pace sempre più lontana. Ieri come oggi. “Di lì a poco – ricorda padre Faltas – vedemmo la costruzione del Muro di separazione. Sono da 33 anni in Terra Santa e non è cambiato nulla. Basta vedere quello che è accaduto in questi ultimi mesi tra attentati e morti dall’una e dall’altra parte. Ma di una cosa sono certo: Gerusalemme è una città unica. Se non ci sarà pace a Gerusalemme non ci sarà pace nel mondo. Sono sicuro che se israeliani e palestinesi troveranno una soluzione per Gerusalemme il conflitto israelo-palestinese finirà”.

    Fonte Agensir

     

    betlemme Giovanni Paolo II padre ibrhaim faltas terra santa

    Articoli correlati

    “Al Grest abbiamo messo i bambini al centro: così è cresciuta tutta la comunità”, la testimonianza

    17 Luglio 2026

    Nomadelfia torna a Piedimonte: in piazza lo spettacolo della fraternità

    17 Luglio 2026

    Piedimonte Matese. Il canto che non si è mai spento: la storia del Monastero SS. Salvatore torna a vivere in un libro

    16 Luglio 2026

    Suore degli Angeli, 135 anni di storia: una speranza che continua a generare futuro

    16 Luglio 2026
    Leave A Reply Cancel Reply

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    About Us
    About Us

    Clarus è una testata registrata presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con n.613 del 17/02/2004, con sede in via Scorciarini Coppola
    n. 234 - 81016 Piedimonte Matese.
    C.F. 82030210619
    Direttore responsabile Maria Grazia Biasi.

    Siti web diocesani
    Diocesi di Alife-Caiazzo
    Biblioteca Diocesana San Tommaso D'Aquino

    Our Picks

    Assisi, 21 febbraio 2026: esposizione delle spoglie di San Francesco

    23 Febbraio 2026

    Vaticano, 11 febbraio 2026. Madonna di Lourdes

    18 Febbraio 2026

    Milano, 6 febbraio 2026: Olimpiadi invernali Milano-Cortina

    6 Febbraio 2026
    New Comments
    • DIEGO DE ROSA su Acqua, fede e territorio: il prospetto dell’acquedotto dei conventi a Piedimonte d’Alife (1935)
    • ct 999 su L’ombra delle spie: la storia vera di Greville Wynne e Oleg Penkovsky nel mirino della Guerra Fredda
    • Salvatore su Sessa Aurunca. Cittadini, Associazioni e Politica compatti sul nome del vescovo Nogaro
    • Laura Alfano su Le caramelle di Nogaro. La dolcezza di un magistero rivolto a tutti, senza distinzioni di razza, religione, pensiero politico
    Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Termini e condizioni
    • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
    • Disconoscimento
    © 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Gestisci la tua privacy

    Per fornire le migliori esperienze, noi e i nostri partner utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie permetterà a noi e ai nostri partner di elaborare dati personali come il comportamento durante la navigazione o gli ID univoci su questo sito e di mostrare annunci (non) personalizzati. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.

    Clicca qui sotto per acconsentire a quanto sopra o per fare scelte dettagliate. Le tue scelte saranno applicate solamente a questo sito. È possibile modificare le impostazioni in qualsiasi momento, compreso il ritiro del consenso, utilizzando i pulsanti della Cookie Policy o cliccando sul pulsante di gestione del consenso nella parte inferiore dello schermo.

    Funzionale Sempre attivo
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
    Preferenze
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
    Statistiche
    L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
    Marketing
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
    Statistiche

    Marketing

    Funzionalità
    Sempre attivo

    Sempre attivo
    • Gestisci opzioni
    • Gestisci servizi
    • Gestisci {vendor_count} fornitori
    • Per saperne di più su questi scopi
    Gestisci opzioni
    • {title}
    • {title}
    • {title}

    Caricamento commenti...