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Stranger Things 4: la nuova stagione è adrenalinica e guarda al thriller più che alla fantascienza

La serie creata dai Duffer Brothers per Netflix torna a sorprendere e conquistare il pubblico

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Noemi Riccitelli – Alla fine della terza stagione, tutto sembrava aver preso la piega migliore nella sfortunata Hawkins, la cittadina fittizia dell’Indiana, dove si svolgono le vicende della serie Stranger Things, una delle prime e più note serie prodotte da Netflix, creata da Matt e Ross Duffer, registi, sceneggiatori e produttori cinematografici statunitensi.
Era il 2019 quando è andata in onda l’ultima stagione e ora la serie ritorna con un quarto capitolo diviso in due parti: la prima, disponibile dal 27 maggio e la seconda che sarà disponibile dal 1 luglio, per un totale di 9 episodi.
Stranger Things rappresenta dal 2016 una delle colonne portanti della piattaforma streaming, apprezzata da pubblico e critica, è valsa nel corso degli anni numerosi premi di rilievo, oltre che lanciare giovani attori e attrici, tra cui Millie Bobby Brown.

A seguito delle tragiche conseguenze causate dallo sconfinamento del Sottosopra (l’oscura dimensione parallela alla comunità di Hawkins) nella realtà, Undici (Millie Bobby Brown) si trasferisce in California insieme alla famiglia Byers, Joyce (Winona Rider), Jonathan (Charlie Heaton) e Will (Noah Schnapp): infatti, anche Jim Hopper (David Harbour) che si era preso cura di lei fino a quel momento, è scomparso nel vortice della realtà parallela, apparentemente senza lasciare traccia.
Nella nuova città, la vita della giovane ragazzina non è affatto facile, vessata dai ripetuti attacchi di bullismo dei suoi coetanei, cui cerca di sopravvivere scrivendo lettere a Mike (Finn Wolfhard), il quale rimasto a Hawkins, insieme a Dustin (Gaten Matarazzo), affronta l’inizio del liceo e le difficoltà che ne derivano.
Lucas (Caleb McLaughlin), loro migliore amico, sembra essere inebriato dal suo nuovo ruolo di giocatore nella squadra di pallacanestro della scuola e le discussioni con gli amici di sempre si fanno frequenti.
Max (Sadie Sink), invece, è ancora turbata dalla morte del fratellastro, per questo, si estrania dal gruppo, sentendosi incompresa.
Tutti, ancora una volta, anche Nancy (Natalia Dyer), Steve (Joe Keery) e Robin (Maya Hawke) si ritrovano uniti nel fronteggiare nuove, surreali sfide.

Difficile ridurre in poche righe una trama complessa e sfaccettata come quella di Stranger Things che, sin dalla prima stagione, ha mostrato caratteristiche peculiari, riportando in auge il genere di fantascienza, con la creazione di un mondo misterioso parallelo alla realtà, in grado di influenzarlo e dominarlo.
Non solo, la serie si caratterizza anche per un’ambientazione temporale unica: gli anni ’80.
Da qui, il piacevole effetto nostalgia che connota gli episodi: dai costumi, alle abitudini del tempo, ma soprattutto la musica, che coinvolge e arricchisce il girato di significato.
Non mancano anche riferimenti, che in questa stagione si fanno espliciti, al contesto socio-politico del tempo: la Guerra Fredda è una delle sotto-trame fondamentali del racconto.

Inoltre, la maggior parte dei personaggi sono adolescenti e, infatti, la serie si può definire come un lungo coming of age: gli stessi attori protagonisti sono cresciuti nel corso dei sei anni dalla prima uscita.
Non a caso, in quest’ultima stagione le preoccupazioni di tutti sono più intime, mature e profonde, seguendo le reali inclinazioni della fase adolescenziale.

Più cupa e intrigante diventa, in generale, la narrazione della serie stessa: i Duffer Brothers passano dall’elemento più genuinamente avventuroso e fantastico, a quello thriller che sfocia nell’horror: ci sono, infatti, diretti richiami a quest’ultimo genere, basti pensare al cameo di Robert Englund, attore noto per il suo ruolo nel film Nightmare.
Questo cambio di passo non stona, anzi, il ritmo della vicenda ne risulta rigenerato: accattivante e adrenalinico, il filo conduttore tira lo spettatore per tutta la durata degli episodi, che possono compararsi quasi ad un film a sé stante (1 ora e più circa per ogni puntata).

Il cast conferma una buona prova attoriale, adattandosi tanto ai momenti drammatici che alle situazioni più leggere e comiche, che si alternano in modo equilibrato, conferendo la giusta atmosfera alla serie.
Apprezzati e convincenti anche i nuovi personaggi introdotti: Eddie Munson (Joseph Quinn), Argyle (Eduardo Franco) e Enzo (Tom Wlaschiha).

Gli effetti speciali e il trucco sono finemente curati ma oltre a ciò, quello che colpisce e inquieta rispetto alle stagioni precedenti è la maggiore leva che si fa sulla soggezione psicologica infusa nello spettatore con scene anche brutali e violente, mirando a colpire con dettagli che coinvolgono sentimenti e disposizioni interiori delicate, che è quanto fa vacillare i protagonisti stessi.

Nel complesso, Stranger Things 4 si attesta, dopo la prima stagione, come una delle più interessanti e ben definite: lungo sì, ma un racconto ricco e mai noioso.
Appuntamento a luglio, per gli ultimi, attesissimi episodi.

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