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San Sisto, patrono di Alife e della Diocesi di Alife-Caiazzo. La festa e la storia

Il 10 e l'11 agosto le Celebrazioni presiedute da Mons. Giacomo Cirulli vescovo di Teano-Calvi e di Alife-Caiazzo. In Città fervono i preparativi

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Alife si prepara ai solenni festeggiamenti in onore di San Sisto I, papa e martire, patrono della Città e della Diocesi di Alife-Caiazzo; il novenario di questi giorni sul tema  “Ripartire da Cristo nella trasparenza di un’immagine” sta guidando i fedeli verso la festa puntando su contenuti e proposte di fede che uniscono la tradizione (la storia di San Sisto, il suo volto di uomo, i segni del suo pontificato…) all’esperienza di credenti e cristiani di oggi chiamati nella Storia ad essere un segno e un modello come lo fu il Santo martire: il Vangelo è la rotta e la meta, la scelta quotidiana.

Alla “Cappella fuori le mura” al termine della processione del 10 agosto, i fedeli rendono omaggio al Santo Patrono

La Chiesa Cattedrale, gremita in occasione dell’intronizzazione della statua del Santo lo scorso 1 agosto, da quella data ogni sera accoglie un numero di fedeli sempre crescente; la dimensione popolare di ogni festa patronale è anche partecipazione che nelle strade, nei luoghi di vita pubblica, sul sagrato della chiesa, nelle piccole botteghe e nei bar si fa socialità più intensa e sentita; ad Alife le relazioni della comunità “risentono” di San Sisto. Un segno importante di come storia e tradizione sono scritte nella vita della Città e ne regolano i ritmi in alcuni momenti dell’anno.
La solennità della festa è soprattutto nelle Celebrazioni eucaristiche, nelle processioni, nelle preghiere singole e comunitarie che ognuno porterà al Santo Patrono, nella manifestazione di fede più antica ed intima che si vive nella veglia alla “Cappella fuori le mura” nella tarda serata del 10 agosto al termine della processione, o all’all’alba del giorno seguente nelle Messe lì celebrate per quelli della prima ora…
Sarà la presenza del Vescovo S. E. Mons. Giacomo Cirulli a dare alla Chiesa locale e a quella diocesana il segno dell’unità intorno al Patrono, intercessore presso Dio, e a indicarlo come modello di fede e di testimonianza. Mons. Cirulli presiederà la Santa Messa il 10 agosto alle 20.00 a cui prenderanno parte tutti i sacerdoti della Diocesi di Alife-Caiazzo; al termine, il sagrato della Cattedrale gremito di folla saluterà l’uscita del Patrono dalla chiesa e al suono della banda e delle campane San Sisto procederà verso la Cappella fuori le mura, luogo che secondo la tradizione accolse le reliquie del Santo nel 1131 (’32).
Il giorno seguente, festa del Patrono, al termine della processione cittadina il Vescovo presiederà di nuovo la Concelebrazione eucaristica alle 20.00 (SCARICA IL PROGRAMMA COMPLETO).

Storia  San Sisto I, papa e martire

Dall’Annuario della Diocesi di Alife-Caiazzo (2017)
Secondo il Liber Pontificalis, Xystus era romano, figlio di Pastore, proveniente dalla Via Lata, VII regione dell’Urbe, che all’epoca della sua nascita – I sec. d. C. – era una città cosmopolita, con un milione di abitanti, di ogni razza e religione, centro dell’Impero, governato da M. Ulpio Traiano ed esteso in Oriente e in Occidente, nel quale i cristiani muovevano timidamente i primi passi.
Secondo gli atti di S. Alessandro, mentre Sisto, quale vescovo itinerante, presumibilmente vicario del vescovo di Roma Alessandro, era in cammino apostolico verso l’Oriente, sopraggiunta la notizia della morte del Pontefice, fu atteso in preghiera nella casa della nobile Severina e, al suo arrivo, eletto vescovo di Roma: fu il settimo, dopo Pietro, Lino, Cleto, Clemente, Evaristo, Alessandro. Suo, sembra il nome inserito nel Canone romano. Resse la chiesa presumibilmente dal 115, per 10 anni, 3 mesi e 2 giorni, preoccupandosi di dare dignità e decoro alla celebrazione eucaristica. Secondo diversi testi medievali, ordinò che al canto del Sanctus, si unissero clero e popolo, che i vasi sacri fossero toccati solo dai sacerdoti e che fossero di lino il purificatoio e il corporale per la Mensa. Inviò missionari nelle Gallie, tra cui anche S. Pellegrino, e dispose che coloro che venivano in visita al Papa, non tornassero nelle loro chiese locali senza le lettere di comunione con il successore di Pietro e quindi con la Chiesa universale. Secondo il Martirologio di Usuardo il giorno 6 aprile fu il dies natalis, giorno della nascita al cielo, del Beato Sisto, coronato del martirio, probabilmente decapitato come si addiceva ai cittadini romani, al tempo dell’imperatore Adriano. Era l’anno 125. Venne seppellito sulla via Aurelia.
Secondo la tradizione alifana, autore della traslazione delle sue reliquie da Roma in città, fu Rainulfo di Alife.
Questi, figlio del Conte Roberto e di Caiatelgrima, nel 1119 era Conte di Alife, Caiazzo, Airola, Aversa, Avellino, Morcone, Sant’Agata dei Goti e Telese, signore di Siponto e Monte S. Angelo, senza contare il possesso di numerose altre terre in Campania e in Abruzzo. Aveva in moglie la sorella di Ruggiero, conte di Sicilia, la principessa Matilde di Hauteville, da cui ebbe un figlio, Roberto.
Il conte, per le ambizioni del cognato, si trovò ben presto coinvolto in una lunga serie di conflitti nel complicato groviglio della situazione politica meridionale del XII secolo. In seguito allo scisma creatosi a Roma nel 1130 con l’elezione di Innocenzo II da una parte, e Pietro figlio di Pierleone de’ Frangipani col nome di Anacleto II, dall’altra, Rainulfo fu mandato dal re ad accompagnare l’antipapa a Roma, mentre gli sottraeva la contea di Avellino e metteva in atto il rapimento della contessa Matilde e del figlio, ai fini di una ritorsione.
Trovandosi a Roma, il conte chiese le reliquie di un Santo da collocare nella cripta della Cattedrale che egli voleva edificare quale perla preziosa della città di Alife, da lui considerata futura capitale del proprio feudo, come attestano i resti del castello e dell’edilizia religiosa. Secondo la descrizione del frammento della Istoria di Allifo, attribuita ad Alessandro, abate di Telese, Rainulfo ottenne dall’antipapa Anacleto le reliquie di San Sisto I, e le trasportò nella sua città di Alife. I cittadini di Alatri, che attingono alla medesima fonte, sostengono che parte delle Reliquie si siano fermate nella loro città. Dopo l’arrivo in Alife, avvenuto presumibilmente nell’inverno del 1131 (o ’32), esse furono dapprima collocate nella Cappella extra moenia e poi solennemente poste nella cripta della Cattedrale, ove restarono sino all’8 aprile 1716, quando il vescovo Mons. Angelo Maria Porfirio (1703-1730), scesovi nottetempo, dopo aver fatto scavare a lungo, le ritrovò sotto l’altare principale. Il 6 agosto 1716 nella sacrestia della Cattedrale, ne fu fatta la ricognizione anatomica da Domenico Boccaletti, come racconta lo storico Niccolò Giorgio, testimone oculare dell’evento, e l’11 agosto furono solennemente portate in processione.
Da allora egli è segno di speranza per il popolo, che a lui si rivolge con il canto:
Jé Santo Sisto nostro / protettori jé bello
ca rient’a sta città / jé cii sei cjioello.
Appriesso a Dio tu sei / i no gran signore
jé santo Sisto / nostro protettore.
E sempre sia lodato, / San Sisto a Dio fedel
nostro avvocato.

Sull’epigrafe posta sul pavimento marmoreo, all’ingresso della cappella dedicata al Santo nella Cattedrale, troviamo incisa l’invocazione corale della città di Alife: “Siamo tua gente, o Sisto, guardaci con occhio benevolo, sii tu luce, vita e salvezza del nostro popolo”.

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