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A San Potito Sannitico “Carne Viva” della giornalista e scrittrice Nadia Verdile

Storie di famiglie e di emigrazioni, di donne e di diritti negati: la Pro Loco Genius Loci dà appuntamento a venerdì 14 ottobre nella Biblioteca comunale

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La giornalista e scrittrice Nadia Verdile sarà a San Potito Sannitico per la presentazione del libro Carne viva. Una saga italiana tra Otto e Novecento edito da Pacini Fazzi Editore. L’appuntamento a cura della Pro Loco Genius Loci è per venerdì 14 ottobre alle 18.30 presso la Biblioteca comunale di Via Sala. Dialogheranno con lei il Consigliere delegato alla Cultura Francesco Biondi, la giornalista Adele Consola, e il sindaco della città Francesco Imperadore: “Siamo onorati di avere nella nostra piccola comunità la giornalista e scrittrice Nadia Verdile. Con piacere ospiteremo la presentazione di un libro il libro che ha raccolto grandi consensi di critica e apprezzamento dei lettori e ha raggiunto e superato il traguardo della terza ristampa”, le sue parole alla vigilia dell’evento.

Un libro che seppur ambientato in Molise, ben riflette la saga di numerose famiglie del Mezzogiorno negli anni della emigrazione verso gli Stati Uniti d’America: il dialetto, i nomi, le vicende felici e tristi dei protagonisti riproducono a specchio quelle di tanti uomini e donne e bambini che anche da questo versante matesino compirono le medesime esperienze: sono fatti ancora vivi nella memoria collettiva di cui l’autrice si fa indirettamente portavoce.
Clarus ha recensito il libro e volentieri torna sui suoi contenuti offrendo ai lettori che ancora non hanno conosciuto Carne Viva la possibilità di entrare tra le pagine incalzanti con cui l’autrice racconta la sua famiglia ma anche se stessa. È solo la premessa all’incontro di venerdì per quanti sceglieranno di ascoltare dal vivo il racconto, la sua genesi ma anche il seguito…

 La recensione*  Un romanzo storico, di sole verità, di narrazioni, che fotografano un Molise a due marce, quello dei ricchi e quello di categorie “altre” divise al loro interno ancora in base ad una maggiore o minore povertà, ma tutte, accomunate dal denominatore comune della sottomissione, dell’ignoranza…
Il tutto nella cornice di una Italia postunitaria reduce delle azioni violente del brigantaggio, priva di una classe politica capace di pensare ed accompagnare il nuovo percorso sociale ed economico dei cittadini, vinta dalla rassegnazione che accompagna la vita del popolo che l’autrice descrive.
È una storia a cielo aperto, quella di Verdile, su cui piovono sentimenti contrastanti: diritti negati, amori soffocati, violenza, morte, religiosità popolare, fede contadina, malattie, sogni soltanto sognati, motivati tentativi di riscatto; non manca mai a più riprese, tra le nubi che soffocano l’aria, uno spiraglio di luce, un motivo portante: la musica (e la cultura) diventano la salvezza a cui più volte si aggrappano i protagonisti.
Nadia Verdile dipinge a chiare linee il Molise di cui è originaria grazie ad una accurata ed esauriente ricerca d’archivio e ad un fortuito convogliare di fatti, notizie, narrazioni, aneddoti, documenti privati che le si sono offerti non appena ha intrapreso questo viaggio di ricerca, storica e interiore da cui è emersa la forza dell’autrice-donna, attenta proprio a loro… alle femmine, sfruttate, pagate male, violentate, insultate e poi miracolosamente amate, rispettate, curate…
A lei il merito di aver ricomposto una storia di respiro universale in cui sul tema dell’emigrazione, familiare a tutto il Sud, ci ritroviamo tutti perché sfiorati inevitabilmente da tante simili partenze con casse e valigie di cartone, con la fame nello stomaco, l’aspirazione di un futuro diverso per le “piccole creature” e un biglietto di sola andata per la Merica.
Concetta e Umberto sono i protagonisti trasversali di una storia in cui parlano la politica, il sistema scolastico, l’economia, i paesi e le città, i sistemi familiari: tutti aspetti che l’autrice definisce ancora carne viva in quel contesto che ancora oggi attende l’America, ma non quella geografica dove rifugiarsi per la fame urgente di pane e riscatto sociale, ma l’America in quanto “altro” e “oltre”, possibilità di sviluppo e di lavoro, spazi di cultura e di progresso…ma questa volta più facilmente raggiungibili, a due passi da casa.

È una storia di ieri, ma anche una riflessione sull’oggi, per comprendere quanta strada è stata percorsa verso i diritti e servizi che contribuiscono a dare dignità e prospettive di futuro all’Italia dei centri minori, spesso ancora invisibili.
Ma è anche e soprattutto storia di amore e fedeltà che salvano e liberano.

* www.clarusonline.it 29 giugno 2021 (link)

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