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Giovani e lavoro per nutrire la speranza. Il primo maggio un pensiero a chi attende risposte per il futuro

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Annamaria Gregorio – Dal 1955 si celebra nella Chiesa la festa di San Giuseppe lavoratore, istituita da papa Pio XII proprio il primo maggio, perché tale data, già importante a livello sociale, potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici. Ogni anno anche i Vescovi italiani lanciano un Messaggio per questa giornata, come stimolo rivolto alle comunità e alle autorità civili, per rendere il lavoro sempre più a dimensione umana e attento alla dignità di ogni uomo e donna. Quest’anno il suggestivo titoloGiovani e lavoro per nutrire la speranzareca un forte desiderio, auspicato anche da Papa Francesco nell’esortazione apostolica Christus vivit, di dare nuove opportunità ai giovani.

Un quarto della popolazione giovanile del nostro Paese non trova lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno” – osservano i Vescovi. Di qui un’analisi sui problemi emersi nel mondo del lavoro: la crisi demografica in corso, la posizione delle giovani donne senza opportunità lavorative e sociali; il numero elevato di giovani che lasciano il Sud, le Isole e le aree interne, per trovare lavoro non solo al Nord ma anche all’estero; la precarietà lavorativa che vivono molti giovani: “dove scarseggia la domanda di lavoro i giovani sono sottopagati, vedono frustrate le loro capacità e competenze e perciò interpellano la coscienza dei credenti in tutti gli ambiti lavorativi e professionali. Si avverte la fatica di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro, per cui molte professionalità non trovano accoglienza nei giovani”. Un particolare riferimento è per i cosiddetti NEET (acronimo dall’inglese Not engaged in Education, Employment or Training), cioè coloro che non studiano né lavorano, e che rischiano di finire nelle reti della criminalità, del gioco d’azzardo, del lavoro nero e sfruttato, del mondo della droga e dell’alcolismo.

Non manca un monito allo Stato: “Sollecitiamo la politica nazionale e territoriale a favorire l’occupazione giovanile e facciamo sì che il rapporto scuola-lavoro, garantito nella sua sicurezza, aiuti a frenare l’esodo e lo spopolamento, soprattutto nei territori con maggiore tasso di disoccupazione”.

Anche al Chiesa deve fare la sua parte: “Vorremmo che le comunità cristiane fossero sempre più luoghi di incontro e di ascolto, soprattutto dei giovani e delle loro aspirazioni, dei loro sogni, come anche delle difficoltà che essi si trovano ad affrontare  (…) Ascoltare questi giovani ci aiuta ad incontrarli, assieme a tanti altri che hanno sicuramente molto da dire, ai quali ci offriamo come compagni di viaggio. Vogliamo trovare il modo ed il tempo per sognare il loro stesso sogno di un’economia di pace e non di guerra; un’economia che si prende cura del creato, a servizio della persona, della famiglia e della vita; un’economia che sa prendersi cura di tutti e non lascia indietro nessuno”.

L’augurio dei Vescovi è quello di creare, con l’azione dello Spirito, alleanze tra l’economia, la finanza, la politica, la cultura per costruire reti di accompagnamento per le nuove generazioni (link).

Al tempo del Covid, la Diocesi di Alife-Caiazzo, attraverso l’Ufficio referente, ha lanciato una nuova pagina facebook dedicata al mondo del lavoro e in particolare ad alcune testimonianze dal territorio. Clicca per accedere. 

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