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Napoli, Maurizio De Giovanni: “Lo scudetto è un ulteriore riflettore che illumina una città che già è in forte e consapevole crescita”

Il racconto dello scudetto del Napoli dalla voce di un partenopeo doc: Maurizio De Giovanni ci aiuta ad entrare nella festa dalla porta principale: dettagli e racconti per comprendere pienamente il significato di questo momento per la città e i suoi figli

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Gigliola Alfaro – La squadra del Napoli, da giovedì 4 maggio, dopo il pareggio con l’Udinese 1 a 1, è matematicamente campione d’Italia. Uno scudetto atteso da 33 anni dai tifosi napoletani, dopo i due vinti nel 1987 e nel 1990. Tra i tifosi della squadra c’è anche uno scrittore tra i più amati negli ultimi anni in tuta Italia, che ci ha regalato personaggi che sono entrati nel cuore di tutti grazie ai suoi libri e anche alle fiction che ne sono state tratte, come il commissario Ricciardi, i “bastardi di Pizzofalcone” e Mina Settembre. Ed è proprio con Maurizio De Giovanni che commentiamo la vittoria dello scudetto da parte del Napoli.

Quali sentimenti prova dopo la vittoria matematica dello scudetto da parte del Napoli? Sono tifoso della squadra del Napoli, perché sono napoletano. C’è un rapporto identitario fortissimo tra la città e la squadra del Napoli perché è l’unica grande città che ha una squadra sola, nella quale i napoletani si riconoscono fortemente.

A chi vuole dedicare questa vittoria?
Il pensiero in questo momento deve andare, per me, soprattutto a tutti i napoletani che non ce l’hanno fatta a vedere questo risultato, a tutti i napoletani che non hanno provato questa gioia. Trentatré anni è un periodo lungo, una generazione se n’è andata nel frattempo, c’è stato qualcuno che ha visto gli scudetti precedenti e che ha aspettato un trionfo nuovo e non lo ha visto.Un’altra categoria di persone a cui si pensa poco è costituita dai napoletani che non vivono a Napoli, che sono tantissimi e mantengono un rapporto fortissimo con la propria identità e con la città, ma che portano avanti questa identità con difficoltà perché i napoletani non sono ben visti, lo vediamo purtroppo di domenica in domenica, quando si gioca. Non li dobbiamo dimenticare in questo momento di gioia, innanzitutto per loro questo è un trionfo, finalmente possono guardare gli altri con un sorriso stampato sul volto, fieri di se stessi e di quello che la squadra ha regalato.

La lunga attesa ha reso ancora più bella la vittoria?
No, credo che sarebbe stato meglio se fosse arrivato prima. In questi trentatré anni ne sarebbero potuti arrivare altri tre, per esempio, sarebbe stato molto bello, però va bene così, non dobbiamo lamentarci, dobbiamo essere molto contenti, dobbiamo essere fieri di quello che la squadra ha fatto, ma soprattutto per la dimostrazione che questa squadra ha dato: che è possibile fare impresa in questa città, è possibile farlo con le idee, è possibile farlo in maniera finanziariamente sostenibile. Perché questo va ricordato: è una squadra senza debiti, a fronte di squadre che hanno fatto centinaia e centinaia di milioni di capitalizzazioni in questi anni e che poi sono finite largamente indietro. Il Napoli è una squadra che ha il quinto monte ingaggi in Italia e vince il campionato con pieno merito, con cinque giornate di anticipo e con venti punti medi di distanza sulle inseguitrici.

Lei ha parlato di una forte identità tra la città e la squadra. Secondo lei, quindi, ha un sapore diverso la vittoria dello scudetto per i napoletani?
Sì, è diversa da tutto. Perché ovunque il campionato venga vinto c’è mezza città che non condivide questa gioia, anzi che è contrapposta a questa gioia: quando vince l’Inter ci sono i milanisti delusi, quando vince la Juventus ci sono i tifosi del Torino, quando vince la Roma ci sono i tifosi della Lazio. Napoli è l’unico luogo dove la gioia è totalmente condivisa; al di là di piccole frange di tifoserie di altre squadre che ci sono dovunque, qui non c’è un’altra anima, c’è un’anima sola. E quest’anima sola è integralmente coinvolta in questa gioia. Quindi, posso dire che questa è l’unica grande realtà metropolitana italiana che conta un milione e mezzo di abitanti – ci sono poi città come Firenze o Bologna dove c’è una squadra sola – che ha una squadra sola. Possiamo affermare, allora, che la gioia che si vive qui non si vive da nessuna altra parte.

Foto ANSA / GABRIELE MENIS

Per questa vittoria dello scudetto è ancora corretto parlare anche di riscatto della città?
Le rispondo con forza di no! Napoli non è più la città della fine degli anni Ottanta, quando la città era ridotta in ginocchio dal terremoto, dalla ricostruzione sbagliata che fu fatta dopo, dalle faide di camorra, una citta terribile in cui non si poteva uscire la sera. Oggi è una grande capitale europea, con un incremento turistico a tre cifre nell’ultimo decennio in percentuale, è una città effervescente dal punto di vista culturale, la città più rappresentata nei film e nelle fiction, con dei poli museali straordinari, in grandissima crescita, sebbene con tante ombre, tante difficoltà, con tanto degrado, come tutte le grandi capitali del Sud del mondo, a cui va avvicinata. Dobbiamo pensare a Napoli come a Buenos Aires, ad Atene, a Istanbul. In questo senso, non credo che il calcio debba costituire un riscatto. Questa vittoria dello scudetto è un ulteriore riflettore che illumina una città che già è in forte e consapevole crescita. Quindi, ribadisco, non si può parlare di riscatto, secondo me.

Non possiamo dire neppure che questa vittoria è stata un “miracolo”, vero?
No. Il Napoli è l’unica squadra italiana che negli ultimi quindici anni è stata stabilmente nelle coppe europee, negli ultimi dieci anni si è classificata quattro volte seconda e tre volte al terzo posto. E sappiamo bene oggi, da quello che sta succedendo nelle aule dei tribunali, che ci sono delle ombre su chi ha vinto il campionato negli ultimi dieci anni. Non credo proprio che si possa parlare di “miracolo”, anzi con Troisi possiamo dire: “Scusate il ritardo”.

Dopo la vittoria matematica le strade di Napoli e della provincia si sono colorate di azzurro, di fuochi di artificio, di caroselli e di tanta gioia, ma contemporaneamente si sono contati un morto e alcuni feriti…
Il prefetto di Napoli, Claudio Palomba, ha chiarito che il morto e i feriti rientrano in un episodio completamente separato dai festeggiamenti per lo scudetto.Dunque, non mischiamo le cose: probabile che abbiano approfittato dei festeggiamenti per un regolamento di conti, visto che il prefetto di Napoli ha escluso con chiarezza che il morto e i feriti rientrino nell’ambito dei festeggiamenti, anzi ha chiarito che nei festeggiamenti ci sono stati dei feriti di lievissima entità, che sono stati prontamente soccorsi dai presidi medici che erano stati predisposti. Possiamo parlare, perciò, di una festa che è andata benissimo e dobbiamo ringraziare di questo le istituzioni che hanno predisposto il territorio per una festa che è stata solo una festa e basta.

In un suo prossimo libro pensa di parare di questo terzo scudetto del Napoli?
Non tratto di “argomenti religiosi” nei miei libri, per me è un argomento di “fede” – qui lo scrittore ride, alla battuta -, sono più interessato a fare una rappresentazione teatrale su questo, in maniera tale da ricordare questo meraviglioso momento. Forza Napoli, sempre!

Fonte SIR

 

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