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Intervista/ Elezioni europee, 100 giorni al voto. Partecipare per continuare insieme

Intervista a Jaume Duch, direttore generale della comunicazione dell’Euroassemblea: sguardo sulle pesanti conseguenze della Brexit e appello ai giovani a cui l'Europa garantisce vantaggi e opportunità di studio e di lavoro

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Bruxelles, 22 febbraio 2024: visita del Parlamento europeo e conferenza stampa di presentazione campagna elettorale voto elezioni giugno – foto SIR/Marco Calvarese

“Usa il tuo voto”: è lo slogan adottato dal Parlamento europeo per invitare i cittadini dei 27 Paesi membri dell’Ue a partecipare alle elezioni del 6-9 giugno (in Italia si voterà sabato 8 e domenica 9). A 100 giorni esatti dal voto, Gianni Borsa e Marco Calvarese, giornalisti del SIR hanno intervistato intervistato Jaume Duch, direttore generale della comunicazione dell’Euroassemblea.

Perché un cittadino dovrebbe recarsi alle urne tra 100 giorni?
Perché partecipare alle elezioni significa utilizzare il proprio voto per decidere. Ma decidere cosa? Prima di tutto stabilire chi mi rappresenterà nel Parlamento europeo, chi saranno cioè i deputati che assumeranno decisioni importanti anche nel mio nome. Allo stesso tempo si tratta di compiere una scelta che riguarda le priorità e le soluzioni politiche più vicine al proprio pensiero. L’Unione europea, come sappiamo, è una democrazia: le stesse ragioni che sono valide per votare nelle elezioni locali o nazionali, valgono per il rinnovo del Parlamento europeo.

Una democrazia che ha un peso rilevante per la vita dei cittadini?
L’Unione europea è diventata fondamentale per le nostre vite e se qualcuno non se ne fosse accorto 5 anni fa, probabilmente lo ha appreso con il tempo. Quando, ad esempio, ha visto come l’Unione europea ha affrontato la Brexit; oppure come ha lavorato per contrastare la pandemia Covid-19; quando ha visto in azione l’Unione nel creare unità intorno all’Ucraina aggredita dalla Russia. Ci si è progressivamente resi conto che l’Unione europea gioca ormai un ruolo fondamentale nelle nostre vite.

Jaume Duch, foto Europarlamento

La comunicazione istituzionale, con lo slogan “Use your vote” deve raggiungere milioni e milioni di cittadini…
Dobbiamo arrivare a parlare a 370 milioni di persone che godono del diritto di voto per il rinnovo dell’Europarlamento. E questo, ovviamente, è molto difficile. Abbiamo dunque bisogno di aiuto, direi prima di tutto il sostegno dei media. I media con il loro lavoro possono informare sulla politica europea e anche segnalare l’importanza delle stesse elezioni europee. Ma anche noi, come istituzione, proviamo a metterci in contatto con i cittadini, per esempio tramite i social media. I quali sono divenuti assolutamente importanti perché ci sono milioni di cittadini che assumono informazioni (ma anche disinformazione…) attraverso i social. E poi ci sono dei giovani che ci aiutano, ci sono delle associazioni, organismi ed enti, la Commissione europea, molti Stati membri… Si tratta di una campagna che dev’essere condotta non soltanto dal Parlamento europeo, ma da diversi altri protagonisti.

Previsioni per l’affluenza elettorale?
A 100 giorni dalle elezioni europee se guardiamo ai sondaggi, se consideriamo le informazioni che ci arrivano, il messaggio di fondo è che questa volta ci sarà ancora più gente disposta a votare. Nel 2019 c’era stato un incremento della partecipazione abbastanza significativo: 9 punti in più rispetto al 2014: il 51% dei cittadini europei ha votato cinque anni fa. Ma siamo convinti che si possa fare ancora meglio. È per questo che le 15 settimane che mancano al voto sono importanti per fare in modo che tutti i cittadini che adesso dicono “sì, io andrò a votare” alla fine non lo dimentichino e si rechino ai seggi.

Si diffonde la sensazione che disinformazione e fake news possano mettere in pericolo il momento democratico. Cosa ne pensa?
Certo, la disinformazione è un vero problema, l’abbiamo visto in questi ultimi anni anche nei processi elettorali nazionali in diversi Paesi. La circolazione della disinformazione, delle fake news, delle bugie tramite i social media ha avuto conseguenze dal punto di vista politico. Dunque dobbiamo essere pronti a lottare contro la disinformazione a livello europeo. E questo è un compito assai arduo. È un lavoro che dobbiamo affrontare tutti insieme come parte della nostra responsabilità civica. Ciò vale per i mass media, le istituzioni pubbliche, i fact-checkers, e per tutti coloro che lavorano nel campo della lotta contro la disinformazione. Comprese i giganti di internet, i quali hanno l’obbligo, grazie alla legislazione europea, di controllare i contenuti che fanno circolare tra i cittadini europei.

Se dovesse mandare un messaggio ai giovani chiamati al voto, cosa direbbe?
Io direi che le elezioni europee questa volta saranno importanti per decidere dove andiamo: se procediamo insieme oppure se andiamo ciascuno per la sua strada, per i prossimi 5 anni ma anche oltre. Se c’è una parte della società che probabilmente subirà le conseguenze, positive o negative, di questo voto e di tali decisioni, questi sono i giovani, soprattutto i più giovani, quelli che voteranno per la prima volta. Giovani che sono anche la parte di popolazione “più europea”, perché sono nati in un ambiente europeo, dove tutto ciò che è “europeo” è “normale”. Ma occorre rendersi conto che quello di cui disponiamo oggi, anche grazie all’Unione europea, non sappiamo se lo avremo ancora fra 5 o 10 anni. Basta vedere quello che è successo nel Regno Unito, con la Brexit, dove i giovani britannici non hanno più quei vantaggi e quelle opportunità su cui voi, giovani europei, potete contare. Dunque sì, le elezioni europee sono importanti e, probabilmente, sono allo stesso livello di un’elezione nazionale.

Fonte SIR 

Bruxelles, 22 febbraio 2024: visita del Parlamento europeo e conferenza stampa di presentazione campagna elettorale voto elezioni giugno – foto SIR/Marco Calvarese

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