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Il digiuno in Quaresima, un atto di conversione

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La Quaresima è tempo di astinenza e preghiera, tempo di rinunce, di scelte forti e pratiche che evocano l’essenzialità che accompagna il cristiano nei quaranta giorni precedenti alla Pasqua. Tra esse il digiuno, una forma di penitenza che permette al credente di sentirsi più vicino a Gesù, di fare la Sua volontà. Attraverso il digiuno, che si esprime nell’astenersi dal consumo della carne e di cibi sofisticati, il cristiano esercita un controllo su sé stesso, tenendo lontano da sé le tentazioni e così prepararsi ad accogliere il mistero della Resurrezione con l’animo leggero.

Paolo Morocutti – L’origine del digiuno cristiano può essere rintracciata nelle pratiche ebraiche che risalgono all’Antico Testamento. Nel cristianesimo, il digiuno ha assunto una forma specifica basata sugli insegnamenti di Gesù Cristo e sulla tradizione apostolica. Gesù stesso praticò il digiuno e insegnò ai suoi discepoli l’importanza di questa pratica. Nei Vangeli, ad esempio, viene narrato il digiuno di quaranta giorni che Gesù compì nel deserto prima dell’inizio del suo ministero pubblico. Nel corso dei primi secoli del cristianesimo, il digiuno divenne una disciplina spirituale regolare e importante tra i fedeli. Nel II secolo il digiuno iniziò ad essere associato al periodo della Quaresima, un periodo di quaranta giorni di preparazione spirituale in vista della Pasqua.

Questo periodo rifletteva i quaranta giorni di digiuno di Gesù nel deserto e i quaranta giorni di digiuno di Mosè sul Monte Sinai. Nel corso dei secoli, la pratica del digiuno si è consolidata nella Chiesa, con periodi di digiuno e astinenza che sono diventati parte del calendario liturgico, come la Quaresima o il periodo dell’Avvento. Il digiuno cristiano è stato concepito come un atto di conversione, di rinuncia e di mortificazione del corpo per favorire la crescita spirituale, la preghiera, la riflessione. Il digiuno ha un significato profondo e diversi fondamenti che si riflettono nella pratica spirituale dei fedeli. Nella prassi spirituale cristiana è intrinsecamente associato alla penitenza e alla conversione spirituale.

Attraverso l’atto del digiuno, i cristiani cercano di esprimere il loro pentimento per i peccati commessi, di allontanarsi dalle tentazioni e di avvicinarsi a Dio con un cuore contrito. Il digiuno può servire come un momento di riflessione e di rinnovamento spirituale, richiede disciplina per rinunciare al cibo o ad altre forme di piacere per un periodo di tempo determinato. Questa pratica aiuta i cristiani a sviluppare la virtù del dominio di sé e a liberarsi dalle dipendenze. In tal modo, il digiuno può favorire la crescita spirituale e la maturità nella fede. Il digiuno può anche essere interpretato come un atto di solidarietà con i poveri e i bisognosi. Rinunciando a una parte del cibo o delle risorse durante il digiuno, i cristiani possono riconoscere la sofferenza degli altri e sentirsi chiamati a condividere ciò che hanno con coloro che sono privi dei beni essenziali. Questo aspetto del digiuno richiama l’importanza della giustizia sociale e della carità cristiana. Il digiuno può facilitare un maggiore impegno nella preghiera e nella ricerca di una maggiore intimità con Dio.

Quando si rinuncia al cibo o ad altre distrazioni materiali, ci si apre a una maggiore consapevolezza spirituale e si può dedicare più tempo alla preghiera, alla meditazione e alla lettura spirituale. È importante sottolineare che il digiuno cristiano non è solo un’osservanza esterna, ma richiede anche un atteggiamento interiore di sincero amore e desiderio di crescita spirituale. Ogni persona può vivere il digiuno in modo personale, seguendo le tradizioni e le indicazioni della Chiesa e della propria comunità. Il digiuno è un aspetto importante nella vita di Gesù e nei Vangeli viene riportato che egli ha digiunato per quaranta giorni nel deserto. I cristiani vedono il digiuno come un modo per imitare l’esempio di Gesù, per seguire le sue orme e per unirsi a lui nella sua esperienza di rinuncia e sacrificio. Attraverso il digiuno, i cristiani possono sperimentare la privazione e la rinuncia a qualcosa di materiale.

Questa esperienza può aiutarli a sviluppare la gratitudine per i doni ricevuti da Dio e per i beni di cui godono quotidianamente. Inoltre, può creare un senso di solidarietà con coloro che vivono nella privazione e nella povertà. Il digiuno può anche essere considerato come un’offerta a Dio, un modo per dedicare un periodo di tempo specifico alla preghiera, alla riflessione e al servizio. Attraverso il digiuno, i cristiani possono esprimere il loro amore e la loro devozione a Dio, offrendo la loro volontà e la loro disciplina come un segno di fedeltà e di amore riconoscente e consapevole.

Fonte SIR

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