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    Home»Chiesa e Diocesi»Maria Madre di Dio, icona di umanità e fedeltà assoluta. Commento al Vangelo del primo gennaio
    Chiesa e Diocesi Commento al Vangelo

    Maria Madre di Dio, icona di umanità e fedeltà assoluta. Commento al Vangelo del primo gennaio

    Redazione31 Dicembre 2025Nessun commento

    di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
    Comunità Monastica di Ruviano

    Maria Santissima Madre di Dio – Circoncisione di Gesù
    Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21

    Circoncisione di Gesù (affresco bizantino)

    Come è illusoria quell’espressione “anno nuovo, vita nuova” che tante volte si ripete e che, in questi giorni, ci siamo detti esplicitamente o implicitamente … espressione illusoria perché, diciamoci la verità, il semplice trascorrere del tempo sul calendario, secondo una convenzione che ci siamo dati e secondo i calcoli astronomici che la scienza ha fatto per computare un’intera rotazione della Terra attorno al sole, non cambia nulla nelle nostre vite! … L’unica cosa che davvero avviene e che ci facciamo più vecchi; ma la “vita nuova” è ben altro ed è possibile solo grazie a ben altro! Certo, il trascorrere del tempo ci mostra la grazia di un tempo ulteriore che ci è dato, tempo da vivere e da riempire di bellezza e di senso, tempo da non sprecare né da far scorrere e basta; quanto però al novum, all’ulteriore che ogni uomo (coscientemente o incoscientemente) si attende, l’anno nuovo, il cambio di cifra sul calendario, non ha alcun peso o valenza; il novum, l’ulteriore, è possibile a pieno solo se sappiamo cogliere, all’interno del quotidiano che ancora si apre dinanzi a noi, la benedizione di Dio! Proprio per questo la liturgia di questo giorno, ottava del Natale e primo del nuovo anno, si apre con la pagina del Libro dei Numeri in cui il Signore consegna a Mosè la parola da dire ad Aronne, capostipite dell’ ordine sacerdotale in Israele, parola con cui dovrà benedire il popolo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca, il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia, il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace. Così – aggiunge – porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò». La benedizione. Non è atto scaramantico, protettivo, come purtroppo spesso è letto anche da tanti cristiani; no, la benedizione è la salvezza di Dio, la sua presenza che fa essere, sostiene e dà pace, presenza che si “insinua” nell’umile quotidiano. La benedizione non è atto eclatante di salvezza (come per esempio l’apertura del Mar Rosso!), ma è lo “scorrere” di Dio nelle “vene” della nostra vita di ogni giorno; la benedizione è quella realtà per cui la terra dà frutto, l’umanità è feconda, la vita produce umilmente frutti di amore, gli uomini sanno incontrarsi nella pace e nella gioia della comunione; la benedizione è quella presenza di Dio che, scorrendo nel quotidiano, rende  possibile la vita bella, buona e felice … la benedizione di Dio è quella sua presenza che sostiene e consola nelle ore di tribolazione e di pianto, è quella presenza che ci dona speranza anche nella morte e che ci fa cogliere che la nostra vita è ben più grande dei nostri limiti e anche dei nostri peccati!

    Cogliere questa benedizione significa vivere alla luce di essa e sperimentarne la dolcissima potenza. Cogliere la benedizione è lasciarsi portare da Dio sulle strade del novum, dell’ulteriore. Cogliere oggi la benedizione è, per noi cristiani, soprattutto, un ricordarci di Gesù! Lui è la benedizione! La sua carne ha portato benedizione ad ogni carne, a tutta la storia … non c’è storia, vicenda, dolore, angoscia, gioia, fatica, speranza di uomo che non sia abitabile dalla benedizione che è Gesù! Il Signore l’aveva promesso ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le stirpi della terra» (cfr Gen 12,3b) e in Gesù l’ha realizzato! Gesù, figlio di Abramo, è l’adempimento di quella lontana promessa risuonata nel cuore di Abramo quando era ancora un Arameo errante … Ecco perché oggi, nell’ ottava del Natale, è di fondamentale importanza ricordarci di quei due versetti di Luca che sono al cuore del brano evangelico di questo primo giorno dell’anno: «Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo» … È importante ricordare che la sua carne fu circoncisa e quell’atto rituale, in obbedienza alla Torah, lo fece ebreo, figlio di Abramo, “luogo” in cui s’adunarono tutte le promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza (cfr Lc 1,55). Se la sua carne non fosse circoncisa, Gesù non potrebbe essere il Messia, il Salvatore, la benedizione per Israele e per tutte le stirpi della terra. Oggi, allora, contemplando il mistero della sua circoncisione cantiamo la fedeltà di Dio che adempie le sue promesse e rende possibile ogni benedizione, ogni novum per noi, cantiamo la sua fedeltà che ci apre ad ogni possibilità di speranza.

    Il bambino che abbiamo contemplato a Betlemme riceve il suo nome: Gesù. Sappiamo che quel nome è un nome anch’esso carico di promesse: Jeoshuah, “il Signore salva”. Gesù: il nome che pronunziamo nella preghiera, il nome che pronunciamo nei pericoli o nelle invocazioni, il nome che speriamo d’avere sulle labbra nell’ora della nostra morte … il nome di Colui che è la benedizione per noi e per questo mondo che troppo spesso crede di essere “benedizione” per se stesso, di non essere bisognoso di quella benedizione che tutto fa essere, fa rinascere e fecondare. Il nuovo anno si apre con questa contemplazione della fedeltà di Dio che rende possibili i giorni degli uomini, della benedizione che li rende fecondi di vita e di bene, che li rende sensati; contemplazione però non di qualcosa di astratto ma di un volto concreto, quello di Gesù di Nazareth, «nato da donna, nato sotto la legge quando i tempi furono riempiti», come ha scritto Paolo nel testo della Lettera ai cristiani della Galazia che oggi abbiamo ascoltato. Contemplando la benedizione di Dio che tutta s’aduna in Gesù oggi la Chiesa ci indica anche il sublime mistero della Divina Maternità di Maria. Quella fedeltà di Dio non si spaventa di passare per il grembo di una donna che potesse dare vera carne d’uomo e di uomo ebreo al Figlio dell’Altissimo; il nostro Dio è passato per la sua carne ed il suo sangue tanto che di Maria possiamo dire quella parola paradossale: l’umile donna di Nazareth, nata nel tempo e nello spazio, in un oscuro villaggio di Galilea, è Madre di Dio! Lei è la prima che si fa inondare dalla benedizione e fa scorrere nelle “vene” della sua umile storia la promessa di Dio e la sua fedeltà! In Lei il sangue dell’uomo diventa sangue di Dio, la carne dell’uomo diventa carne di Dio. Il Figlio nasce davvero nella nostra piena umanità … ricordiamo che il Verbo incarnato è nato “sporco”, come ci rammentano con sapienza teologica le icone bizantine della Natività in cui si vede la scena della levatrice che lava il Bambino appena nato, sapiente sottolineatura iconografica della vera, piena umanità di Cristo contro ogni “docetismo”; è nato “sporco” come tutti noi da una vera Madre … Il Figlio di Maria è il Figlio eterno: mistero insondabile di unità, garanzia di benedizione su ogni giorno dell’umanità. Questo anno di grazia che si sta aprendo dinanzi a noi sia colmo di questa consapevolezza, di questa fedeltà di Dio accolta e custodita perché divenga nostra fedeltà all’evangelo che Gesù, benedizione di Dio a tutte le genti, è venuto a portarci per la nostra gioia! Sarà un anno felice, al di là degli eventi lieti o tristi che porterà, solo se sarà pieno di un coraggioso sì al Dio fedele! È questo l’augurio che dobbiamo farci in questo primo giorno dell’anno: fedeli al Dio fedele! Forza della nostra fedeltà sarà la sua benedizione.

     

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