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    Home»Chiesa e Diocesi»Voi siete la luce del mondo. Commento al Vangelo domenica 8 febbraio
    Chiesa e Diocesi Commento al Vangelo

    Voi siete la luce del mondo. Commento al Vangelo domenica 8 febbraio

    Redazione6 Febbraio 2026Nessun commento

    Quinta domenica del Tempo ordinario – Anno A
    Is 58,7-10; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16

    Sorella Michela Arnone, Comunità Monastica di Ruviano
    A conclusione delle Beatitudini e prima di passare a una pagina forte, che leggeremo domenica prossima, in cui Gesù riprende le dieci Parole, oggi il testo di Matteo ci pone davanti alle due famose immagini del “sale” e della “luce”. La loro comprensione è possibile solo a partire dalla continuità con le Beatitudini stesse; dopo aver presentato il capovolgimento di veduta e percezione del mondo predicato da Gesù con quel “beati voi”, un cambiamento legato essenzialmente alla presenza di Dio, Matteo presenta sulle labbra di Gesù queste due immagini molto dense di significati. Il “voi” dei discepoli dell’ultima beatitudine si ripresenta qui in continuità: i discepoli sono “sale” della terra e “luce” del mondo. Si usa l’indicativo, per dire che loro lo sono già, non devono diventarlo; ma certamente il richiamo delle beatitudini appena ascoltate è fortissimo. È immediato ripensare a tutti quelli elencati nelle beatitudini, coloro cioè che permettono a Dio con la sua Presenza di dare senso e direzione a ogni fatica (povertà, pianto, persecuzione) e a ogni desiderio di bene (assetati di giustizia, misericordiosi, miti, puri di cuore, operatori di pace): con quella Presenza, tutto si trasforma (i poveri possiedono la cosa più preziosa, cioè il Regno, il pianto è consolato, la persecuzione genera gioia perché rende testimonianza) e il bene viene portato a compimento (i misericordiosi ricevono misericordia, i puri di cuore vedono Dio, i miti ereditano la terra). Questo scenario, che ci porta a guardare il mondo dalla prospettiva di Dio, allargando e allungando il nostro sguardo miope, ci racconta anche chi e come può essere sale e luce. Le due immagini vanno guardate insieme e tenute insieme, ci dicono in modo diverso la realtà complessa del rapporto tra i veri cristiani, cioè i veri discepoli, e il mondo. Il sale e la luce sono due elementi specifici, nella loro natura “diversi” dal resto: il sale da solo non si mangia e la luce, senza qualcosa da illuminare, non ha senso. Nella loro specificità, perciò, sono diversi dal resto; è questa diversità che gli permette, però, di svolgere la loro funzione. Nei cibi, il sale non è il sapore ma è ciò che permette al sapore di esprimersi, di venire fuori: togli il sale e quel sapore si perde, il cibo non da quella gioia che potrebbe dare. Il sale non cambia la natura della minestra o di qualsiasi pietanza, ma gli dà sapore; è come se Gesù avesse voluto dire che ogni cosa è buona ma se non c’è il sale la terra perde qualcosa di essenziale. Sale sono coloro che ricordano a tutti il senso e la direzione delle cose e della vita e che questo senso sta in Dio: senza questo, la terra perde la gioia, il senso, la pienezza, il giusto orientamento.

    Così anche la luce: la presenza della luce, che va messa in mostra in quanto la luce deve poter esplicare la sua funzione stando in alto per illuminare tutto ciò che sta più in basso, diventa luogo della vita. Basti pensare a come si viveva prima dell’elettricità per avere un contatto più immediato con questa realtà: quando le luci si spegnevano, tutto si fermava, la vita rallentava. Senza luce non solo non si vive ma non si fa differenza tra le cose, buone o pericolose, tra i colori, tra la bellezza e il caos. I discepoli, allora, sono chiamati non ad essere un elemento qualsiasi del mondo, ma ad essere quella luce che permette alla vita di vivere, alla bellezza di farsi vedere, al caos di essere messo in ordine. E come? In altri luoghi della Scrittura, l’immagine della luce è usata per parlare di Dio, tra gli altri si pensi al prologo di Giovanni: dunque, i discepoli non sono luce per sé stessi, ma sono luce perché la loro vita è illuminata dalla Presenza di Dio, così essi diventano luce per il mondo, per il mondo intero, che come si dice in Genesi “è cosa buona”. Per dire “luce del mondo” il testo greco usa il termine “cosmo”, proprio per indicare non solo tutti gli uomini ma anche la natura intera, il mondo creato. Che parole impegnative! Gesù ha detto ai suoi discepoli, e dice oggi a noi, che se stiamo veramente in relazione con Lui, se ci lasciamo trasformare da Lui nello sguardo e nella vita, diventiamo veramente missionari e possiamo avere per tutti gli uomini una funzione vitale, sostanziale: dare senso, restituire luce e bellezza a tutte le cose meravigliose che gli uomini sono capaci di creare, di fare, di pensare. Però, se il sale perde il sapore e la lampada si mette in basso, non si arriva più a questo effetto. Questo ci fa riflettere: cosa facciamo perdere, non solo a noi stessi, ma al mondo intero quando ci vergogniamo di Gesù e del nostro essere “diversi”? Da chi prenderà sapore e vita il mondo, se noi cristiani non abbiamo il coraggio di essere ciò che siamo? Dunque, non solo noi finiamo per essere gettati perché sale che perde il sapore… E il mondo? Cosa ne sarà?

    È interessante che nelle metafore si parla prima di un plurale, voi, a cui segue il singolare, sale e luce. Si tratta di un forte richiamo ecclesiale: non si è sale né luce da soli e semplicemente per la propria vita, si è sale e luce insieme. Solo con i fratelli, solo nella comunità, solo stando con i fratelli, si può portare insieme la fragilità reciproca che non toglierà la possibilità alla comunità di essere sale per la terra e luce per il mondo. Insieme, purché insieme ci si fidi di quel capovolgimento delle beatitudini, purché ciascuno lotti per trasformarsi secondo lo sguardo di Dio e non, al contrario, pretendendo di portare dentro alla comunità le proprie logiche: spingerebbe e costringerebbe la comunità a perdere il sapore e stare sotto il moggio, non illuminando. I fratelli, invece, insieme lottino per essere illuminati nello sguardo della mente e del cuore e vedere dove sta la verità e la vita vera, quella che comincia qui su questa terra e non finisce. Così illumineranno il mondo…
    Anche Isaia ci consegna parole meravigliose su quella possibilità di essere luce: ci racconta di uomini giusti che sentono la necessità dell’altro, l’affamato, il misero, coloro che sono nudi, e vi intervengono. Nel curare l’altro si guarisce: “La tua ferita si rimarginerà presto”. Così, “brillerà fra le tenebre la tua luce”! L’uomo che è sale e luce, l’uomo delle beatitudini, il discepolo, ha l’altro davanti ai suoi occhi: con lui cammina, a lui si interessa, facendo il suo bene compie anche il proprio. Quanto è distante tutto questo da quello che pensa il mondo… E noi, cosa pensiamo?

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo fede Parola di Dio Sacra Scrittura Vangelo

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