Una processione di preghiera e di speranza portando con sé le fiaccole, segno di Cristo che illumina e sorregge il cammino sulla strada della vita segnata dal dolore e dalla malattia. In questo clima è stata celebrata la 34ª Giornata del Malato delle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca, scegliendo quest’ultima come sede dell’evento interdiocesano presieduto dal vescovo Giacomo Cirulli.
Nel pomeriggio di domenica 8 febbraio, a pochi giorni dalla ricorrenza della Madonna di Lourdes (11 febbraio), ammalati e accompagnatori, sacerdoti e diaconi, fedeli con il Pastore, si sono dati appuntamento nella città di Sessa Aurunca presso la chiesa del Carmine per dare inizio alla liturgia e proseguire in processione verso la chiesa dell’Annunziata dove mons. Cirulli ha celebrato la Santa Messa.
Un posto di primo piano ai numerosi volontari dell’UNITALSI, l’associazione – presente in forma ufficiale con la sottosezione di Teano – che organizza i pellegrinaggi per gli ammalati a Lourdes, luogo simbolo di preghiera e guarigioni dove alla grotta di Massabielle la Vergine appare a Bernadette Soubirous l’11 febbraio 1858 e altre 17 volte.
“La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro” il tema scelto per la Giornata del Malato 2026, figura più volte richiamata dal Vescovo ai presenti come invito a riscoprire la cura come gesto quotidiano, capace di trasformare restituire dignità a chi soffre trasformando le relazioni in un’autentica esperienza di bene, di scambio, di amore.
Il mio prossimo: Cristo nei fratelli
“Chi è il mio prossimo, di chi ci facciamo prossimi?” Le domande poste da Mons. Cirulli indicando nel Buon Samaritano il modello più autentico di questa vicinanza. “Colui che si fa luce restituendo la vita ad un altro uomo attraverso una serie di azioni che esprimono carità, solo carità”. Una serie di verbi, di azioni, elencate dal Pastore richiamando il brano evangelico per indicare la centralità dell’aiuto offerto al povero sofferente, dell’essere amore di Cristo verso una situazione di debolezza. E in quella debolezza, nella carne ferita, nella persona umiliata, la richiesta di Mons. Cirulli di vedere Cristo stesso: “essere come Cristo e a Lui rivolgere ogni gesto di amore”.
Parole di gratitudine rivolte poi al mondo del volontariato e alle tante associazioni che si occupano di assistere ammalati e loro familiari: “Siete di grande esempio in questo mondo che sempre più ci spinge ad essere sempre egoisti e a curare i nostri soli interessi e in cui sembra fuori luogo e fuori tempo sentire parlare di poveri e ultimi”.
Richiamando il Vangelo della V domenica del Tempo ordinario il Vescovo ha ricordato l’impegno ad essere sale della terra e luce del mondo: “Essere luce è farsi prossimo di coloro che sono nel bisogno e noi vogliamo esserlo per tutta la vita, senza voltarci altrove, ma scegliendo nei fratelli di incontrare Cristo vivo e vero”.
