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    Home»Editoriali»Sanremo e quel bisogno di “per sempre” che racconta l’Italia
    Editoriali

    Sanremo e quel bisogno di “per sempre” che racconta l’Italia

    Dal trionfo di Sal Da Vinci al secondo posto di Sayf, fino alla provocazione di Ditonellapiaga: il Festival fotografa desideri, inquietudini e speranze di un Paese in cerca di stabilità.
    Grazia Biasi2 Marzo 2026Nessun commento

    Sanremo, un podio che fotografa l’Italia o almeno dice le percezioni degli italiani: quel sentimento di fastidio per i luoghi comuni e la routine  quotidiana che si è preso il terzo gradino; la scena consueta di un Paese tra stallo e speranza di cambiare si è piazzata al secondo posto; il sì per sempre tra desiderio di stabilità e fedeltà che ha strappato applausi fin dalla prima serata diventando tormentone immediato ha trionfato sul gradino più alto.

    Sal Da Vinci, una vittoria che tutto sommato non sorprende: è il suo momento e il Festival della canzone italiana ne ha consacrato il mito di bravo ragazzo che si è fatto da sé, l’uomo semplice e cordiale che il popolo (almeno quello di casa sua) celebra già da tempo. Ha portato sul palco dell’Ariston il più scontato dei sentimenti, l’amore, ma anche quello più fragile nella forma che lui stesso ha voluto cantare, quello coniugale celebrato davanti a Dio sull’altare: una scelta attualmente in calo, un passo a cui si rinuncia sempre più facilmente. La musica coinvolge, il suo sguardo catalizza, tutti lo ballano da subito ma ciò che s’imprime e si adatta alle esigenze sociali è quel “sarà per sempre sì”. Nelle sue parole sembra risuonare un messaggio che sconfina le pareti del sacro in cui è racchiusa la scena per raggiungere la vita a 360 gradi.

    Per sempre sì: quanto manca all’Italia un per sempre nella vita sociale, nelle relazioni, nel lavoro, nei sogni! Quanto manca il senso della fedeltà ad un progetto (anche politico), la sua lungimiranza e il suo perdurare nel tempo; e quanto manca realizzare un futuro senza per forza immergersi nello scontro rissoso: “Costruiremo tutto ma non alzeremo un muro”, canta Da Vinci per spiegare la bellezza della relazione, della fatica che mattone su mattone è capace di alzare torri da cui volgere lontano lo sguardo. Avrà vinto anche per questo? Avrà vinto il coraggio di osare parole che tutti temono? Ma ha vinto. 

    Dietro di lui Sayf, il giovane italo-tunisino classe 1999 nato a Genova. Dedica all’Italia “Tu mi piaci tanto” ma non rinuncia a bacchettare un sistema che sceglie il bicchiere di vino che ci rimette in pace con noi stessi e ascese sociali a danno di qualcun altro per poi concludere “Che possiamo ripartire tutti a mano, a mano” aprendo alla speranza un sistema troppe volte immobile e comodo alla fermata del si è sempre fatto così. In quelle parole c’è la consapevolezza di chi siamo veramente tra sognatori, approfittatori, sentimentali ma anche pensatori che provano a cambiare. Si è presentato a Sanremo a bordo del furgone con cui suo padre ogni giorni va a lavoro (fa l’idraulico) e alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se l’ha fatto per ricordare a se stesso da dove viene, lui con fermezza ha risposto: “No, è per ricordare dove sono”. Insomma, la sua canzone “un fiore su una camionetta” si erge dal cuore di un giovane normale nella sua eccentricità artistica. E’ piaciuto a tutti il suo secondo posto. 

    Dietro c’è Ditonellapiaga, il cui nome è un richiamo alla provocazione come la canzone che ha portato con sè, letta da qualche critico musicale come ritorno di quel nuntereggae più di Rino Gaetano. Ma la cantautrice romana Margherita Carducci, che si è definita libera nella scelta del suo testo, ci ha messo rock ed elettronica e senza timori ha letto il presente su cui incombono prototipi come la moda di Milano e lo snob romano. Non sono accuse le sue ma domande a se stessa e alla società su chi sia veramente sbagliato e fuori di testa: io o voi? Domanda anche questa che sarà piaciuta agli italiani forse suscitando esami di coscienza in chi prova a scrollarsi di dosso pesanti cliché senza riuscirci e attende dallo slancio artistico e irriverente di un cantante la spinta a farlo. 

    Dietro l’angolo, ad un passo dal podio c’è Arisa che non ha smentito se stessa e non ha deluso chi in lei cercava la poesia che trascina in un sogno ma senza allontanare i piedi da terra. Ed è andata così; la sua Magica Favola ha portato parole di verità per chiunque le abbia ascoltate, dall’alto della propria età, giovane o adulta. 

    Sanremo regala all’Italia la festa, il gossip, la frivolezza, la polemica, la bellezza, l’adrenalina e anche questa volta una nota (o più di una) per pensare. 

    Arisa Canzone festival GARA Podio Sal Da Vinci Sanremo Sayf vittoria

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