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    Home»Papa Leone XIV»Leone XIV: “Imploriamo la pace per il mondo intero”
    Papa Leone XIV

    Leone XIV: “Imploriamo la pace per il mondo intero”

    Nella catechesi, Leone ha proseguito la riflessione sulla Lumen Gentium soffermandosi, nell'udienza di oggi, sulla dimensione insieme umana e divina della Chiesa
    Redazione4 Marzo 2026Nessun commento

    “Continuiamo il nostro cammino quaresimale in spirito di penitenza e di conversione, implorando la misericordia e la pace di Dio per noi e per il mondo intero”. E’ l’appello di Leone XIV, nei saluti ai pellegrini di lingua tedesca. “La Chiesa è un organismo ben compaginato, nel quale convivono la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione”, l’esordio della catechesi, dedicata ancora una volta alla Lumen Gentium e in cui il Papa ha chiarito il senso dell’aggettivo “complessa” che il documento conciliare associa alla Chiesa. “La prima dimensione è subito percepibile, in quanto la Chiesa è una comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani, con i loro pregi e difetti, annunciando il Vangelo e facendosi segno della presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino della vita”, ha osservato: “Eppure, tale aspetto – che si manifesta anche nell’organizzazione istituzionale – non è sufficiente a descrivere la vera natura della Chiesa, perché essa possiede anche una dimensione divina”. Quest’ultima, ha puntualizzato il Pontefice, “non consiste in una perfezione ideale o in una superiorità spirituale dei suoi membri, ma nel fatto che la Chiesa è generata dal disegno d’amore di Dio sull’umanità, realizzato in Cristo”. La Chiesa, perciò, “è allo stesso tempo comunità terrena e corpo mistico di Cristo, assemblea visibile e mistero spirituale, realtà presente nella storia e popolo pellegrinante verso il cielo.  La dimensione umana e quella divina si integrano armoniosamente, senza che l’una si sovrapponga all’altra”.

    La Chiesa “è una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio”,

    ha sintetizzato il Papa a proposito del “paradosso” della Chiesa, di cui parla la Lumen Gentium rimandando alla vita di Cristo. “Chi incontrava Gesù lungo le strade della Palestina, faceva esperienza della sua umanità, dei suoi occhi, delle sue mani, del suono della sua voce”, ha commentato Leone XIV: “Chi decideva di seguirlo era spinto proprio dall’esperienza del suo sguardo ospitale, dal tocco delle sue mani benedicenti, dalle sue parole di liberazione e di guarigione”. “Allo stesso tempo, però, andando dietro a quell’Uomo, i discepoli si aprivano all’incontro con Dio”, ha proseguito: “La carne di Cristo, infatti, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile”.

    “Quando la guardiamo da vicino, vi scopriamo una dimensione umana fatta di persone concrete, che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte faticano e sbagliano come tutti”,

    il riferimento alla Chiesa: “Tuttavia, proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza”.

    “Non c’è opposizione tra Vangelo e istituzione,

    anzi, le strutture della Chiesa servono proprio alla realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo”, l’affermazione sulla scorta di Benedetto XIV. “Non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia”, il monito a commento del primo capitolo della Lumen gentium: “In questo consiste la santità della Chiesa: nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri”. E’ il “metodo di Dio”, che “si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire. Per questo Papa Francesco, in Evangelii gaudium, esorta tutti a imparare «a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro”. “Questo ci rende capaci ancora oggi di edificare la Chiesa”, ha concluso Leone: “non soltanto organizzando le sue forme visibili, ma costruendo quell’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, attraverso la comunione e la carità tra di noi”.

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