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    Home»Papa Leone XIV»Papa alla Sapienza: “mondo storpiato dalle guerre, non si chiami difesa il riarmo”
    Papa Leone XIV

    Papa alla Sapienza: “mondo storpiato dalle guerre, non si chiami difesa il riarmo”

    Accompagnato dagli applausi negli spostamenti lungo i viali dell'Università e con gioia accolto nell'Aula Magna
    Redazione14 Maggio 2026Nessun commento

    “La mia visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta”.

    Entrando, per la prima volta da Pontefice, nell’ateneo laico più grande d’Europa, Leone XIV – nel suo discorso pronunciato nell’Aula Magna dell’Università “Sapienza” di Roma, costellato dagli applausi – ha tracciato un approfondito affresco del mondo giovanile, partendo dai due volti dell’inquietudine ed esortando gli studenti ad essere “artigiani della pace vera”, e ha rivolto precise indicazioni di rotta ai docenti, chiamati a credere nei propri studenti, perché “insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata”.

    “Sì alla vita, sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia”, gli imperativi controcorrente in un mondo “storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”, dove il grido “mai la guerra” che ha segnato il dramma del Novecento non va mai dimenticato.

    “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”, il grido d’allarme del Pontefice.

    “I viali della città universitaria, che ho percorso per arrivare qui, sono attraversati quotidianamente da tanti giovani, abitati da sentimenti contrastanti”, l’immagine scelta dal Papa per descrivere gli studenti, che lo hanno applaudito al suo ingresso e durante i suoi spostamenti all’interno della città universitaria. “Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare”, ha proseguito Leone XIV: “Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”. “Sapete che sono legato spiritualmente a Sant’Agostino, che fu un giovane inquieto”, l’esempio additato dal Pontefice: “fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza”.

    “Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male”,

    il “volto triste” dell’inquietudine. “Per tutti ci sono stagioni difficili”, alimentate soprattutto “dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni”: “È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia”. “Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto”, il monito sulla “speciale dignità” di ogni essere umano: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”. “Chi sei?”, la domanda da porsi sulla “speciale dignità” di ogni persona, alla quale non si può rispondere da soli.

    “Che mondo stiamo lasciando?”. “Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”,

    la domanda e la risposta offerta ai docenti. “Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”, l’analisi del Papa, secondo il quale “la semplificazione che costruisce nemici va corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria”. In particolare, “il dramma del Novecento non va dimenticato”: “Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”.

    “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”, il riferimento al tragico scenario geopolitico, che vede crescere in maniera enorme la spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa. Occorre, inoltre, “vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non deresponsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”.

    Oltre alla pace e alla difesa della vita, un secondo fronte d’impegno comune riguarda l’ecologia. “Siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico”, denunciava Papa Francesco nella Laudato si’: da allora, in oltre un decennio, “la situazione non sembra essere migliorata”. “Non cedere alla rassegnazione”, la consegna ai giovani: “Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia!”.

    “Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera:

    pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”, la chiamata all’azione: “così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”.

    Ai docenti, il Papa ha chiesto di credere nei loro studenti: “Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità”, perché il sapere “non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è”. “Collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo”, il congedo finale a braccio.

    M.Michela Nicolais, Agensir

    Docenti giovani pace Papa Leone popoli Università Sapienza

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