Questi documenti, nella loro unicità, pur provenendo da tempi diversi, ci dicono l’unica fede – solida e convinta – in San Marcellino, martirizzato insieme all’esorcista Pietro nel 304 a Roma.
È così da secoli per i santi che paesi e popoli si sono scelti come patroni, scorgendo in loro i segni della presenza di Dio in mezzo agli uomini. Forse ignari che a staffetta, da una generazione all’altra, restasse immutato il sentimento e il bisogno di affidarsi, di chiedere aiuto, di confidare in potenti intercessori presso Dio, riconoscendo ad essi la testimonianza del Vangelo fino al dono della vita.
Alla vigilia della festa di San Marcellino prete e martire, patrono di Piedimonte Matese, questo filo rosso che attraversi i decenni ricompare attraverso alcuni segni “autografi”.
Il ricordo di un soldato piedimontese, un piccolo quadro, una vecchia pagellina che ritrae il Santo, la recente omelia di don Doriano Vincenzo De Luca del 22 maggio scorso, giorno della traslazione delle reliquie.

Il primo è l’iscrizione del soldato Marcellino Ricigliano, ben visibile all’ingresso delle catacombe di San Marcellino e Pietro Ad Duos Lauros a Roma, lì dove è il monumento funebre a Sant’Elena madre dell’imperatore Costantino nel quartiere di Torpignattara.
Prima di accedere al luogo sacro delle sepolture cristiane, sulla sommità di una ripida scala, sulla parete destra si legge a chiare lettere questa nota: “Soldato Marcellino Ricigliano classe 1880. Nato Piedimonte d’Alife dove è Protettore San Marcellino Prete e Martire Sepolto in questa Chiesa”.
È l’unica traccia scritta, volutamente lasciata dai restauratori, ritenuta forse come valida e autorevole iscrizione da collocare all’ingresso di un luogo sacro e storico dal valore unico per la città di Roma ma anche per la cristianità che qui ritrova i segni della prima fede…
La scala stretta e ripida concentra l’attenzione del visitatore solo a guardare il percorso, a tenere lo sguardo in avanti per essere sicuri dei passi da muovere verso la cavità semibuia ed umida.
Era il 1 ottobre 2025 e partecipavo al pellegrinaggio a Roma organizzato dalla parrocchia di Santa Maria Maggiore di Piedimonte Matese (la città che ai tempi del soldato era Piedimonte d’Alife) per una giornata sui luoghi di San Marcellino e per vivere il passaggio della Porta Santa essendo nell’anno giubilare (l’articolo).
Ho girato lo sguardo, ho letto, ho scattato la foto, ho percorso la scala convinta di aver catturato non solo un momento di storia e la fede di un uomo, ma anche un significativo segno di civiltà da parte di coloro che hanno voluto lasciare la firma del Soldato sulla parete: una forma di rispetto? Una attestazione storica utile agli esperti? La conferma che i Santi camminano nella storia e incrociano la vita degli uomini e delle donne di ogni tempo?
Voglio credere che siano tutte valide e che la storia di San Marcellino parli da sempre ai piedimontesi. Per me che dopo gli studi liceali sono tornata a frequentare Piedimonte per ragioni di lavoro e così avviene da poco più di venti anni, percepisco che San Marcellino (come accade per tanti patroni) è la radice che si rinnova tra generazioni, la cui festa scandisce un prima e un dopo nel tempo dei piedimontesi, è vanto per i credenti della città ad avere tra i santi protettori un uomo simbolo della prima cristianità.

Allo stesso modo racconta una piccola cornice, in una casa della vicina Alife per ovvie ragioni di legami familiari con la città matesina. In essa è custodita la riproduzione di un dipinto raffigurante il Miracolo di San Marcellino nei pressi della sorgente del Torano, l’abbondante fonte che alimenta la città e da cui si origina l’Acquedotto campano. La nota in calce al piccolo disegna parla di un terremoto risalente al 1676 (altre fonti collocano l’evento al 1767); secondo il racconto, dopo l’accaduto l’acqua che si riversava abbondantemente dalla sorgente alla città cessò di scorrere; solo dopo aver portato in processione il santo (lo si vede di spalle, con la casula rossa sulle spalle come in occasione della solenne festa), l’acqua riprese a scorrere. Una delle tante manifestazioni che si attribuiscono ai miracoli dei Santi in soccorso alle loro comunità, segni forti che superano la razionale comprensione, che ripristinano la vita ordinaria e la arricchiscono di un nuovo valore, di un rafforzato legame con il patrono. È quella ordinarietà fatta di corsi d’acqua e torrenti su cui Piedimonte ha fondato per alcuni secoli il ritmo della vita e della vita lavorativa.
Una pagellina del 1923 con il santo, in bianco e nero, di quelle ricercate dai collezionisti ed amate dai devoti recante sul retro la supplica al patrono. Un significativo pezzo di storia con la firma del parroco don Lucio Ferritto e quella del vescovo Felice Del Sordo che a partire dal 12 maggio di quell’anno concedeva “50 giorni di indulgenza a chi recita la suddetta preghiera”. Era il tempo in cui al santo si dava il “voi” secondo le abitudini, secondo una formula ben diffuso in tutto il Mezzogiorno ancora oggi in segno di ossequio e rispetto nei confronti di una persona degna di particolare rispetto. C’è una richiesta tra quelle righe, che sovrasta i bisogni materiali dei fedeli: “ottenete i da Dio, più che i beni temporali, i beni eterni e immarcescibili con la salvezza delle anime”. È una preghiera che educa a comprendere il primato di Dio rispetto ai santi (intercessori) e agli uomini, riconducendo alla Santissima Trinità il solo merito di operare nella storia del mondo.


Piedimonte Matese non smette di implorarlo il suo Patrono: lo ha fatto durante il novenario che si conclude il 1 giugno, vigilia della solenne festa del 2 giugno, e in modo particolare il 22 maggio quando le reliquie custodite nel busto argenteo vengono traslate dalla nicchia del transetto in prossimità dell’altare: è il momento dell’esposizione solenne del santo, del contatto fisico, del potersi guardare negli occhi, come avvia tra fratelli ed amici.
In quella data una preghiera contemporanea, interprete dei sogni e delle esigenze della comunità si è nuovamente levata al Patrono: un linguaggio nuovo ma la stessa devozione antica di cui si è fatto interprete don Doriano De Luca, sacerdote di Napoli più volte presente in questa circostanza tanto cara ai piedimontesi: “Siano protetti i giovani, / quando il futuro appare lontano / e il presente domanda strade nuove;/ siano custoditi gli anziani, / memoria viva e paziente / di ciò che gli anni non consumano. Sono le parole del sacerdote rivolte al Santo al termine di un’omelia in cui più volte ha sottolineato il valore del Battesimo e della testimonianza cristiana, fondamenta solide di ogni buona relazione nella città che rigenerano i territori. La santità il tema conclusivo a ricordare che è la prima forma alta di responsabilità di fronte alla chiamata di Cristo per servire il Vangelo che è messaggio ed esperienza di pace, di giustizia,di verità.
Piedimonte Matese, quella che venera San Marcellino nella fede, questa sera di vigilia raccoglie tutto della sua storia e si rimette in cammino con il Patrono; un cammino accidentato così come vuole il Vangelo, ma libero dai compromessi del mondo quando c’è di mezzo il bene di ogni uomo e donna, senza prevaricazioni e spallate. La città nuovamente si affida.
Il programma del 2 giugno, solennità
Il 2 giugno nella solennità dei Martiri Marcellino e Pietro sante messe in basilica alle 6.30, 8.00 e 9.00. Alle 8.00 sulla città risuoneranno i fuochi pirotecnici della ditta matesina Pirostar di Vittorio De Angelis. Alle 9.00 musica per le strade cittadine con il Concerto bandistico “Città di Piedimonte”.
Alle 9.30 il tradizionale incontro tra le autorità civili e religiose presso la Casa municipale: il sindaco Vittorio Civitillo accoglierà il vescovo Giacomo Cirulli e insieme in corteo con altri rappresentanti delle istituzioni e cittadini, raggiungeranno la Basilica di Santa Maria Maggiore.
Alle 10.30 avrà inizio la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo. animata dalla Corale parrocchiale “Cantate Domino”
Alle 11.30 in piazza Roma un momento di musica operistica e sinfonica a cura del premiato Concerto Musicale “Paolo Falcicchio” Gioia del Colle (BA) diretto dal Maestro Susanna Pescetti. Alle 12.00 l’ultima messa della mattinata.
Appuntamento nel pomeriggio alle 17.00, di nuovo in Basilica, per la preghiera dei Vespri Solenni dei Santi Martiri; seguirà alle 17.30 la processione con il busto argenteo di San Marcellino che custodisce le reliquie del martire.
Durante il percorso, prima del rientro in Basilica, in Piazza Roma si svolgerà il tradizionale rito della consegna delle chiavi della Città al Santo Patrono da parte del sindaco.
Alle 20.00, a conclusione della Processione l’ultima concelebrazione eucaristica della giornata con i sacerdoti dell’Unità Pastorale di Piedimonte Matese.
Alle 21.00 in piazza Roma, musica operistica e sinfonica del concerto bandistico di Gioia del Colle, nuovamente diretto dal maestro Susanna Pescetti.