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    Home»Commento al Vangelo»La Parola di Dio è quel “seme” che produce frutti abbondanti. Commento al Vangelo domenica 12 luglio
    Commento al Vangelo

    La Parola di Dio è quel “seme” che produce frutti abbondanti. Commento al Vangelo domenica 12 luglio

    Commento al Vangelo nella quindicesima domenica del Tempo ordinario
    Redazione10 Luglio 2026Nessun commento
    Vincent van Gogh: “Seminatore al tramonto” – 1888 – Museo Kröller-Müller, Otterlo.

    XV domenica del Tempo ordinario – Anno A
    Is 55,10-11; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23
    di Sorella Michela Arnone, Comunità Monastica di Ruviano

    Con questa domenica e per le successive due, la liturgia ci accompagna nella lettura del capitolo 13 di Matteo, il capitolo dedicato alle parabole; con quella introduttiva, la più lunga, che leggiamo oggi, si contano alla fine ben sette parabole. In riva al mare, si raduna attorno a lui molta folla, sono lì i discepoli, e così Gesù comincia a raccontare molte cose in parabole; inizia a insegnare, si rivolge a tutti, ma con una modalità particolare che è quella della parabola. Oggi il tema oltre ad essere la prima parabola, quella del seminatore, è anche il parlare stesso in parabole, così come i discepoli alla fine gli chiedono.

    Comunemente si pensa che la parabola sia un modo di parlare più semplice che serve per far comprendere le cose; in verità, non è proprio così, in quanto la parabola usa una realtà ordinaria e semplice, in cui accade qualcosa, ma che porta con sé un senso di straniamento: succede qualcosa di strano e inaspettato che turba, ma in quello è nascosto un messaggio. Un messaggio che, bisogna dirlo, non tutti colgono: il passaggio dal livello ordinario alla realtà che la parabola vuole mostrare e raccontare, rimane segreto e incomprensibile per molti.

    Al centro del brano di oggi, vediamo, c’è un oracolo di Isaia che parla proprio dell’incomprensione, di chi ha occhi e non vede, ha orecchi e non ascolta, di chi non comprende. Si noti una cosa importante, tutte le parabole che sono contenute in questo capitolo sono “parabole del regno”: esse, cioè, raccontano un aspetto che riguarda il regno dei cieli. Tema caro a Matteo, con questa espressione egli intende quella realtà che Dio porta nel mondo con la Sua presenza, una realtà che non riguarda solo il futuro, ma di un oggi in cui Dio, che è Signore della storia e della vita, esercita effettivamente la sua Signoria portando ordine nelle relazioni, giustizia nel mondo e quell’amore che vince su ogni male, che appartiene solo a Dio.

    Le cose che avvengono in questo “regno dei cieli” non sono secondo le logiche dell’uomo, non corrispondono a quello che ci aspetteremmo nel nostro buon senso, a ciò che reputiamo giusto secondo i nostri parametri: la parabola vuole portarci dentro alla sua realtà, vuole stranirci e, in quello stranirci, convertire quei cuori disposti ad ascoltare. Per molti, la parabola rimarrà un non senso, una banalità che ha poco valore; qui torna la questione sollevata dal Vangelo di domenica scorsa, quella lode che Gesù rivolge al Padre per aver rivelato le sue cose ai piccoli, ai semplici, agli umili. I saggi e i dotti, che si alimentano spesso della propria sapienza, saranno quelli contro cui Isaia parla; ascoltano ma non comprendono, hanno occhi ma non vedono. E così, in questo grande quadro della comprensione e incomprensione, si pone la prima parabola, che è una parabola di apertura, una parabola “guida” che apre il movimento che riguarda tutte le altre. C’è un seme che viene gettato da un seminatore che sembra “leggero” perché questo seme cade dappertutto; in realtà, al tempo di Gesù si seminava così, il terreno non veniva preparato prima ma arato per far scendere il seme solo dopo la semina.

    Certo, la strada e il terreno sassoso non dovevano lasciar sperare particolari possibilità di fecondità! Una parte di questo seme che cade, però, cade anche sul terreno “buono” ed è qui che esso germoglia, producendo un frutto incredibile, abbondante in un modo che potremmo quasi dire “esagerato”. Qui sta il cuore della parabola, lo straniamento di fronte a questa abbondanza è la buona notizia che vuole coglierci: il seme divino che entra nelle zolle della storia, pur incontrando tantissima resistenza e pur perdendosi per una parte, nella parte in cui germoglia lo fa con una abbondanza incredibile, producendo un frutto che è superiore, qualitativamente e quantitativamente, a quanto frutterebbero i semi in una raccolta ordinaria germogliando tutti.

    L’accostamento che la liturgia fa con la prima Lettura rende le cose ancora più chiare, il messaggio è quello di Isaia: c’è una Parola di Dio che scende nel mondo e non torna a Dio senza aver compiuto tutto ciò per cui è stata inviata, anche se quello che sembra più evidente è la resistenza del mondo a quella Parola.

    Noi lo capiamo: quella Parola è Gesù, quel seme di cui Egli parla rappresenta la possibilità che Gesù venga accolto e trasformi in “regno dei cieli” quel terreno che lo accoglie producendo frutti abbondanti. Gesù racconta alla folla e ai discepoli che, nonostante le resistenze del mondo, la Sua opera sarà portata a compimento e lo sarà in totale abbondanza, l’abbondanza di Dio; quel raccolto abbondante sembra davvero “coprire” e “compensare” il fallimento di quegli altri terreni. La Parola compirà ciò per cui è stata inviata!

    Questa buona notizia che la Parabola ci consegna si interseca con quella che è la spiegazione data della parabola, solo ai discepoli nello sviluppo narrativo del racconto, spiegazione che sicuramente è successiva e non di Gesù direttamente. La comunità si deve essere trovata di fronte al dilemma di vedere, con scandalo, che molti non riuscivano ad accogliere l’annuncio della salvezza che Gesù aveva compiuto per tutti gli uomini con la sua Morte e Resurrezione; la Parola ha la sua potenza e porta frutto, ma dove porti frutto dipende dal terreno che la riceve.

    Quel terreno allora è l’uomo con il suo cuore; ecco che nasce la spiegazione ulteriore. La strada rappresenta coloro che non lasciano il tempo alla Parola ascoltata di scendere, perché subito questa viene sottratta dal maligno, allora è come se non fosse mai stata ascoltata. Il terreno sassoso è quello in cui il nostro cuore è gravato da sassi, cioè da pesi di morte che riducono la quantità di terra fertile, dunque di possibilità di vita: e, così, la Parola può anche entrare, ma non ha spazio per scendere nel profondo. Quei sassi andrebbero tolti e andrebbe aggiunto terreno buono. I rovi, invece, sono quelle cose ingombranti non tanto nel profondo del cuore, ma nell’ordinario della vita, quelle cose che riempiono la vita, cose che sembrano tutte necessarie, che ci tolgono l’angoscia del vuoto, ma che soffocano la Parola perché sono ingombranti e diventano la vita.

    Solo il terreno buono permette al seme della Parola di germogliare, al Regno dei cieli di prendere posto nella storia; il terreno buono è un terreno vuoto in superficie e libero dalle pietre nel profondo; è un terreno che “ha di meno”, paradossalmente, ma in quel meno ci sarà il di più del Regno.

    Con semplicità e onestà, felici della fecondità della Parola nonostante la resistenza del mondo, ci è chiesto di riconoscerci in questi terreni: forse essi in noi convivono, forse nessuno di noi rappresenta solo uno di questi terreni.

    Se abbiamo gioito per la fecondità della Parola, allora in un piccolo angolo di terra buona del nostro cuore la Parola di Dio che abbiamo incontrato ha portato il suo frutto; ma esso è abbondante nella nostra vita? Possiamo dire che, guardando a noi, Gesù può lodare il Padre, come ha fatto nel Vangelo di domenica scorsa? Se non è così, allora dobbiamo metterci al lavoro, per guadagnare terreno buono e ridurre la strada, i sassi, i rovi; non li toglieremo tutti, probabilmente, ma se cominceremo questo lavoro con onestà, con fatica, con gioia, la gioia del regno si moltiplicherà perché quel poco di terreno buono che avremo guadagnato produrrà un frutto così abbondante che dipende da Dio e dal Suo amore.
    E allora, scendiamo tutti nel campo del nostro cuore e facciamo la nostra parte, il resto lo farà il Signore.

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo fede liturgia della parola parabola Parola di Dio Sacra Scrittura

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