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    Home»Commento al Vangelo»Il Figlio di Dio arriva a renderci il “mare” benigno. Commento al Vangelo domenica 9 agosto
    Commento al Vangelo

    Il Figlio di Dio arriva a renderci il “mare” benigno. Commento al Vangelo domenica 9 agosto

    Commento al Vangelo nella XIX domenica del Tempo ordinario - Anno A
    Redazione7 Agosto 2026Nessun commento
    Signore, salvami! (icona contemporanea)

    XIX domenica del Tempo ordinario – Anno A
    1 Re 19,9a.11-13a; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33
    di Sorella Michela Arnone, Comunità Monastica di Ruviano

    L’intenzione di Gesù di fermarsi da solo, in un posto deserto, per pregare, che nella scena di domenica scorsa non era andata a buon termine a motivo dell’arrivo della folla e della compassione che Gesù prova per essa, finalmente qui trova uno spazio. Gesù crea le condizioni per rimanere solo e “costringe” i discepoli a partire con la barca in direzione dell’altra riva del lago. Nel Vangelo di Matteo non vediamo un Gesù che continuamente si ritira in preghiera, come nel racconto di Luca, ma questo avviene solo in due momenti cruciali: nel Getsemani e qui.

    Allora si comprende che questa urgenza di Gesù di pregare è particolarmente importante; Giovanni è stato ucciso a causa della sua parola profetica, nel Getsemani sarà Gesù stesso a essere in pericolo: in questi momenti in cui il male si scatena e sembra vincere, Gesù ha l’esigenza di stare con il Padre, di comprendere, di interrogarlo, di rimettersi nelle sue mani. L’evangelista non ci racconta nulla di questa preghiera di Gesù ma noi lettori possiamo vedere come la scena del camminare sul mare scaturisca direttamente dal cuore di questa preghiera, la scena indica la risposta di Dio per Gesù e per i discepoli e oggi per noi.

    Risposta, però, a quale domanda?
    Certamente una domanda sul male, ma non generica, una domanda molto concreta ed esistenziale rispetto a un male che si presenta come serio pericolo, un male che può diventare morte, un male che è rifiuto e tradimento da parte di chi non viene assecondato nel suo peccato, come nella vicenda di Giovanni Battista ma anche come avverrà per Gesù, un male che è imprevedibile, che si anima di una dinamismo caotico, un male che si pone come contrario della vita, come distruzione, come dissolvimento, come non senso, come fine di tutto. La Bibbia, per evocare tutte insieme queste caratteristiche del male usa un’immagine, quella del mare; sia per Israele che per i popoli vicini, il mare fa paura ed è incontrollabile; esso è dominato da animali mostruosi, come il Leviatan con cui Giobbe si scontra (Gb 41), mostro evocato spesso anche nei Salmi come drago marino dalle molte teste. I salmi stessi spesso evocano la furia irrefrenabile del mare: «Un vento burrascoso fece alzare le onde, che salivano fino al cielo, scendevano negli abissi; essi si sentivano venir meno nel pericolo. Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi» (Sal 107,25-27).

    Il mare, allora, fa paura soprattutto quando è agitato e questo diventa un segno del male, della vita messa in pericolo da cose che non possono essere controllate. Eppure nella Bibbia, accanto a questo simbolo fortissimo del mare, emerge sempre la superiorità di Dio sulla potenza caotica del male: Dio è più forte e vince il male, sempre. Tutto quello che avviene a Israele che fugge dall’Egitto, con l’episodio centrale del passaggio per il mar Rosso, ha, dunque, il valore di raccontare concretamente la salvezza dal male che Dio opera per il popolo. La vita di Gesù, figlio di Dio e vero uomo, è una riproposizione di questo tema, non in maniera teorica o semplice, ma in maniera esistenziale; una vicenda, quella di Gesù, grazie alla quale comprendiamo che la lotta contro il male è reale, è drammatica, costa un prezzo, ma alla fine vince Dio per colui che il Lui confida.

    Ecco, allora, cosa significa nel nostro brano il camminare di Gesù sulle acque, di notte – tra le 3 e le 6 del mattino – mentre il mare è agitato e la barca non riesce ad arrivare alla riva. Gesù ha pregato perché il mistero del male tocca la vita di ogni uomo, ha toccato la vita di Giovanni e tocca anche la sua; il Padre ha risposto e gli ha detto che Lui, Gesù, è la risposta a quel male: grazie al suo amore per il Padre, ma allo stesso tempo per gli uomini, Egli può dominare il male/mare! Camminarci sopra significa dominarlo: Mosè aveva aperto il mare, Elia aveva camminato grazie al suo mantello, ma nessuno aveva fatto come Gesù. Quello che Egli fa è una novità assoluta, che lo rivela quale Dio, come alla fine i discepoli professano prostrandosi dinanzi a lui.

    Si noti che il testo non dice che i discepoli hanno paura del mare, anche se è in tempesta: a volte ci si abitua anche al male e lo si “normalizza”; paradossalmente, la paura il testo la nomina quando Gesù si avvicina alla barca, perché i discepoli pensano sia un fantasma. La stessa cosa succederà quando Gesù apparirà risorto, infatti questa scena ha dei forti tratti pasquali; normalizzati nel male, quello che può farci spavento è l’agire di Dio, che viene verso di noi e sembra sconvolgere quelle regole che alla fine ci rassicurano: nessun uomo può camminare sull’acqua! Se questa scena è raccontata anche dagli altri evangelisti, la parte che riguarda Pietro è specifica di Matteo: questo è molto importante.

    Di fronte al mistero e al pericolo del male, Matteo ci invita subito a fare un salto: da Gesù ai discepoli; Pietro si lancia, ha coraggio, capisce che fidandosi di quello che tutti hanno preso per un fantasma, può camminare anche lui sul mare/male! Si fida di colui che si è presentato con il nome di Dio: «io sono, coraggio, non temete!» E Pietro ha ragione a fidarsi, quello che chiede succede davvero! È incredibile… Però poi la paura vince, lui affonda; è a questo punto che fa un altro gesto di estremo coraggio: grida al Signore di salvarlo! Gesù lo afferra dal polso e lo tira fuori dall’acqua. C’è solo un modo nel quale i cristiani possono camminare nella storia, possono divenire veramente discepoli: la richiesta di salvezza rivolta a Lui e solo a Lui; il coraggio e la fede. Una fede che poi qui coinvolge gli altri: tutti riconoscono Gesù come Signore! Solo Matteo termina così questo episodio.

    Eh sì, questo Dio ci sorprende e si rivela in modi inattesi, sconvolgenti perché a volte semplici, fragili ma rivoluzionari. Così è successo anche a Elia, come leggiamo nella Prima Lettura; anche Elia sta in una condizione di rischio di morte, la stessa condizione che induce Gesù a pregare nel vangelo di Matteo.

    La regina vuole ucciderlo ed Elia non affronta con grande coraggio la cosa, ma fugge, vuole quasi morire; il Signore non lo lascia solo bensì lo spinge, da dentro al cuore, in un cammino lungo che lo porta in alto, sul monte Oreb. Anche Gesù era solo sul monte. E per Elia, Dio si rivela; ma non si rivela nelle forme maestose che Elia poteva aspettarsi, si rivela nella “voce di un silenzio trattenuto”. Un’espressione singolare, forte nella sua delicatezza; Dio è altro dalle attese, è amore che sussurra e chiama alla vita nel profondo del cuore, è attesa, è pazienza, è padre, è guida, è maestro. Elia si copre il volto, da una parte, mentre i discepoli si prostrano davanti a Gesù, dall’altra: c’è Dio, c’è la sua Presenza, nella voce di silenzio che Elia sente, nella persona di Gesù. C’è Dio! E vince il male… non quello teorico, ma quello concreto che l’esistenza deve affrontare.

    «Se un giorno ci troveremo alle prese con inevitabili e implacabili tentazioni, ricordiamoci che Gesù ci ha obbligati a imbarcarci e vuole che da soli lo precediamo sulla riva opposta. Quando, in mezzo alle tempeste delle sofferenze, avremo passato tre quarti dell’oscura notte che regna nei momenti della tentazione, lottando il meglio possibile e sorvegliando per evitare il naufragio della fede, siamo sicuri che, al sopraggiungere dell’ultimo quarto di notte, quando la tenebra sarà ormai avanzata e il giorno vicino, accanto a noi arriverà il Figlio di Dio, per renderci il mare benigno, camminando sui flutti. E anche noi cammineremo con lui sulle onde della tentazione, del dolore e del male». (Origene di Alessandria)

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo fede liturgia Parola di Dio Sacra Scrittura

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