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    Home»Commento al Vangelo»Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del Regno dei Cieli. Commento al Vangelo domenica 23 agosto
    Commento al Vangelo

    Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del Regno dei Cieli. Commento al Vangelo domenica 23 agosto

    Commento al Vangelo nella ventunesima domenica del Tempo ordinario - Anno A
    Redazione21 Agosto 2026Nessun commento
    Raffaello e aiuti: “Consegna delle chiavi” (1515-1516) – Victoria and Albert Museum, Londra.

    XXI domenica del Tempo ordinario – Anno A
    Is 22,19-23; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20
    di Sorella Michela Arnone, Comunità Monastica di Ruviano

    Prima che cominci la terza parte del Vangelo di Matteo, nella quale ci inoltreremo da domenica prossima, oggi la liturgia, proseguendo il racconto, ci presenta quella pagina famosa della confessione di Pietro, raccontata anche da Marco e Luca, oltre che da Matteo. In quest’ultimo ci sono delle particolarità che attireranno la nostra attenzione.

    Arrivati a questo punto Gesù ha ormai manifestato molte cose del suo ministero, insegnando e facendo miracoli; prima della svolta e dell’inizio del cammino verso Gerusalemme, è necessario che i discepoli intorno a Gesù prendano una nuova configurazione, comincino a diventare quella chiesa che poi, dopo la Resurrezione di Gesù, resterà in mezzo agli uomini come segno della presenza vivente di Cristo e come via per offrire e accogliere la salvezza che viene da Cristo. In questo passo possiamo riflettere sulla radice della comunità ecclesiale.

    L’iniziativa è di Gesù, quello che accade dipende da una sua domanda. Egli interpella e chiede una risposta. Allargandola, possiamo ridirla così: «Voi che siete stati con me fino a ora, che avete osservato miracoli, che ne siete stati parte nel caso del pane, che avete sentito tutti i miei discorsi e le discussioni con i farisei, cosa pensate di me? Che idea vi siete fatti? Il nostro stare insieme ora richiede che voi comprendiate. Ci state provando? Sapete cosa la gente dice di me e della mia identità? E voi, voi cosa ne dite?»

    La doppia domanda sulla sua identità è sulla linea di quello che Matteo ha sottolineato già in precedenza, quando nei discorsi sulle parabole del regno c’è per due volte una differenza tra i discepoli e gli altri; ai discepoli Gesù parla in un modo mentre a quelli di fuori in un altro. due citazioni diverse in due occorrenze sempre da Isaia ci hanno aiutato a comprendere che tale differenza significa, da una parte, la chiusura del cuore di quelli di fuori ma, dall’altra, anche la necessità e l’urgenza per quelli di dentro di annunciare e di rivelare la verità di Cristo.

    Nel brano di oggi la prima risposta dei discepoli riguarda l’idea della gente su Gesù; quella risposta, seppure incompleta, non è del tutto da scartare; si nota, infatti, che i discepoli non includono le ipotesi più negative sull’identità di Gesù, che pure circolavano, ma solo quelle positive: queste ultime hanno in sé una parte di verità.

    Ognuno dei personaggi nominati, in realtà, ha delle cose in comune con Gesù… i discepoli potrebbero aver pensato essi stessi a Gesù con queste categorie! Però, poi, in questa scena succede qualcosa per cui Pietro pronuncia una parola importante. Come Giovanni il Battista Gesù denuncia il male e chiede conversione, come Elia è ardente di zelo per Dio e ha risuscitato una bambina, come Geremia è critico verso il tempio, piange su Gerusalemme e viene rifiutato dai capi, come tutti i profeti porta la parola di Dio.

    Sono tutte cose vere, ma non è abbastanza. Gesù è più di questo; la sua identità, che include queste caratteristiche, in realtà va oltre. Dio non sta riproponendo qualcosa che il popolo ha già avuto in dono in altre situazioni e momenti storici importanti, con le figure di Elia, di Geremia, dei profeti e, non per ultimo, di Giovanni Battista; Dio sta facendo una cosa nuova, “ora germoglia, non ve ne accorgete?” vorrebbe dire Gesù ai suoi. E tra i discepoli è Pietro che prende la parola e dà una risposta: tu sei l’unto, cioè il consacrato di Dio, colui che attendevamo, tu sei il figlio del Dio vivente.

    Questo di più che Pietro confessa solo il Padre poteva rivelarglielo. Se si fosse trattato di capire che Gesù era effettivamente il Messia atteso sarebbe bastato ai discepoli mettere insieme il fare di Gesù con le Scritture, con quella lettura profonda dell’antico Testamento che Matteo poi fa e riporta nel suo Vangelo.

    Quello che invece non era alla portata dei discepoli, quello che la loro umanità fragile (la carne e il sangue) non poteva scoprire da sola, era che il Messia atteso da Israele è proprio il figlio di Dio, del Dio vivente. E allora Gesù elogia Pietro, lo dichiara beato perché ha aperto il cuore alla rivelazione di Dio, del Padre, che ha mostrato al suo cuore una verità oltre ogni attesa. 

    È bellissimo che a seguire Gesù dica a Pietro parole così importanti, che sono la parte specifica di Matteo che non troviamo negli altri passi paralleli. Pietro diventa roccia, con un gioco di parole che si sente sia nel greco che nell’aramaico con due termini simili. A lui vengono consegnate le chiavi… con diverse parabole e similitudini si è parlato del Regno e ora delle chiavi vengono consegnate a Pietro, insieme al potere di legare e sciogliere. Tante sono le interpretazioni di queste due parole, la chiesa che ha il potere di sciogliere i voti, di dare o togliere la scomunica, di fare o non fare misericordia.

    Al di là di quale sia la cosa più giusta, forse tutte insieme, è chiaro che Gesù consegna a Pietro, dunque alla Chiesa, l’avvicinamento tra cielo e terra, una corrispondenza di questi due poli che sembrano opposti e tante volte restano tali. Gesù consegna un potere? Certamente consegna il potere della Croce, che unisce cielo e terra… ma i discepoli lo capiranno bene solo più avanti.

    Qui quello che conta di più in Pietro, dunque nella Chiesa, è la capacità di aprirsi alla rivelazione di Dio, di ascoltare da Lui quel capovolgimento della realtà che nessuna sapienza umana potrebbe comprendere o contenere. Le chiavi date a Pietro sono queste e vengono da tale apertura al rivelarsi di Dio…

    Dunque, nessun potere temporale, ma un dono a favore del mondo che chiede – attraverso la parola di oggi – una continua apertura a questo rivelarsi. Nessun potere temporale Dio garantirà a una Chiesa o alle comunità ecclesiali che diventano sorde a questo rivelarsi.

    Così, anche per noi come per le nostre comunità, oggi torna la domanda che Gesù ha fatto ai discepoli: voi, chi dite che io sia? Daremo risposte non sbagliate che però non sono complete, oppure ci apriremo al rivelarsi del Padre in noi che è la sola cosa che può unire cielo e terra?

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo fede Parola di Dio Sacra Scrittura Tu sei Pietro

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