
I governi devono prepararsi a una nuova realtà delle risorse idriche, caratterizzata da portate dei fiumi, falde acquifere e ghiacciai sempre più fuori dai parametri storici. È l’allarme lanciato dalla Wmo, l’Organizzazione meteorologica mondiale, nel rapporto “State of global water resources 2025”, presentato il 17 settembre dalle Nazioni Unite.
E i cittadini? Non basta vedere il getto potente del rubinetto; neppure le piogge improvvise ed abbondanti della stagione estiva se il loro carattere è ormai accertato come “anomalia”. E neppure può confortare e farci sentire al riparo lo zampillo ininterrotto della fontana di quartiere. Perchè la carenza denunciata dalle autorità competenti si incrocia con l’utilizzo e lo spreco che di quell’acqua ne facciamo nelle case e nei luoghi pubblici.
Il 2025 è stato uno degli anni più secchi per le portate dei fiumi a livello globale negli ultimi 35 anni: il deflusso è risultato inferiore alla media nel 36% dell’area dei bacini fluviali mondiali. Per il settimo anno consecutivo, inoltre, i fiumi con portate nella norma storica sono rimasti una netta minoranza.
“Non si tratta di un singolo anno negativo, ma di un segnale persistente che dura da un decennio”, ha spiegato Celeste Saulo, segretaria generale della Wmo. Secondo l’agenzia Onu, anche le riserve terrestri di acqua dolce, come falde, ghiacciai, neve, umidità del suolo e laghi, stanno diminuendo. Queste riserve rappresentano una sorta di “conto di risparmio” che permette di attenuare gli effetti degli anni più secchi, ma “stiamo esaurendo quel conto”.
Particolarmente significativo il dato sui ghiacciai: tutte le 19 regioni glaciali monitorate hanno perso ghiaccio per il quarto anno consecutivo. Nel solo 2025 la perdita è stata di circa 408 gigatonnellate, mentre nel triennio 2023-2025 ha raggiunto circa 1.400 gigatonnellate. La Wmo sottolinea la necessità di rafforzare monitoraggio, condivisione dei dati e sistemi di allerta precoce.
“L’acqua non conosce confini”, ha ricordato Saulo. “Per questo abbiamo bisogno di dati condivisi, standard condivisi e sistemi di allerta precoce condivisi”.
E se non conosce confini, è vero allora che anche la cura della preziosa acqua deve interessare tutti e ciascuno, ovunque.
La foto di copertina ci restituisce una delle immagini più care del Matese: uno dei tanti abbeveratoi necessari a pastori e greggi (in questo caso si tratta dell’abbeveratoio di Capo d’Acqua fotografato da Roberto Perrotti). Che il Matese sia luogo di sorgenti, che le sue fresche acque continuino a dissetare è un’esperienza provata. Come è pur vero che la portata delle fonti si sia gradualmente ridotta, o presso alcune fontane sia regolata da sitemi meccanici di apertura e chiusura. I rivoli che naturalmente scendevano lungo le pareti dei monti, sono sempre meno e meno abbondanti nella stagione estiva con meno possibilità di approvvigionamento per mandrie e greggi.