Norbert ce l’ha fatta! Dopo un lungo cammino durato 144 giorni per un totale di 3.385 chilometri, ha raggiunto Santiago de Compostela.
L’obiettivo non era solo l’antica cattedrale galiziana dove riposano le spoglie dell’apostolo Giacomo, ma raccontare pubblicamente il difficile mostro della pedofilia di cui è stato vittima da bambino. Camminare gli serviva per stare con se stesso, per ascoltarsi ed ascoltare, per liberarsi lentamente di un peso durato tutta la vita e incoraggiare altri a liberarsi.
Nato in Austria, arriva in Italia poco prima degli anni Novanta come docente madrelingua di tedesco nelle Università di Genova e di Teramo; costruisce la sua famiglia a Corato (BA).
Dalla città pugliese parte agli inizi di maggio indossando indumenti di colore rosso simbolo di vita e dolore, e una maglietta con su scritto l’obiettivo da raggiungere, ben in mostra a tutti; il 13 fa tappa ad Alife per la sosta al santuario della Madonna della Grazia lungo l’antica via Francigena del Sud.
Compie settant’anni in viaggio portando sulle spalle uno zaino e due protesi alle ginocchia; intanto, tappa dopo tappa nei paesi e nelle città d’Italia, di Francia e di Spagna chiede un incontro istituzionale per raccontare a sindaci ed autorità del luogo la sua storia e denunciare il fenomeno della pedofilia; diverse anche le testate giornalistiche che si interessano al caso tra cui Clarus (a noi indirizzato dagli assistenti sociali del comune di Alife): attraverso la stampa e il web la storia di Norbert Steingress corre lontano e raccoglie solidarietà. Ma più di tutto, il racconto di quella infanzia ferita e di come un uomo per decenni possa soffrire in silenzio e nella solitudine, vince nel racconto confidente e potente che il pellegrino Norbert affida ai compagni di cammino, a quelli conosciuti negli ostelli o su una panchina durante una sosta.
Considero questo viaggio piuttosto come l’inizio di una nuova fase. Nei prossimi mesi vorrei raccogliere e ordinare fotografie, appunti, testimonianze ed esperienze per realizzare una relazione fotodocumentaria del cammino e continuare, in una forma diversa, il mio impegno contro la pedofilia e la violenza sui minori.
Racconta così nella lettera appena arrivata mentre fa ritorno a Corato. Non in aereo, ma con nave e treni, lentamente, perché l’esperienza appena conclusa necessita di un tempo dilatato per essere assorbita, per entrare in circolo nelle sue vene e rimetterlo in vita per davvero.
Una storia che travalica il silenzio e il dolore per diventare voce collettiva; una storia che supera Norbert stesso e ne abbraccia altre, mai raccontate e ancora taciute, ma che insegna il valore della condivisione che salva.
Grazia Biasi, direttore
La lettera
Gentile Grazia Biasi,
desidero ringraziarla di cuore per l’attenzione che ha dedicato al mio cammino e al progetto che ho portato avanti in questi mesi.
Il 22 settembre sono arrivato a Santiago de Compostela, dopo un lungo percorso iniziato da Corato il 1° maggio. Ho percorso complessivamente 3.385 chilometri in 144 giorni, di cui 131 effettivamente trascorsi in cammino e 13 dedicati al riposo. È stato un viaggio molto lungo, impegnativo e intenso, ma per me anche profondamente significativo.
Il progetto è nato con un obiettivo preciso: trasformare una parte dolorosa della mia storia personale in una testimonianza pubblica contro la pedofilia, contro la violenza sui minori e soprattutto contro il silenzio che troppo spesso accompagna queste esperienze. Ho camminato con il desiderio di incoraggiare chi ha subito violenza a non restare solo, a trovare la forza di parlare e a comprendere che anche dopo molti anni può essere possibile iniziare un percorso di liberazione.
Per questo considero il progetto un successo. Non soltanto perché sono riuscito ad arrivare fisicamente a Santiago, ma soprattutto perché lungo il cammino ho incontrato centinaia di persone con cui ho potuto parlare del significato della mia iniziativa. Molti incontri sono diventati momenti di confidenza, ascolto e condivisione. Alcune persone mi hanno raccontato esperienze molto personali, altre mi hanno semplicemente incoraggiato a continuare. Tutto questo mi ha confermato quanto sia importante rompere il muro del silenzio.
Durante questi mesi ho attraversato territori molto diversi, dall’Italia alla Francia fino alla Spagna, incontrando pellegrini, hospitaleri, famiglie, associazioni, giornalisti e persone che mi hanno seguito anche a distanza. Ho portato con me un messaggio semplice ma per me fondamentale: non restiamo in silenzio.
Il cammino è stato impegnativo anche dal punto di vista fisico. Ho affrontato i 3.385 chilometri con due protesi alle ginocchia, senza cadute, con una sola visita in ospedale per un controllo e con soltanto 67 chilometri percorsi con mezzi pubblici, resi necessari dalla mancanza di strutture di pernottamento in alcune zone.
Ora sono sulla via del ritorno. Ho scelto volutamente di rientrare lentamente, in treno, nave e con altri mezzi pubblici, fino a tornare nel luogo da cui ero partito il 1° maggio. Dopo più di quattro mesi vissuti sulla strada, non volevo interrompere tutto in poche ore con un volo. Sento il bisogno di rientrare gradualmente nel mio quotidiano, avendo il tempo di ripensare alle persone incontrate, alle parole ascoltate e a quanto questo cammino abbia cambiato anche me.
Il mio arrivo a Santiago, quindi, non rappresenta per me una conclusione definitiva. Considero questo viaggio piuttosto come l’inizio di una nuova fase. Nei prossimi mesi vorrei raccogliere e ordinare fotografie, appunti, testimonianze ed esperienze per realizzare una relazione fotodocumentaria del cammino e continuare, in una forma diversa, il mio impegno contro la pedofilia e la violenza sui minori.
La ringrazio ancora sinceramente per l’interesse, la sensibilità e lo spazio che ha dedicato alla mia storia e al significato di questo progetto. Per chi cammina portando un messaggio, sapere che qualcuno lo ascolta e contribuisce a diffonderlo ha un valore enorme.
Un caro saluto e ancora grazie,
Norbert Steingress


