
Quali strade sta aprendo Dio per costruire una Chiesa capace di incontrare gli uomini e le donne di questo tempo? E’ mai possibile che anche la crisi della fede, il calo dei numeri nelle chiese sia una possibilità di speranza e non la certezza della fine?
La domanda è ribaltata perché perché ristabilisce un ordine: Parola di Dio ed Eucaristia al centro e poi il resto. La missione della Chiesa riparte ogni giorno dalla più grande consegna che Cristo le ha lasciato e che ogni giorno chiede ad essa creatività e generatività.
Tutto come in Emmaus: la capacità di mettersi in ascolto, di riconoscere al centro della scena il Maestro e non se stessi, discepoli affaticati e appesantiti nel cuore.
Se ne è parlato venerdì 16 ottobre nell’assemblea interdiocesana delle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca, momento iniziale dell’anno pastorale per le Chiese altocasertane affidate al vescovo Giacomo Cirulli.
A guidare la riflessione don Vito Mignozzi, preside della Facoltà Teologica Pugliese, presentato da don Emilio Salvatore, vicario episcopale per la cultura, la formazione e la comunicazione.
Dopo la preghiera e il saluto del vescovo Cirulli, la serata è entrata nel vivo a partire dalla domanda scelta come tema dell’incontro: Chiesa, chi sei per questo tempo?
“Era la stessa domanda che i padri conciliari si posero – Chiesa cosa dici di te stessa? – per prendere coscienza del ruolo assunto dal mondo ecclesiale e rileggere la propria missione”, così Mignozzi, aprendo immediatamente all’oggi, al peso che la stessa domanda rappresenta in un contesto socialmente e culturalmente cambiato “in cui l’appartenenza sociale ed ecclesiale non coincidono più”, ha spiegato MIgnozzi.
“Questa domanda ce la riproponiamo stasera con una aggiunta, quella relativa al nostro tempo. Chiedendoci quale Chiesa siamo per il nostro territorio, per le persone che non vediamo più in parrocchia o si sono allontanate?”, aprendo lo sguardo su quei giovani che c’erano e hanno smesso di frequentare; su chi bussa alla porta della parrocchia per una richiesta…
“Quale chiesa vogliamo essere, possiamo esprimerlo solo in relazione al contesto in cui viviamo” ha chiarito Mignozzi, quindi il richiamo ad una Chiesa incarnata nelle pieghe del mondo, una Chiesa come lo stesso Concilio ha più volte riflettuto e poi scritto capace di “scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo” (LG, 4).
La scena di riferimento, punto di arrivo e di ripartenza della riflessione che Mignozzi ha condiviso con i presenti – sacerdoti, diaconi, religiosi, operatori parrocchiali – è stata quella dei discepoli di Emmaus: “i due che prima si sono allontanati da Gerusalemme, dopo aver riconosciuto il Maestro – nell’ascolto della Parole e nello spezzare il Pane – ritornano lì dove c’è la comunità. Nel testo del vangelo di Luca – ha sottolineato il relatore – c’è in miniatura ciò che vorremmo dirci oggi: la fatica del cammino e le strade da riprendere”.
Il relatore ha riassunto la proposta del Concilio Vaticano II, quella di una Chiesa viva e missionaria, in quattro “conversioni”, quattro modi per tornare ad essere la Chiesa sognata dai Pontefici, ridisegnata dai padri conciliari in risposta alla novità del Vangelo.

Quattro conversioni per tornare alla missione tra gli uomini
Dalla fortezza alla casa: non più una chiesa-cittadella fortificata ma luogo familiare e di incontro. “Quando qualcuno bussa alla porta della parrocchia che cosa trova? Un ufficio che verifica requisiti o una casa accogliente?”, ha chiesto il relatore.
Dagli spettatori al popolo: la scelta de popolo tanto cara al Concilio chiede di “cercare ciò che ci accomuna e non di sottolineare ciò che ci differenzia, ossia riconoscere che la comunità è l’insieme dei battezzati”, così Mignozzi ricordando come la liturgia post Concilio è stato “il contesto in cui si è manifestata per prima questa esperienza: i fedeli non più spettatori ma chiamati a celebrare i sacri misteri”.
La terza conversione proposta dal relatore è quella del passaggio dalla dottrina alla Parola in cui Dio tratta l’uomo da amico e si autocomunica all’umanità: il Vaticano II inaugura un “nuovo registro” esperienziale del sentire Dio, del dialogo con la Parola che si comunica al credente.
Dal centro alle relazioni: l’ultima conversione proposta da Mignozzi. “La comunione che è donata dal Signore diventa impegno per le comunità, che oggi significa fare delle parrocchie un’esperienza d’insieme e non isole”.
Quattro immagini che scaturiscono dall’episodio di Emmaus, esperienza di comunione che cambia il cuore dei due discepoli in cui “Gesù non li rimprovera ma cammina con loro. Non impone la sua presenza, ma spezza il pane e poi scompare lasciando a loro la responsabilità di comprendere e tornare a Gerusalemme”, così come chiede ancora oggi.
“Accogliendo queste 4 conversioni che il Concilio ci ha consegnato, che valore esse assumono per l’oggi? Che significato assume tale consegna per la nostra Chiesa?”, le provocazioni conclusive del prof. Mignozzi non escludendo un’apertura sullo stile di essere Chiesa nelle aree interne, zone che risentono di fenomeni migratori giovanili, disoccupazione, scarsità del lavoro e di servizi e dove – per fortuna – la connessione tra società e contesto ecclesiale è ancora solida: piccola ma importante fessura da cui può ancora filtrare la speranza di essere Chiesa che accoglie e si lascia accogliere.
L’ha definito un “tempo di grazia”, pur nella difficoltà del momento, nella sfiducia, nella nostalgia di un passato che non appartiene più alle comunità né tocca da vicino l’esperienza dei più giovani e “riconoscere che si è rotto qualcosa, penso sia salutare per il nostro essere Chiesa in questo tempo”.
L’invito a stare dentro questo cambiamento d’epoca (spesso citato da Papa Francesco) “non intonando una lamentazione sul presente ma guardando il presente con il occhi della fede”.
Il nuovo nella Chiesa c’è e si fa presente: Mignozzi ha concluso aprendo alla speranza e alle possibili strade da percorrere come comunità ecclesiale: sono coloro che vanno via in cui rimane il piacevole ricordo dell’esperienza condivisa; sono i tanti che seppur assenti dalle assemblee ecclesiali non abbandonano la preghiera; sono i “ricomincianti” su cui il prof. Mignozzi ha prestato particolare attenzione, “quei giovani in cui l’esperienza della fede può riattivarsi” e che chiede alla Chiesa di essere pronta a prendersene cura.
Le conclusioni lanciate su tre strade diverse e parallele sottoforma di consegne e provocazioni: la prima nell’ottima della missionarietà della Chiesa: “ciò che facciamo serve perché il Vangelo possa continuare il suo cammino? O serve solo a mantenere ciò che esiste?”; la seconda a partire dalla consapevolezza che “Parola ed Eucaristia sono la sorgente di tutto”, quindi “le nostre liturgie domenicali sono azioni di tutto il popolo o rito a cui si assiste?”; la terza affidata da Mignozzi ai presenti tocca il delicato tema della sinodalità, affermata nel Concilio quando esso riconosceva la Chiesa come popolo di Dio. Sul tema il relatore ha acceso una luce ritornando al valore e alla responsabilità degli Organismi di partecipazione ecclesiale e cioè i consigli pastorali e i consigli per gli affari economici “sui quali il Cammino sinodale delle Chiese in Italia ci ha chiesto di non lasciarli morire perchè siano pienamente quello che sono che chiamato ad essere”.
La serata ha visto anche gli interventi dei vicari episcopali per la liturgia, don Angelo Salerno; per la catechesi, don Roberto Palazzo; e per la carità, don Osvaldo Morelli: in linea con gli interventi del relatore, ciascuno ha presentato il proprio ambito pastorale alla luce delle novità conciliari e introdotto il calendario degli appuntamenti che coinvolgeranno sacerdoti e fedeli delle tre Diocesi altocasertane nei prossimi mesi.
La conclusione, affidata al vicario generale don Luigi De Rosa, è stato invito corale ad unirsi nella preghiera per Papa Leone provato dall’esperienza della malattia.
Il cammino pastorale delle Chiese di Teano-Calvi, di ALife-Caiazzo e di Sessa Aurunca riprende in parrocchie ed oratori, nelle piccole e grandi realtà locali, ma anche nella condivisione interdiocesana come avviene ormai da qualche anno.


