
I blocchi degli autotrasportatori hanno subito il colpo della minaccia del Governo: servono rifornimenti di alimenti e di gasolio; è fondamentale liberare gli snodi cruciali. Forzatamente tutti a casa.
Nel frattempo il Ministro Matteo Salvini si è affrettato a concedere fondi già stanziati a sostegno delle spese degli autotrasportatori; il Governo ha provveduto a rafforzare i vantaggi, nuovi aiuti per agricoltori e pescatori, ma la scena, il disegno politico non cambia. Il caro vita è tutto lì a pesare sulla gran parte delle famiglie.
“Su sollecitazione di Coldiretti il Governo interviene con nuovi fondi aggiuntivi” si legge in uno spot delle ultime ore ma dal basso vengono accuse all’Associazione di essersi schierata dalla parte del Governo già da tempo.
Il costo della vita resta elevato: dallo scaffale del supermercato al distributore di benzina al costo dei trasporti, passando per la filiera agricola e il comparto zootecnico vessati dal caro di ogni prodotto o azione connessa con il lavoro (fertilizzanti, manutenzioni ai mezzi, acquisto di mezzi…)
Una protesta dal Sud, quella dei giorni scorsi, che ha visto il blocco di numerosi e fondamentali snodi stradali, per molti versi inascoltata, tenuta a bada, poco amplificata, arginata il più possibile: una linea netta di divisione tra un’Italia e l’altra, perfettamente costruita dal sistema mediatico nazionale; diversamente hanno agito le numerose testate locali di media o piccola portata presenti tra i tir e i loro autisti, in mezzo ai trattori, sulle strade e ai caselli. Che la protesta dovesse apparire irrilevante, lo ha dimostrato il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini che ha scelto di dialogare con i protagonisti non a Roma, nei luoghi di governo, ma a Milano, il capoluogo lombardo rimasto al centro della cronaca nazionale per le pesanti violenze delle ultime manifestazioni di piazza (ispirate al malcontento che partiva da Sud).
Quello lombardo, un feroce contesto su cui si è accesa una riflessione anch’essa taciuta: da dove si origina così tanta violenza giovanile, quale embrione sociale ha generato tutto questo? La risposta è stata affidata alla polemica della destra contro la sinistra e viceversa. Nulla di più. Mentre docenti universitari, esperti, mondo associativo ed ecclesiale hanno provato a dire la loro senza nessun amplificatore mediatico né tantomeno gratitudine per la saggezza offerta nella riflessione all’intero Paese.
Nel frattempo intorno ai blocchi autostradali è nata la solidarietà: quella dei passanti, dei cittadini, degli studenti, delle famiglie, di alcuni sacerdoti. Chi si è precipitato sul posto lo ha fatto per portare ristoro, per dire “grazie”, per appoggiare, per ascoltare grida e pianti di padri camionisti e agricoltori ai quali si affida il fabbisogno dell’Italia intera senza farsi carico del fabbisogno e dei diritti di loro lavoratori.
Sono uomini, adulti, anziani e giovanissimi con i calli tra le mani, le unghie di terra, che per lavoro soddisfano il paese, garantiscono il famoso Made in Italy che fa tanto bene all’economia italiana e italiana all’estero. Sono i produttori e i trasportatori di quei prelibati pomodorini che nei nostri scaffali abbiamo pagato dove 7, dove 10 euro al chilo.
E a loro? Quanto abbiamo corrisposto effettivamente a coloro che se ne sono occupati dal seme al prodotto finale? Sono quei prodotti d’eccellenza, legati alla vocazione di territori e Regioni italiane offerti sulle tavole di un famoso resort dove nel 2024 l’Italia ha ospitato il G7 e pure Papa Francesco. Bellezza dalla terra (in quel caso di Puglia), concimata con il sacrificio e la disillusione di tante famiglie. Sapori prelibati e sani vantati da tutti, da associazioni di categoria, dal Governo, messi in mostra nelle fiere e sui depliant, che produttori e consumatori pagano ormai a caro prezzo.
La preoccupazione dei “grandi” ha trovato una nuova strada per superare l’ostacolo: le infiltrazioni mafiose tra chi ha protestato. Un sospetto legittimo che tocca indagare, e non per distogliere lo sguardo bensì per fare in modo che la protesta resisti nella sua forma pura, autentica, e non perda vigore. Ha provato a spiegarlo Roberto Saviano, con poche ed efficaci parole: ai Clan interessa la circolazione della merce, dei loro illeciti traffici di droga, e non il fermo dei mezzi che ne rallenta la velenosa economia.
I social più di altri mezzi hanno servito la causa degli autotrasportatori e degli agricoli e da una paio di giorni raccolgono anche la protesta degli studenti meridionali scesi in piazza per difendere non solo un diritto collettivo ma la propria famiglia di origine, i padri, i nonni, i fratelli contadini e camionisti.
Scene con slogan, strette di mano, voci esasperate hanno affollato la rete per una settimana: ne è emerso il mosaico di un’Italia divisa e fragile; l’Italia delle contraddizioni, di chi si imbarazza nella scelta dei prodotti più disparati al supermercato (dalla frutta esotica alle bevande di ultima generazione) e di chi si imbarazza davanti ai prezzi esposti; l’Italia davanti al tg così poco esaustivo e quella che ha scelto di portare un cartone di pizze ai camionisti accampati e lì ascoltarne la storia di vita.
La corsa finale del Governo Meloni subisce un sussulto inaspettato.
Scaffali ancora vuoti; distributori ancora da rifornire; lentamente rientreremo nei ritmi di sempre.
E la speranza? E la serenità del Paese? Chi le ha coltivate?
Chi si è curato di questa grande famiglia che soffre i disastri di Milano e l’economia stentata del Sud?
E il buon costume nelle manifestazioni? La libertà di dissentire? Il perduto senso del sacrificio? La cura dei giovani violenti? E gli stipendi dei docenti? La gestione del denaro pubblico? La carenza dei servizi sanitari? Le code al CUP? La lentezza dei trasporti? Il costo degli affitti?
Ne parleremo alla prossima occasione. Forse ci aiuterà a pensarci la prossima protesta.
La foto di copertina è stata generata con l’Ai (by Magnific).
