Dieci direzioni d’orchestra, dieci opere diverse tra lirico e sinfonico guidate dall’inizio alla fine. Tantissimi i musicisti e i cantanti che si sono affidati alla sua bacchetta. La Bohème di Puccini ed Elisir d’Amore di Donizetti le due più complesse direzioni di cui va fiero.
E’ il bilancio estivo di Francesco Gaudelli e insieme a decine di impegni portati a termine ogni giorno, sta tutto in una valigia piena di sogni, di prime esperienze professionali, ma anche di tensione da prestazione perché al Maestro non sono concessi errori: la macchina-orchestra va guidata con fermezza e competenza, e lui – gli ha detto un grande musicista – è già al punto di non poter commettere errori.
Appena diciassette anni ma già un primato: “Claudio Abbado, l’eccellente maestro italiano, diresse le sua prima orchestra a diciotto anni”, spiega Francesco sorridendo, ma gliel’ha fatto notare il maestro Nicola Samale, quel grande della musica che ha diretto tutto e tutti e che al giovane alifano ha accordato piena fiducia scegliendo di dedicargli tempo e formazione e – quando necessario – affidandogli la direzione d’orchestra al suo posto.
E’ solo uno dei nomi importanti del panorama artistico italiano che strizza l’occhio alla carriera di Francesco Gaudelli, felice di aver fatto in tempo, alla sua età, (così ha rivelato Samale) a vederlo nel ruolo di Direttore d’orchestra.
Studente al Liceo Musicale “Galilei” di Piedimonte Matese e studente di percussioni al Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento; per il secondo anno consecutivo, a settembre, ha vinto la Master Class di Direzione d’Orchestra “Musica Maestri” organizzata dal maestro Fabrizio Dorsi a Molfetta, premiato da una giuria di professionisti e dai maestri dell’Orchestra sinfonica Pugliese; direttore d’orchestra la Music Fest di Perugia il 30 e 31 luglio; per il secondo anno consecutivo ha vinto una borsa di studio all’AIMART (Accademia internazionale di musica e Arte) con sede a Roma dove da ottobre si reca settimanalmente per perfezionare la direzione d’orchestra; e da questo autunno un’altra novità: si tratta dell’ammissione al prestigioso corso Aria di Musica tenuto a Roma dal Maestro Donato Renzetti, tra i più grandi direttori d’orchestra italiani.
Martedì scorso ha tenuto un concerto con l’Orchestra da Camera di Napoli nel Salone degli Aviatori a Capodichino; a novembre avrà inizio la stagione concertistica del Teatro Ricciardi di Capua e lui, come già da quattro anni, sarà nel suo affermato e stabile ruolo di percussionista. A tutto questo, si aggiungono una serie di progetti e prestigiose partecipazioni che scopriremo lungo il percorso.
Giornate ad alta velocità quelle di Francesco diviso tra Liceo e Conservatorio, mentre i week end sono per i corsi di perfezionamento. Lo studio? “Quando sono in macchina, in autobus, in treno, a tarda sera…”, spiegando che “non ho voluto nessuno sconto rispetto ai miei compagni di classe del Liceo; nessuna interrogazione concordata ma tutto deve procedere normalmente”. Ha rifiutato perfino la proposta di affrontare il prossimo esame di maturità da privatista perché per Francesco il valore della cultura sui banchi di scuola resta il punto di partenza di ogni strada futura. La media dei voti lo conferma tra i migliori.
Poco tempo per lo svago, ma lui la gioia della vita la sperimenta così, divertendosi con la musica. “E’ il più prezioso consiglio che mi ha dato molti anni fa il mio primo maestro, Nico De Lellis: a lui devo tutto se sono arrivato fin qui; non mi ha mai chiesto di studiare ma di divertirmi con la musica. La sua passione è diventata anche la mia. Ricordo il mio primo saggio di pianoforte, avevo appena cinque anni e volli indossare una giacca proprio come faceva lui. Ero così preso dalla parte, che inchinandomi di fronte al pubblico, con la fronte sfiorai il pavimento. Mi sento bene e a mio agio in questo mondo, da sempre”.
Fa la conta dei sacrifici quotidiani Francesco, e quelli della famiglia che lo segue e lo accompagna ovunque macinando chilometri; su tutto prevalgono serenità e consapevolezza, ma anche la razionalità che lo proietta tanto sul suo sogno – quello di dirigere le più importanti orchestre al mondo – quanto sulle mille possibilità che la musica gli aprirebbe comunque.
In un tempo in cui la discussione sui giovani divide l’Italia, lascia perplessi sui comportamenti di alcuni, suscitano ammirazione e fiducia i progetti e la serietà negli impegni di altri, quella di Francesco Gaudelli è una storia che conferma, sì, che i ragazzi hanno dei sogni, sanno coltivarli, scelgono come e dove formarsi, si lasciano guidare da quegli adulti che danno loro fiducia, e soprattutto sono disposti a grandi rinunce pur di vedere avvicinarsi il traguardo sperato.
Accade nello sport, accade nel mondo accademico, in campo tecnico-scientifico, accade nella musica. In Francesco convivono convinzioni, paure, l’euforia dell’età e la saggezza maturata sul campo nonostante sia un giovanissimo: “la fiducia che il mondo adulto e che i miei maestri mi hanno dato ormai da tempo, mi fa avvertire il peso di una grande responsabilità; e questa aumenta quando di fronte ti ritrovi un’orchestra di veri professionisti di cui devi conquistare la fiducia ed entrare in sintonia in brevissimo tempo”. E si chiede: “Perché mai un adulto dovrebbe fidarsi di un giovane? Eppure accade, eppure ci intendiamo”. Il talento, evidentemente, emerge; gli orchestrali non possono che riconoscerne l’arte della bacchetta.
Poi, trapelando un pizzico di preoccupazione, ma disponibile ad accogliere un consiglio, aggiunge: “devo custodire una serietà che non è solo interiore ma che si esprime anche nelle scelte”, e fa riferimento all’uso dei social, al tempo libero trascorso con gli amici, al modo di essere giovane spensierato ed educato, leggero ma sempre sul pezzo e responsabile del proprio futuro. E aggiunge con piena consapevolezza: “So che in pubblico ormai rappresento non solo me stesso ma la musica e un mondo che mi sta dando fiducia”. Lui, sta onorando a pieni voti tutto questo.
Il maestro Fabrizio Dorsi lo sceglie quando Francesco ha soli 14 anni: sono le primissime direzioni d’orchestra, una vera e propria eccezione in Italia: “non arrivavo neppure al leggìo, non vedevo i maestri orchestrali di fronte a me, eppure lui è stato il primo a dirmi che potevo crescere su questa strada”, racconta tra il riso e la fierezza.
Ancora una volta Francesco palesa una rara ma straordinaria realtà: un giovane continuamente preso per mano da un adulto, e poi un altro ancora, da quelli adulti che si sono messi in ascolto dei suoi sogni concedendogli spazio in un contesto difficile e spesso segnato da spietata competizione.
“Il liceo musicale mi sta fornendo le giuste basi, la solida preparazione per affrontare tutto questo”, ci tiene a precisare. Tra i banchi di scuola oltre alle classiche materie curriculari ci sono i laboratori pomeridiani e le attività che insegnano la composizione, la tecnica, l’armonia, l’utilizzo degli strumenti digitali nel campo musicale.
E’ nell’orchestra del Liceo che Francesco ha mosso i primi passi da musicista e da vero maestro, è lì che ha imparato la lezione più grande che adesso porta in giro con sé: “un’orchestra è una piccola società in cui impari la relazione, l’ascolto dell’altro, i tempi dell’altro, gestisci i tuoi silenzi e ti esprimi in relazione ad un insieme di persone”, spiega ed aggiunge, “quello che a scuola ci ha insegnato il maestro Antonio Di Cerbo, l’ho ritrovato nel maestro Maurizio Petrolo, direttore dell’orchestra del Conservatorio e mia spalla fondamentale visto il percorso che mi si è aperto davanti”.
“La musica ti dà se tu le dai”.
Riassume così un’esperienza da cui sta imparando a non essere protagonista da solo ma a misurarsi con ore e ore di studio, con colleghi, maestri ed amici, con l’apprendimento dagli errori personali e dalla bravura degli altri.
Nel frattempo seguiremo Francesco sul palco del Teatro Ricciardi nella prossima stagione concertistica (la locandina); il resto torneremo a raccontarvelo da queste pagine.

