
Quando mi arrivò la telefonata dalla segreteria del Presidente Oscar Luigi Scalfaro ero per le strade di Piedimonte Matese. Andavo verso la cappella “San Giovanni Bosco” . A piedi. Mi fu riferito che il Presidente era interessato ad incontrarci; era disponibile per un’intervista.
La richiesta di un incontro con lui, padre della Costituzione della Repubblica Italiana con la spilla dell’Azione Cattolica sempre sulla giacca, era partita da Piedimonte, dalla redazione di Clarus. Avevamo appena celebrato i sessant’anni della Costituente e l’idea era quella di dare voce, sulle pagine del giornale della Diocesi di Alife-Caiazzo, ad uno dei protagonisti della grande rivoluzione democratica del nostro Paese.
Una semplice telefonata a cui seguì una mail concordata, e poi quella garbata chiamata che ci dava appuntamento a Roma, a Palazzo Giustiniani, dove il Presidente emerito continuava a lavorare.
Il mio è un personale e grato ricordo di quell’uomo che decise di accogliere tre giovani – me, Marianna Pece (anche lei in Redazione) e Mario Fattore vicepresidente diocesano di Azione Cattolica – per una intervista che poi si rivelò essere una lunga chiacchierata, di domande e risposte da entrambe le parti.
Prima ancora di essere un momento formale fu la consegna di un’eredità, come Scalfaro amava fare con i giovani in quegli anni, riassunta nella frase “non arrendetevi mai” con cui amava spiegare le ragioni e le motivazioni che lo avevano guidato in numerose scelte fin da giovane, di credente, di membro di Azione Cattolica, di magistrato e di politico.
Ci penso spesso a quel 7 giugno 2007; ai nostri abiti, al caldo di quella giornata; e in questi giorni il ricordo è tornato più insistente dopo che nell’ultimo consiglio comunale di Piedimonte Matese, la maggioranza ha bocciato con ben 10 voti contrari la proposta di intitolare una piazza, un spazio pubblico “Ai padri e alle madri costituenti”.
A darne immediata notizia, evidenziando lo stupore per simile ed inaspettata posizione, è stata la minoranza “Piedimonte Futura” dei consiglieri Gianfrancesco D’Andrea e Rosario Rossi, schierati a favore. Altri due voti favorevoli sono stati quelli di Costantino Leuci di “Progetto Piedimonte” e chiaramente del consigliere Emilio Iannotta (uscito dalla maggioranza un anno fa) che il lontano 2 marzo 2026 proponeva la mozione portata in consiglio comunale il 29 ottobre. Il consigliere di Fratelli d’Italia Andrea Boggia si è astenuto.
No. La maggioranza, compatta, ha detto no, argomentando attraverso la voce dell’assessore alla cultura Loredana Cerrone le ragioni che scelgo di riportare testualmente al fine di leggerle e nuovamente rileggerle per comprenderle al meglio:
“l’intitolazione di una strada o di una piazza non può essere valutata esclusivamente sulla base della condivisibilità del significato simbolico dell’iniziativa, ma deve inserirsi in una visione complessiva della toponomastica cittadina, tenendo conto delle esigenze del territorio, della coerenza con le intitolazioni già esistenti, delle priorità amministrative, delle procedure previste dalla normativa vigente; ritengo pertanto che una proposta di tale natura debba essere esaminata all’interno di una programmazione organica, evitando decisioni isolate che non siano precedute da una adeguata valutazione complessiva delle opportunità e delle priorità della comunità; per quanto riguarda l’ambito culturale, inoltre, sono convinta che la promozione dei valori costituzionali non debba necessariamente passare attraverso l’intitolazione di un luogo pubblico: essa può essere perseguita anche mediante iniziative culturali, incontri di approfondimento, attività rivolte alle scuole, celebrazioni istituzionali e progetti dedicati alla conoscenza della storia repubblicana e dei principi sanciti dalla Costituzione”.
Programmazione organica; opportunità e priorità. E chiedo a me stessa se la Costituente e il suo frutto – la Costituzione – non siano di già la programmazione in cui si inscrivono, oggi, ogni processo di civiltà e di democrazia che si compiono nel nostro Paese e nei nostri Comuni…; ogni atto, ogni scelta, ogni azione pensata per il bene dei cittadini.
Mi domando se quella non sia la Programmazione al di sopra delle altre, per la quale non servirebbe neppure schierarsi 10 a 4.
Porre la Costituzione in un evento culturale oppure occasione (e talvolta solo formale e di circostanza – purtroppo accade anche questo in Italia) è senza dubbio iniziativa di gran pregio, idea che non si discute.
Dedicarvi una strada o una piazza vuole dire vergare con decisioni politiche e con firme – che superino le banali divisioni di appartenenza – pagine di piccola storia piedimontese in memoria di valori imprescindibili e del sacrificio di uomini e donne che da Nord a Sud, di professioni e provenienze diverse si riunivano per un sogno comune.
“C’erano tutti – ci ricordava Scalfaro – dal presidente del Consorzio agrario agli autorevoli nomi già conosciuti in tutto il Paese; e tutti con la stessa determinazione: lasciarsi alle spalle una storia, ricominciarne un’altra. Con grande speranza, con fiducia”.
Ecco. Un sogno comune…
Quanta bellezza! Quale grande esperienza di cui rischiamo di essere indegni eredi!
Discutere se debba o meno essere discussa questa decisione, in un momento storico di idee politiche frammentate, di tensioni sociali (non è stato mica chiarito il futuro di autotrasportatori, agricoltori e cittadini dopo i recenti blocchi e scontri in piazza!), ricordare a noi stessi l’indiscusso valore dei Costituenti all’epoca uniti da un ideale che superava le posizioni ancora intrise di sangue su entrambi i fronti della politica, potrebbe, sì, essere un segno per la piccola società locale, un modo per dire: non perdiamo di vista il cammino democratico che ci ha portati qui, se di quel cammino ne siamo ancora testimoni; c’è un valore che abbiamo il dovere di tutelare e di lasciare a chi verrà dopo di noi.
Quale segno più autorevole sarebbe quello di accogliere da una minoranza consiliare una proposta “alta” e farne motivo di condivisione al di sopra di ogni divisione!
Il presidente Scalfaro si fece trovare con un Annuario pontificio sulla scrivania (si era preparato per riceverci): lesse ad alta voce notizie sulla Diocesi di Alife-Caiazzo. Ci chiese perché Clarus fosse a Piedimonte Matese. Gli raccontammo brevemente la storia, quella dei vescovi trasferitisi da Alife alla vicina Piedimonte e di come la città nel tempo fosse diventata il riferimento economico e sociale del territorio. Apprezzò interessato. Poi aggiunse: “ma da me, cosa volete sapere?”.
Vorremmo ancora sapere molto; e ripeterlo a noi stessi perché la nostra memoria non si sbiadisca; perché la nostra voce e la nostra penna possano scriverlo ancora.