
Hanno detto no ai CPR; lo hanno fatto in tanti, in diecimila; qualcuno si è chiesto perché anche la Chiesa…
Perché la Chiesa tiene all’umanità, ad ogni fratello e sorella, di qualunque origine e provenienza, etnia e religione.
L’idea di un Centro di permanenza per il rimpatrio a Castel Volturno – città sovraffollata di migranti – ha trovato pronti alla protesta numerosi nomi e volti e non soltanto sabato 24 ottobre, in una manifestazione di vaste proporzioni.
Ma già prima, discutendo e armonizzando idee e valori, il vescovo di Caserta e di Capua, mons. Pietro Lagnese si è reso protagonista di un pacifico movimento, cresciuto nei numeri. E’ lui, tra i primi, con numerosi sacerdoti della Diocesi di Capua a toccare con mano l’umanità ferita da discriminazione e violenza che vive a Castelvolturno e nelle campagne limitrofe.
L’onda è cresciuta, si è sollevata. Con lui sono scesi in strada altri vescovi: mons. Angelo Spinillo di Aversa, mons. Michele Autuoro di Benevento, mons. Carlo Villano di Pozzuoli, mons. Giuseppe Mazzafaro di Cerreto Sannita, mons. Giacomo Cirulli di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca. E poi il Card. Domenica Battaglia protagonista di parole forti nella manifestazione.
C’erano Libera, Legambiente, Acli, Arci, Agesci, Medici senza frontiere, Ex canapificio, le Caritas diocesane Cgil e Uil, i bambini rom di Scampia. E il presidente della Regione Roberto Fico.

No al CPR qui e in ogni luogo. Sì al rispetto degli uomini e delle donne che lo Stato oggi vorrebbe confinare in luoghi di detenzione e tortura: un concetto che a più riprese ha voluto ribadire anche il vescovo Giacomo Cirulli sia lo scorso 18 settembre (prima ancora della manifestazione di Castelvolturno) nell’evento “Migranti. Risorsa o problema?” dedicato al censimento degli stranieri sui territori diocesani, sia dopo la manifestazione del 24 ottobre, esprimendosi in alcune celebrazioni diocesane.
L’esperienza di Pastore nelle tre Diocesi dell’alto casertano tocca questa complessa umanità molto da vicino: Castel Volturno e il suo macromondo di storie è a pochissimi metri da Pescopagano (siamo nella Diocesi di Sessa Aurunca): nessuna separazione tra i due centri, le emergenze si sovrappongono impegnando da una parte e l’altra le Chiese locali.
In entrambi i centri operano i padri comboniani, ponte tra questo mondo (il nostro) e quello dei fratelli migranti, soli, sconfitti, denudati di dignità e di sogni.
Il servizio offerto dalla Chiesa, da decenni, grazie al supporto di associazioni cattoliche e laiche, è tutto proteso all’accoglienza, all’ascolto, alla cura e soprattutto a riconoscere in questi fratelli la dignità che altri non vedono o calpestano. Basti citare il centro Fernandes a Castelvolturno, la Tenda di Abramo a Caserta, la Mensa “Pane quotidiano” a Mondragone, la Casa della Carità a Pignataro Maggiore in cui le Caritas hanno un ruolo determinante e primario.
“Sono nostri fratelli perché tutti nati dallo stesso disegno di Dio”, lo ha ribadito mons. Cirulli nella recente veglia di preghiera per le Missioni organizzata dalle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca il 30 ottobre nella Cattedrale di Alife.
“Il nostro è un libero e convinto no; libero da compromessi ed ispirato al Vangelo”
così il Pastore richiamando la sua ferma posizione personale, quella dell’episcopato campano e di quei vescovi che concretamente hanno marciato insieme ai 10mila a Castel Volturno.
Ed è tornato sul tema dell’accoglienza verso ogni fratello e sorella anche nel giorno della commemorazione dei fedeli defunti commentando la pagina di Vangelo dedicata al giudizio finale sul mondo dove “l’avete fatto a me” di Gesù Cristo interpella i credenti all’impegno profuso verso i poveri, gli affamati, i carcerati, le persone sole…
Già aggiudicati i lavori di realizzazione del CPR di Castel Volturno; ma con altrettanta determinazione il fronte contrario alla costruzione continua a dissentire e ad estendere la voce. Lo ha fatto, la mattina della protesta, il Card. di Napoli don Mimmo Battaglia: uno sguardo su di loro, i protagonisti di questa fangosa vicenda; uno sguardo alla proposta del Vangelo; un appello ai governanti; e parole agli abitanti dell’area che rischiano di convivere con un nuovo dramma.
“A chi governa chiedo di fermarsi – ha detto il Cardinale – di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”. Un appello che poco dopo scava ancora più in profondità nelle coscienze dei governanti, tanto da trasformare la manifestazione di Castel Volturno in un esame di coscienza collettivo, anche per i credenti.
“A chi vive qui e ha paura voglio dire che la sua paura merita ascolto. La fatica di abitare un territorio trascurato non può essere liquidata. Tutti hanno diritto alla sicurezza, a strade vivibili, a servizi che funzionino, a scuole capaci di accompagnare i ragazzi e a istituzioni presenti. Proprio per questo bisogna chiedere conto delle promesse”, così Battaglia prima di porre domande forti: “Che cosa cambierà domani nella vita delle persone? Quale scuola funzionerà meglio? Quale famiglia avrà una casa? Quale lavoratore sarà sottratto al ricatto? Quale ragazzo troverà un’alternativa alla strada?”
Ecco come una manifestazione possa diventare altro e non soltanto un corteo compatto di amici. Ecco come un grave dramma sociale ed umanitario può scuotere le spalle e le coscienze di politici, credenti e non sulla domanda: “da che parte stai? Dalla parte del profitto o degli uomini?”.