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    Home»Territorio»Il Biogas ad Alife è questione di coscienza civica. General Construction e la corretta informazione
    Territorio

    Il Biogas ad Alife è questione di coscienza civica. General Construction e la corretta informazione

    Redazione18 Marzo 20151 commento

    Qui pubblichiamo integralmente il nuovo comunicato stampa della General Construction sulla necessità di realizzare un biodigestore anaerobico per il Matese. Permetteteci però qualche lecita considerazione.
    Perché impegnarsi soltanto adesso in un’attività informativa? E perché, come ha raccontato il Comitato alifano, a chi doveva vendere i terreni fu detto di un interporto anziché del vero progetto? Tutto questo non corrisponde esattamente al concetto di trasparenza e di corretta informazione citato nel comunicato.
    Tuttavia lascia l’amaro in bocca leggere come si supponga che sul territorio manchi coscienza civica e senso di responsabilità. Perché se la comunità alifana si è ribellata a scelte imposte e non condivise, che potrebbero mettere a rischio l’ambiente naturale, è stato proprio per senso civico e per amore della propria terra. Condivisibili o meno, le “ragioni del no” hanno degli interrogativi concreti alla base, basta partecipare a una delle assemblee pubbliche per rendersi conto che la presa di posizione contraria non è pretestuosa.
    Esiste il diritto di una popolazione a difendere il proprio territorio da possibili rischi? Secondo noi sì.

    Venerdì 20 marzo nuova assemblea pubblica nel salone parrocchiale di San Michele (Alife), alle ore 20:30.
    [divider]

    “Dopo decenni di occasioni perse e di veti incrociati che hanno fortemente penalizzato il sistema Paese crediamo sia giunto il momento di fare un’analisi sull’impiantistica  e sulle infrastrutture esistenti nella nostra Regione.
    Tale analisi si rende ancor di più necessaria dal momento che non può esservi un vero sviluppo in assenza di una coscienza civica in grado di porre al centro dell’attenzione il benessere della collettività e la salvaguardia dell’ambiente.
    Evidenziare le criticità infrastrutturali della Campania e di riflesso della Provincia di Caserta è un esercizio fin troppo semplice per chi conosce la realtà del quotidiano. Oggi, però, è necessario comprendere il perché spesso si arriva a subire situazioni emergenziali come quella legata allo smaltimento dei rifiuti che tanto ha fatto parlare, in negativo, i media di tutto il mondo.
    Accade sovente che di fronte a progetti riguardanti il benessere collettivo, o ancor di più, di interesse nazionale, ci si debba scontrare con posizioni preconcette, pretestuose e destituite di qualsiasi fondamento scientifico.
    Se in Europa si procede alla costruzione in tempi breve di impianti capaci di sintetizzare al massimo la raccolta differenziata in modo da rendere ciascun territorio autonomo, non si capisce per quale motivo in Italia ci debbano essere tante difficoltà a perseguire i medesimi obiettivi.
    Le motivazioni, come spesso accade, la dicono lunga sul livello di coesione sociale della Provincia di Caserta dove per anni si è preferito rimanere vittime della sindrome “Nimby “ anche di fronte alla più grave emergenza rifiuti della storia recente, piuttosto che affrontare il problema con serietà e programmazione.
    Anche ad Alife, dove General Construction è impegnata nello sviluppo di un impianto, di digestione anaerobica integrato al compostaggio, dotato di tecnologia all’avanguardia, nell’area ASI, ci si trova di fronte a motivazioni poco coerenti con la coscienza civica collettiva.
    E’ noto che una parte della Campania è caratterizzata da terreni a vocazione agricola ma questo non è un elemento che esime i territori dalla partecipazione attiva allo sviluppo del Paese.
    Ci sono realtà della nostra regione in cui convivono in perfetta simbiosi e sinergia impianti industriali all’avanguardia e produzioni agricole di eccellenza.
    Inoltre, è bene evidenziare che se da un lato ci sono alcune zone della provincia di Caserta, che negli anni sono state congestionate di impianti ve ne sono altre, invece, che ne sono totalmente prive. Sulla base di questi dati oggettivi viene da chiedersi, come ha fatto recentemente l’Amministrazione di San Tammaro: per quale motivo il territorio di San Tammaro debba continuare a farsi carico della frazione organica prodotta, giusto per rimanere in tema, anche dal territorio matesino che, viceversa, è privo di ogni tipo di impianto? In base a quale criterio si stabilisce che un territorio debba partecipare anche con le infrastrutture al progresso della Nazione ed un altro, invece, no? Se le motivazioni addotte dai comitati poggiano sulla salvaguardia di un territorio che però consuma energia, produce FORSU ed inquina come qualsiasi altro, e lo fa a discapito di altre aree, allora significa non voler comprendere che l’Italia è una ed ognuno ha il dover! e di contribuire al suo sviluppo.
    L’impianto progettato per l’area ASI di Alife può ricevere fino ad un massimo di 30.000 tonnellate annue di frazione organica dei rifiuti provenienti da raccolta differenziata (scarti delle nostre cucine), dunque capace di coprire il fabbisogno dell’intera area matesina.
    Il no senza se e senza ma, espone non solo l’area matesina ma l’intera provincia di Caserta a rischi emergenziali di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno se solo ci fosse una coscienza collettiva consapevole.
    Per questi motivi General Construction continuerà a perseguire la linea della trasparenza e della correttezza delle informazioni divulgate, nel rispetto della legge e delle procedure amministrative, sempre disponibile al dialogo e  al confronto tecnico con le Istituzioni, gli Enti Competenti, le Associazioni  ed i Comitati Cittadini.”

    Alife biodigestore anaerobico

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    1 commento

    1. Paolo De Vero on 18 Marzo 2015 23:25

      Se altri posti sono al collasso con l’inquinamento, non è un buon motivo andare a contaminare altre zone dove c’è ancora un pò di pulizia. Pensare in questo modo fa aggravare ancora più la situazione, invece di migliorarla. Inoltre le previsioni di raccolta dell’umido sono sovrastimate nel progetto, dove andranno a prendere le 36K tonnellate annue previste, se non hanno ancora fatto gli accordi con i Comuni ? Inoltre la digestione anaerobica richiede sempre a seguire la digestione aerobica, il processo risultante risulta complicato e suscettibile di errori. Come la mettiamo se c’è una fuga di acido solfidrico ? Documentatevi Voi addetti stampa prima di dire che non è pericolosa questa centrale! Ne va della Vs. serietà professionale. Sappiate che per la Comunità Europea basta applicare il “Principio di Precauzione” per bloccare questi satanisti della General Costruction. La cipolla Alifana non ama il biogas.

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